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sabato 9 maggio 2009

Peppino Impastato, una vita contro la mafia

Peppino Impastato era una delle persone più attive della regione Sicilia per la lotta contro la mafia, pur avendo alle spalle una famiglia collusa con la stessa. Peppino fu fondatore di una delle prime radio libere ed indipendenti d'Italia, RADIO AUT, tramite la quale denunciava i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini. Alla mafia, Peppino si ribellò con le armi che i boss odiano di più: l'ironia e lo sfottò






Oggi a Cinisi per la Commemorazione di Peppino Impastato, sarà presentato il libro di Giovanni Impastato con il giornalista Franco Vassia, edito da Stampa Alternativa
“Resistere a Mafiopoli. La storia di mio fratello Peppino Impastato”
.


Il libro si può acquistare anche on line quì

Vi riporto l' ultima parte dell'introduzione al libro, di Umberto Santino

Oggi, a Cinisi e dintorni Giovanni parla di Cinisi degli ultimi anni e parla di mafia. Non sono più i tempi d’oro del traffico di droga diretto da Badalamenti ma non è affatto vero che a Cinisi e dintorni la mafia non ci sia più e si sia imboccata la strada della legalità. [A proposito: legalità è un termine ampiamente abusato, non solo nelle attività all’interno delle scuole, e che rischia di essere un alibi e un bluff se ci si ferma al solo aspetto formale: anche le leggi razziste di Hitler e Mussolini erano legalità e lo sono anche le leggi ad personam di Berlusconi. Se proprio non si vuole cambiar termine bisognerebbe almeno aggiungervi «democratica», a sottolineare la prevalenza dei contenuti sulle forme, la rispondenza delle leggi ai principi fondamentali della Costituzione, a cominciare dall’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge]. Dopo gli arresti dei Lo Piccolo e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia il quadro risulta chiaro: la mafia da quelle parti c’è sempre e la rete di collusioni e di complicità è abbastanza fitta ed estesa. E ci sono nomi nuovi ma pure vecchi, come i Lipari di cui parlava Peppino. Il guaio è che con la morte di Peppino e le riflessioni di alcuni compagni subito dopo, l’attività che una volta si diceva di «controinformazione» si è data alla latitanza. Lì, come altrove. Fa bene Giovanni a riprendere un discorso in larga parte interrotto, ma il quadro in questi trent’anni è profondamente mutato. Se Cosa nostra, l’ala propriamente criminale della mafia, dopo il delitto Dalla Chiesa e dopo le stragi del ’92 e ’93, ha ricevuto dei colpi abbastanza duri, il modello mafioso che lega crimine, accumulazione e potere, il sistema di rapporti, su cui di fonda un blocco sociale egemonizzato dai soggetti illegali e legali che formano la borghesia mafiosa, gode di ampio consenso. Il voto per personaggi come Cuffaro e dell’Utri, nonostante le condanne che hanno avuto anche se solo in primo grado, lo dimostra e getta un ponte dalla Sicilia alla Lombardia. La responsabilità politica di cui parlava una relazione della Commissione antimafia del 1993, a ridosso delle stragi, è rimasta sulla carta e le forze politiche si sono ben guardate dal darsi dei codici di autoregolamentazione. Da anni la Democrazia cristiana, che Peppino e noi con lui indicavamo come il partito più compromesso con la mafia, ha ceduto il passo a Berlusconi che ha introdotto un sistema di potere fondato sulla legalizzazione dell’illegalità e sulla garanzia dell’impunità. Il programma della P2 si è realizzato, anzi è stato scavalcato. E nonostante l’evidente appropriazione del potere a fini di interesse personale il consenso non è mancato, e continua a crescere. Evidentemente la maggioranza degli elettori si specchia in quel modello e considera le regole un intralcio e la Costituzione un ferrovecchio. Le destre italiane mancano della più elementare cultura liberal-democratica, la Lega è una centrale di barbarie razzista e a sinistra c’è aria di smobilitazione e di svendita. Le grandi narrazioni hanno lasciato solo macerie. Il movimento noglobal raccoglie un dissenso diffuso ma non riesce a spostare di un millimetro le politiche dominanti che hanno diviso il pianeta in due: un supermercato di iperconsumo per pochi, una fabbrica di emarginazione per tutto il resto. In questo contesto proliferano le mafie e guerre e terrorismi si fronteggiano come facce di un’unica medaglia coniata dal fanatismo identitario e dalla violenza. La crisi finanziaria ha svelato tutti i vizi del mercato e fatto riscoprire lo Stato. Cioè: i profitti sono privati e le perdite si socializzano. Oggi un personaggio come Peppino si troverebbe ancora più spaesato di quanto lo era al suo tempo, in cui c’erano ancora scampoli di certezze e si progettavano strategie di mutamento. Quel che ci rimane è la sua volontà di farcela anche quando le difficoltà rischiano di sommergerci. E l’interesse che suscita la sua storia, che è la storia di Giovanni, di sua madre, dei suoi compagni, la nostra storia, sta a dimostrare che la lucidità dell’analisi può andare a braccetto con la pratica quotidiana in una prospettiva di resistenza. ( Quì tutta l'introduzione)




Vi prego di ascoltare attentamente l'intervento di Giovanni Impastato, al dibattito pubblico "Mafia e potere a Milano. A 100 passi dal Duomo" tenutosi a Milano, nella sala Alessi di Palazzo Marino, il 16 settembre 2008





PARTE [2]




PARTE [3] In questo video potete ascoltare la voce originale di Peppino Impastato




Due giovani autori siciliani, Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, hanno disegnato, nel vero senso della parola, il "giullare contro la mafia" Peppino Impastato, pubblicando questo nuovo testo per la Beccogiallo editore. Centoventi pagine in bianco e nero, con la prefazione di Lirio Abbate, per raccontare ai giovani, i fatti e gli orrori di quegli anni che portarono il 9 maggio del 1978 all´assassinio di Impastato. ( http://www.beccogiallo.it/)

La Vignetta è di VESDAN

8 commenti:

Tua madre Ornella ha detto...

Rosa,
oggi un altro triste Anniversario...
Se vai sul mio blog, nei post piu' vecchi, il 29/12/2008 ho fatto un post ed ho messo il video dei "I cento passi" il bellissimo film dedicato a Peppino Impastato!!
Io lo avevo messo (la scena è indicativa) per stimolare qualcuno a parlare.... ma l'omertà e il silenzio non sono appannaggio della Sicilia/Calabria o altre zone a noi conosciute, ormai hanno fatto il salto nazionale e Internazionale, per cui ancora piu' radicati, potenti, raffinati e pericolosi (ed io ne sono una dimostrazione, non sono siciliana, non sono calabrese, non sono meridionale).
In questo momento storico a mio avviso non fa piu' effetto niente, NULLA li tocca, puoi usare ironia e quant'altro, ma non interessi, si parli, urli...ma chi ti sente???
Vanno Avanti, ha detto bene Saviano: BUSINESS- BUSINESS-BUSINESS!! CHI e che cosa si lasciano dietro in questa maratona economica non interessa, i morti sono incidenti di persorso, anzi Niki è stato definito "un capitolo finito male" ma pur sempre un capitolo ....
PER ME ERA TUTTO IL ROMANZO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Un bacio a Niki e uno a Peppino giovani menti e fiori recisi, ma il LORO PROFUMO NOI LO CONTINUIAMO A SENTIRE!!! Ed è per quello che lottiamo ...
Ti Abbraccio
Ornella

upupa ha detto...

.cara Rosa...persone come Peppino vanno sempre ricordate per il loro impegno civile e per la loro grande operosità....

Tina48 ha detto...

Mi brucia che gli stessi siciliani sembrano calati in una sorta di mentalita' Gattopardiana, ho avuto un dibattito sulla Sicilia e come ho tirato in ballo la classe politica siciliana, i suoi compensi e le sue storture, si e' scatenato l'inferno. I piu' strenui difensori sono stati gli scolarizzati, non li chiamo colti, scolarizzati, Peppino Impastato resta nella mia memoria come don Puglisi, Mauro De Mauro, Falcone, Borsellino ... l'elenco e' lungo, la memoria di buona parte dei siciliani residenti e' cortissima, spero nei ragazzi di LIBERA e di E ORA AMMAZZATECI TUTTI.

Rosa ha detto...

@Tutti: Mentre si commemora a Cinisi Peppino Impastato, proprio da Cinisi parte una nuova minaccia a Pino Maniaci direttore di Telejato. Vogliono zittire Maniaci proprio perchè fa informazione antimafia e sberleffa dai suoi microfoni( come faceva Peppino) tutti i mafiosi, i latitanti e i politici collusi.
Maniaci è stato più volte minacciato, querelato e condannato dai boss di Partinico, ma...per questo non si arrende.
Nonostante il 70% dei siciliani hanno votato per l'attuale compagine governativa, oggi a Cinisi sono convenuti tantissimi giovani, a sostenere Giovanni Impastato e tutti quelli che sono impegnati in prima linea nella lotta a questa " mala pianta".
Spero che questi giovani, crescendo non si guastino e sappiano fare quello che noi non siamo stati capaci, creare una nuova classe politica libera dai tentacoli, propositiva e preparata.
In questo momento particolare l'impresa è difficile, proprio perchè, come dice Ornella,il business è una pratica sostenuta dai politici per alimentare la mafia.
Vedi ponte sullo stretto. A chi serve? Ai siciliani NO!

E intanto perdiamo pezzi! :(((

Tina48 ha detto...

Rosa, una raccolta firme a favore di Pino Maniaci puo' servire? Vivo a Torino, se fossi ancora a Messina sarei gia' a Cinisi per dare manforte a Pino.
Non possiamo concederci un'altra vittima della casta, i politici siciliani guadagnando 30 mila euro al mese, si alleano anche col demonio per ottenere la poltrona, figurati la mafia, specie oggi che si e' levata la coppola e fondato le SPA.
Tina Campolo

Rosa ha detto...

@Tina : Per ora penso proprio di no, se ci sarà qualche iniziativa in corso ti farò sapere.

Intanto la cosa comincia a puzzare!
Ascolta QUI' e leggi QUI'

l'incarcerato ha detto...

Cara Rosa, Peppino dopo quanti anni anni è stato riscoperto e fatto giustizia? Io non ce la faccio con questi "ritardi".

Noi dobbiamo lottare per non rendere invano il martirio di Impastato. E vedendo la battaglia di Maniaci devo dire che per fortuna Peppino è sempre vivo e lotta insieme a noi!

E noi, nel piccolo, dobbiamo contribuire!

Salutami la tua bella regione martoriata da quella montagna di merda che è la mafia, non solo quella dell'ala "militare".

riccardo uccheddu ha detto...

Come ha detto G. Impastato: "Partire dal basso, dalle lotte sociali". Ecco da da dove si deve... ri-partire.
Inoltre, un vero rivoluzionario sa dare forma alla sua azione anche ricorrendo all'arte.
E questo, come Peppino ha dimostrato, non per banali esigenze tattiche, ma perchè si tratta di costruire l'uomo nuovo, la donna nuova.
Non vogliamo soltanto la sostituzione di un sistema economico, benchè naturalmente non possiamo nè dobbiamo sopportare il capitalismo, lo sfruttamento cioè dell'uomo sull'uomo.
Rivoluzionari, antifascisti e disposti ad aprirci alla gioia ed al bello: così dobbiamo essere noi che almeno CERCHIAMO di seguire la strada di uomini come Peppino ed A. Gramsci.
Ciao.