lunedì 16 novembre 2009

Regali alle mafie

Dopo l'assassinio mafioso del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, avvenuto il 3 settembre del 1982, fu approvata la legge Rognoni-La Torre.
La Legge introduceva il reato di associazione mafiosa ed una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi e il loro ''riutilizzo sociale'' (scopo poi raggiunto dall'associazione Libera, che raccolse un milione di firme al fine di presentare una proposta di legge, che si concretizzò poi nella legge 109/96).
I beni acquistati dalla criminalità con soldi sporchi di sangue, grazie a questa legge sono diventati beni di tutti.
Grazie alla legge Rognoni-La Torre sequestri e confische sono state fatte dappertutto.
I beni confiscati alle mafie hanno dato lavoro a tantissimi giovani.




Perchè allora questo governo vuole cambiarla?

Con l'emendamento votato venerdì al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività.
Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l'obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal "Fondo unico giustizia" alimentato con i soldi "liquidi" sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia.
Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan.
Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore "regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».


Luigi Ciotti
Presidente di Libera


...Se l'emendamento votato al Senato dovesse essere confermato nel testo definitivo della Finanziaria, non solo si rischierebbe di far tornare sottobanco nelle mani delle mafie quello che e' stato loro confiscato, non solo si depotenzierebbe e si svuoterebbe di significato lo strumento della confisca (uno strumento che ha consentito di colpire le criminalita' organizzate la' dove sono piu' sensibili, vale a dire nei loro interessi economici), ma verrebbe tradito il valore simbolico e culturale della legge 109: l'idea per cui la collettivita' si riappropria del 'maltolto''. ( parole di Paolo Beni, presidente nazionale Arci e Alessandro Cobianchi, responsabile area legalita' democratica)



Si è fatta tanta fatica e ora si corre il rischio che tutto torni nelle mani dei mafiosi.

Attenzione, questo governo sta facendo un vero e proprio regalo alle cosche !
Se l'emendamento sarà trasformato in legge, a riaquistare i beni confiscati saranno i clan attraverso prestanomi e società finanziarie



Una volta si diceva ''che con l'antimafia non si mangia e che quando c'era la mafia lavoravano tutti''.

L'associazione Libera di don Luigi Ciotti, sta ribaltando questa subcultura.
Infatti in questi anni Libera ha dimostrato il contrario.

Un esempio per tutti?

In Sicilia, al centro di Palermo in piazza Castelnuovo 13 , quello che fino al 1994 era un negozio di abbigliamento maschile, situato nel cuore dello 'struscio' e dello shopping palermitano, appartenente ad un boss di Brancaccio, grazie alla legge 109 del 1996, ora è la Bottega dei sapori e dei saperi della legalita' di Libera Palermo.
All'interno delle botteghe di Libera si trovano in bella vista, pacchi di pasta che vengono prodotti nella ex-proprietà di Provenzano, l'olio di Castelvetrano delle terre di Matteo Messina Denaro, i vasetti di peperoncino provenienti dai terreni sequestrati in Calabria ai Mammoliti e Piromalli, il vino Cento Passi prodotto nel corleonese, i pomodorini secchi prodotti sui terreni della Sacra Corona Unita... ecc.








Questo governo

  1. ha proposto di limitare le intercettazioni telefoniche
  2. ha varato lo scudo fiscale
  3. ha proposto la vendita all'asta dei beni confiscati alle mafie


" La mafia non sarà mai sconfitta se non cambia profondamente la politica ".

(Carlo Alberto Dalla Chiesa)


Firma l'appello: Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra



Fonte: www.libera.it

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domenica 8 novembre 2009

Ipocrisia e ingiustizia

Oggi come ieri, ipocrisia, ipocrisia, ipocrisia...





CARA MAESTRA


Cara maestra,

un giorno m'insegnavi

che a questo mondo noi

noi siamo tutti uguali.

Ma quando entrava in classe il direttore

tu ci facevi alzare tutti in piedi,

e quando entrava in classe il bidello

ci permettevi di restar seduti.


Mio buon curato,

dicevi che la chiesa

è la casa dei poveri,

della povera gente.

Però hai rivestito la tua chiesa

di tende d'oro e marmi colorati:

come può adesso un povero che entra

sentirsi come fosse a casa sua?


Egregio sindaco,

m' hanno detto che un giorno

tu gridavi alla gente

"vincere o morire".

Ora vorrei sapere come mai

vinto non hai, eppure non sei morto,

e al posto tuo è morta tanta gente

che non voleva né vincere né morire?



A proposito di ipocrisia e ingiustizia vi invito a leggere questo articolo- denuncia scritto e pubblicato dal gruppo EveryOne.

L'articolo denuncia gravissimi episodi di razzismo nei confronti di romanì a Pesaro, città amministrata da una coalizione di sinistra

martedì 3 novembre 2009

“U stisso sangu”

Da circa quattro anni, mi trovavo per motivi di studio a frequentare la vicina città di Pachino dove da circa 10-15 anni c’è un movimento massiccio di migranti, provenienti principalmente dalla Tunisia, Marocco e Algeria. La cosa con cui mi sono scontrato subito è il pregiudizio di una buona parte della gente, che giornalmente non faceva altro che parlare di migranti con un senso di disagio. Nonostante i migranti fossero gli stessi che raccoglievano il famoso pomodorino di Pachino. Provai un certo imbarazzo, non ero preparato sull’argomento, ma non posso dimenticare un giorno una mia collega, che mi disse che la sera preferiva non uscire di casa perché fuori dalla sua porta tutte le sere c’erano dei migranti fermi a bivaccare, e aveva paura di essere aggredita. Da qui mi convinsi che dovevo in qualche modo capire davvero, cosa stava succedendo. C’era qualcosa o meglio qualcuno che da diversi anni stava facendo una campagna che individua il nemico «nell’uomo nero», come quello delle fiabe per bambini, ma con una sottile differenza, che questo è un essere umano e che ha diritto di esistere come tutti. C’era bisogno di questo lavoro, per i miei coetanei e non solo, ma soprattutto per chi, fino ad ora aveva un idea di migrazione che leggeva solo sulle testate nazionali o delle notizie dei telegiornali che riportavano solo informazioni legate alla politica nazionale. (tratto dall'intervista al regista, Francesco Di Martino, su Carta del 24 settembre 2009 )
Leggi l'articolo per intero quì

“U stisso sangu” non è un film, ma un racconto.

Il racconto di come la parola “viaggio” si possa trasformare nel termine “speranza”, e di come la prospettiva di un mondo possa cambiare, a seconda che lo si guardi da una parte o dall’altra del Mediterraneo.

“U stisso sangu” racconta il dramma dei migranti che arrivano in Sicilia, attraverso le loro parole, i loro sguardi, le loro storie.

Dallo sbarco ai centri di accoglienza e identificazione, fino all’incertezza, alla paura e all’umiliazione, l’odissea moderna parte dalla disperazione e dai sogni di uomini e donne, per scontrarsi con la burocrazia e, ancor più grave, con la cultura di un mondo che spesso pare dimenticare che abbiamo tutti “U stisso sangu”.

Un essere vivente, una persona, si trasforma così in un “clandestino”: un possibile problema che ha bisogno di normative e di certificazioni, di accertamenti e perquisizioni che non lasciano solo l’inchiostro sulle dita, ma anche un profondo senso di umiliazione.

Non c’è più lo stesso sangue, non esiste più la persona. (S.Zuccarello)




U Stisso Sangu - Storie più a Sud di Tunisi from francescodimartino on Vimeo.




Sinossi: Il film ripercorre le tappe fondamentali che, in maniera diversa, affrontano i migranti che approdano sulle coste siciliane: il viaggio e lo sbarco, la prima accoglienza e il problema della casa, il lavoro e l’integrazione.Le storie si incrociano e a volte si scontrano con quelle della nostra realtà: la Guardia Costiera che li recupera in mare, il medico che presta loro i primi soccorsi, il reporter che segue le loro vicende, l’imprenditore che li prende a lavorare nei campi, il personale della comunità che li ospita, lo “sconosciuto” che pure assiste al rito di commemorazione di quelli tra loro che sono morti in mare.


Il film si apre a Portopalo di Capopassero, una cittadina di pescatori nell’estrema punta sudorientale della Sicilia: le sue coste, da aprile a novembre, nella cosiddetta ‘stagione degli sbarchi’, diventano punto di approdo di tutte le imbarcazioni partite dalla Libia che deviano o si smarriscono dalla consueta rotta che nella maggior parte dei casi le conduce invece a Lampedusa.

Un pescatore canuto del luogo, portavoce del malcontento degli abitanti, commenta candidamente, lasciando poco spazio al beneficio del dubbio, i comportamenti dei migranti che di tanto in tanto, secondo lui, si sbronzerebbero vicino alla sua barca. “Se non fosse per i marocchini, qui sarebbe tutto pulito. Lasciano per terra le bottiglie di birra vuote creando un macello. Sono tanti. Qua siamo più a sud di Tunisi!” sbotta. E in effetti, così come spiega un giornalista locale, sono molti gli immigrati che sbarcano al porto. Le barche in cui sono stipati sono in realtà dirette a Lampedusa.

Le telecamere si spostano poi a Caltanissetta, per documentare la tappa immediatamente successiva allo sbarco. Al CPTA di Pian del Lago, decine di afghani vivono da giorni, senza cibo né acqua per bere e lavarsi, nutrendosi di mandorle raccolte dagli alberi di un vicino campo, impossibilitati ad entrare nella struttura, sovraffollata, ma con l’ordine di non allontanarsi. Per via della loro nazionalità, sono da considerarsi rifugiati, e reclamano quindi la possibilità di stare sotto un tetto e di ricevere l’assistenza di base.

Altra vicenda di accoglienza, altra anomalia: ad Avola la Croce Rossa ha allestito una Tendopoli per accogliere gli immigrati, che nella stagione dei raccolti affollano la vicina città di Cassibile. La Croce Rossa ha però già stabilito la chiusura a fine giugno. Qui aveva trovato riparo un gruppo di Somali, una volta usciti dal CPA e ottenuti i documenti.

A luglio si trovano nelle terre del Marchese di Cassibile, dove hanno dovuto creare, con mezzi di fortuna, la loro tendopoli: dormono sotto gli alberi, i più fortunati in due sulla stessa brandina recuperata in qualche casolare abbandonato; non hanno acqua potabile, e mangiano il cibo cotto sul fuoco all’aperto, poggiandolo per terra sui sacchi della spazzatura. Ci confessano che se i loro familiari conoscessero le condizioni in cui stanno vivendo si meraviglierebbero, tuttavia nutrono ancora forti speranze, vogliono andare a scuola, imparare l’italiano e condurre una vita normale e dignitosa.

Rimaniamo a Cassibile e affrontiamo la questione del lavoro con un giovane imprenditore agricolo siciliano. Dice che ogni anno, quando inizia la raccolta della patata, ha difficoltà a reperire manodopera: gli italiani non sono disposti a svolgere un lavoro così umile, per questo motivo assume extracomunitari con regolare permesso di soggiorno, anche se, confessa, diventa sempre più difficile trovare immigrati in regola”.

Tappa conclusiva, infine, è Modica. Qui alcune donne, anche loro somale e richiedenti asilo, spiegano i motivi per cui hanno abbandonato il loro paese d’origine. Colpisce la grinta che traspare dalle lacrime di una di loro: “Quando potrò tornare nel mio paese, girerò un video per testimoniare le torture che siamo costretti a sopportare”. Si succedono le immagini della commemorazione dei morti di Vendicari e le parole di Rachida, marocchina integratasi a Marzamemi.

Tutte testimonianze che trascinano lo spettatore nel cuore della realtà vissuta da uomini e donne di colore e culture diverse dalle nostre. Ma con lo stesso sangue.



Avete presente “La giara”, il racconto di Pirandello ?

I lavoratori stagionali, i raccoglitori di olive, i cosiddetti “jurnatari” sono vittime del padrone tirchio ed iracondo, ma si concedono persino una serata di festa intorno alla giara di don Lollò. Sicuramente la realtà del lavoro agricolo nelle campagne siciliane era meno bucolica ed allegra, ma su un aspetto non c’era discussione: spettava al padrone l’ospitalità dei lavoratori. Seppure in masserie e con sistemazioni non comodissime, gli stagionali non dovevano però preoccuparsi dell’acqua potabile o di un tetto per la notte.

Non è più così oggi nelle campagne del Meridione, e lo ricorda uno degli intervistati di Cassibile intervistati nel documentario "U stisso sangu". I lavoratori devono accamparsi dove capita, oppure è lo Stato, per esempio con una inutile tendopoli che accoglieva solo i regolari o che si trovava a decine di chilometri dai campi, a “risolvere” il problema dell’ospitalità.

I lavoratori stranieri, le testimonianze sono unanimi, tengono in piedi l’economia agricola delle campagne. Eppure non hanno il riconoscimento economico di paghe dignitose, o quello giuridico di uno Stato che nega la loro esistenza, e vorrebbe imporre alle imprese l`assunzione di lavoratori sconosciuti, che si trovano dall’altra parte del mondo.


Oggi nessuno più vuol lavorare nei campi. Loro sono la nostra unica risorsa” afferma un giovane agricoltore.

Ho voluto fotografare e pubblicate questa foto per farvi vedere in quali impianti agricoli sono costretti a lavorare ( sottopagati e in nero) i lavoratori stranieri.



Queti impianti chiamati tunnel, raggiungono appena il metro e mezzo di altezza , sono lunghi 50 metri, vi si può lavor
are solo camminando carponi, non ci sono uscite laterali e in estate all'interno si raggiungono temperature di oltre 50° gradi. Vi si coltivano zucchine e meloni


Sintetizza bene la questione Fabrizio Gatti: solo un giorno di sciopero, un solo giorno, servirebbe a far capire agli italiani il ruolo oggi assunto dai lavoratori stranieri. Basterebbero ventiquattro ore per far comprendere a tutto il Paese che interi settori economici sarebbero paralizzati, e che questa gente merita maggior rispetto ed il riconoscimento dei propri diritti. Oggi, invece, sono disprezzati, marginalizzati, eppure tremendamente necessari.

In queto blog, in attesa di poter vedere l’intero documentario, gli autori ( Enrico Montalbano, Angela Giardina e Ilaria Sposito) hanno pubblicato un’anteprima del film documentario la "Terra(e)strema”. Girato nelle campagne della Sicilia per raccontare il lavoro dei braccianti immigrati. Inizia nella primavera del 2007, a Cassibile, frazione di Siracusa, il viaggio nella "Terra(e)strema”, il nuovo documentario di Enrico Montalbano, Angela Giardina e Ilaria Sposito. Girato nelle campagne della Sicilia per raccontare il lavoro dei braccianti immigrati. Ad Avola e Cassibile, ogni anno, per la raccolta delle patate, da maggio a giugno, si presentano centinaia di braccianti dal Nord Africa e dall’Est Europa. Vivono in accampamenti di fortuna, nei campi, a volte insultati e aggrediti dai residenti locali. Giampaolo e Pina, due abitanti di Cassibile spiegano come il borgo è cambiato. Il viaggio continua a Pachino, terra di pomodori, e poi verso ovest a Vittoria e Gela, verso le terre dei vigneti e degli oliveti, per poi terminare ad Alcamo, Campobello di Mazara e Giuseppe Jato.

" Questo è il racconto di un film documentario, lo spazio di riflessione e accoglienza per quelle persone che hanno girato per due anni le zone rurali della Sicilia in modo da potere raccontare cosa succede “in campagna”, cosa succede a soggetti che sono diventati invisibili ai più, al mondo urbano e metropolitano: il coltivatore, il bracciante, l'operaio agricolo, ma soprattutto il bracciante straniero, uomo o donna, più uomini che donne, che invisibili lavorano, sopravvivono, o muoiono “in campagna” per due soldi."

Invece sul sito www.lostessosangue.com è possibile organizzare una proiezione pubblica del documentario oppure acquistarlo in DVD.


Fonti:www.ustissosangu.com, www.carta.org,www.step1.it,www.terrelibere.org

giovedì 20 agosto 2009

75 morti a Lampedusa : "Nessuno ci ha soccorso"

Il gommone con cinque eritrei a bordo, soccorso questa mattina a largo di Lampedusa da una motovedetta della Guardia di Finanza, è stato segnalato solo all'alba di oggi dalle autorità maltesi a quelle italiane impegnate nella missione Frontex, il pattugliamento congiunto del Mediterraneo. L'allarme è stato raccolto dalla centrale operativa di Messina del Gam, il Gruppo aeronavale della Guardia di Finanza, che ha subito allertato le motovedette di stanza a Lampedusa. L'imbarcazione è stata segnalata da Malta quando si trovava a circa 19 miglia dall'isola, al confine con le acque di competenza italiana per quanto riguarda le operazioni Sar (ricerca e soccorso in mare ndr). Le motovedette hanno poi intercettato il gommone a circa 12 miglia a Sud di Lampedusa, al limite delle acque territoriali. Le autorità della Valletta non hanno invece specificato da quanto tempo il gommone, alla deriva da diversi giorni per mancanza di carburante, venisse «monitorato». I cinque eritrei hanno riferito che nel corso della traversata, durata oltre venti giorni, 75 compagni di viaggio sarebbero morti di stenti.(ANSA).


mare gif Pictures, Images and Photos


RAGUSA - Lo scorso 14 agosto abbiamo ricevuto una email da Malta in cui ci chiedevano se sapevamo niente di un gommone con 80-85 eritrei a bordo, tra cui 25 donne, che avrebbe dovuto lasciare le coste libiche intorno al 29 luglio. Da vari Paesi d'Europa i familiari dei passeggeri chiedevano notizie sulla loro sorte, inquieti. Abbiamo risposto di no, che non c'era stato nessuno sbarco di quelle dimensioni e che probabilmente erano stati respinti anche se non ci risultava una notizia di un simile respingimento. Escludevamo infatti che dopo 15 giorni l'imbarcazione potesse essere ancora alla deriva. Non è possibile passare inosservati con tutto il traffico di pescherecci e mezzi di pattugliamento che c'è nel Canale di Sicilia con il mare buono. Abbiamo sbagliato. Quel gommone era ancora alla deriva, e gli unici cinque superstiti sono stati soccorsi questa mattina a poche miglia da Lampedusa, dopo 23 giorni in mare. La traversata è costata la vita a 75 persone. I loro corpi sono stati abbandonati in mare dai superstiti, quattro sono stati ripescati in queste ore al largo di Malta. Abbiamo sbagliato a credere che fosse impossibile che i pescatori non dessero l'allarme. Abbiamo sbagliato a pensare che mai le autorità maltesi e le navi di Frontex avrebbero aspettato l'ultimo momento per segnalare alle motovedette italiane la presenza di un mezzo alla deriva.

I cinque superstiti, tra cui una donna e due minorenni, hanno raccontato in lacrime di avere incrociato dieci pescherecci nelle tre settimane trascorse in mare. Gli amici, i parenti, le mogli, i fratelli morivano uno dopo l'altro. Ogni giorno. Ma i pescherecci non si fermavano. Né si vedevano navi militari all'orizzonte. Di pescherecci se ne è fermato solo uno. Cinque giorni fa. Ha dato loro qualche bottiglia d'acqua e se ne è andato. Perché non ha chiamato i soccorsi? E se lo ha fatto perché i soccorsi non sono arrivati? Cercheremo di capirci qualcosa nei prossimi giorni, intanto ecco un po' di rassegna stampa su questa tragedia che, lo ripetiamo in modo chiaro, si poteva e si doveva evitare. (di )



Com'è possibile che queste persone abbiano vagato nel Mediterraneo per oltre venti giorni senza che nessuna si sia accorto di loro?
Eppure i cinque superstiti, tra cui una donna e due minorenni, hanno raccontato in lacrime di avere incrociato dieci pescherecci nelle tre settimane trascorse in mare.

Ma nessuno di questi si è fermato

E' terribile !
La traversata è costata la vita a 75 persone. I loro corpi sono stati abbandonati in mare dai superstiti.
Perchè nessuno li ha soccorsi?
Paura?
Ma di chi, di che cosa?
Ecco cosa siamo diventati: MOSTRI

Laura Boldrini, portavoce in Italia dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati ha dichiarato: "E' allarmante che per oltre 20 giorni queste persone abbiano vagato nel Mediterraneo senza che nessuna imbarcazione le abbia soccorse. Un triste primato che preoccupa enormemente. Come se stesse prevalendo la paura di aiutare sul dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare. Come se fosse passato il messaggio che chi arriva via mare sia una sorta di 'vuoto a perdere'".



Sogno in due tempi

di Gaber - Luporini (E pensare che c'era il pensiero - 1994)

MONOLOGO


Non si capisce perché quasi sempre i sogni, proprio nel momento in cui, come specchi fedeli dell'anima, stanno per svelare al soggetto i suoi intendimenti nascosti, si interrompono.
Ero lì, in una specie di zattera... un naufragio, chi lo sa... Insomma, sono lì su un relitto di un metro per un metro e mezzo circa, e, stranamente tranquillo in mezzo all'oceano, galleggio.
Cosa vorrà dire... Va be', vedremo poi. A dir la verità avevo già sognato di essere su una zattera con una dozzina di donne stupende... nude. Ma lì il significato mi sembra chiaro.
Ora sono qui da solo, ho il mio giusto spazio vitale, mi sono organizzato bene, il pesce non manca, ho una discreta riserva d'acqua, i servizi è come averli in camera... ho anche un robusto bastone che mi serve da remo.
Non è un sogno angoscioso, ma cosa vorrà dire? Fuga, ritiro, solitudine, probabilmente desiderio di sfuggire la vita esterna che ci preme da ogni parte. Si diventa filosofi, nei sogni.
Oddio, oddio cosa vedo? Fine della filosofia. No, non può essere una testa. Forse una boa. Non so per cosa fare il tifo. La boa fa meno compagnia, ma è più rassicurante.
No, no... si muove, si muove. Mi sembra di vedere gli spruzzi. Non è possibile che sia un pesce. È qualcosa che annaspa, sprofonda, riappare, lotta disperatamente con le onde.
(con enfasi decrescente) È un uomo, è un uomo, è un uomo, è un uomo, è un uomo!
E ora che faccio. La zattera è un monoposto, ne sono sicuro. Per il pesce non ci sarebbe problema, ma la zattera in due non credo che tenga.
(al naufrago) "Non tiene!"
Macché, non mi sente. Sarà a cento metri. Che faccio? Ma come 'che faccio'... Sono sempre stato per la fratellanza, per l'accoglienza, l'ospitalità. Ho lottato tutta la vita per questi principi. Sì, ma non mi ero mai trovato... Ma quali principi? Questa è la fine. Qui in due non la scampiamo. E lui avanza verso di me, fende le onde. Sarà a settanta metri, cinquanta, trenta... Madonna, come fende!
Quasi quasi gli preparo un dentice. E se non gli piace il pesce? Se gli piace solo la carne?... umana. E no, calma, io devo pensare a me, alla mia sopravvivenza: mors tua vita mea. Oddio... non dovrò mica ucciderlo?
Ma che dico, sto delirando! Lo devo salvare. Poi in qualche modo ci arrangeremo, fraternamente, ci sentiremo vicini. Per forza, non c'è spazio... stretti, uniti, corpo a corpo...
Guarda come nuota... è una bestia! Ma io lo denuncio! Ormai sarà dieci metri. Mi fa dei gesti, mi saluta... mi sorride, lo schifoso. Ma no, poveretto, cosa dico, per lui sono la salvezza, la vita, eh!
Che faccio? Che faccio? Potrei prendere il bastone, potrei allungarglielo per aiutarlo a salire... Potrei darglielo con violenza sulla testa. Siamo al gran finale del dramma. Il dubbio mi divora. L'interrogativo morale mi corrode. Devo decidere. L'uomo è a cinque metri, quattro, tre... prendo il bastone e...
E a questo punto mi sono svegliato. Maledizione! Non saprò mai se nel mio intimo prevale il senso umanitario dell'accoglienza o la grande paura della minaccia. Devo saperlo, devo saperlo, non posso restare in questo dubbio morale, devo sapere come finisce questo sogno!
Cerco di riaddormentarmi, mi concentro... voglio dire, mi abbandono. Qualche volta funziona.
Ecco, ecco... sì, ce lho fatta: l'acqua, l'oceano, le onde... giusto. Un uomo su una zattera... giusto. Un altro che nuota, arranca, annaspa disperato, sento il cuore che mi scoppia. Oddio... che succede? Sono io... sono io quello che nuota. No, io ero quell'altro, eh! Non è giusto, non è giusto! A me piaceva di più stare sulla zattera. Ma quale dubbio morale... Ho le idee chiarissime. Sono per l'accoglienza!
Un ultimo sforzo, la zattera è a cinque metri, quattro, tre... Alzo la testa verso il mio salvatore... Eccomi!
PUMMM! Dio, che botta!
A questo punto mi sono svegliato di nuovo. Mi basta così. Non voglio sapere altro. Spero solo che non sia un sogno ricorrente.
*Però una cosa l'ho capita. No, non che se uno chiede aiuto gli arriva una legnata sui denti, questo lo sapevo già. Ho capito quanto sia pieno di insidie il termine 'aiutare'. C'è così tanta falsa coscienza, se non addirittura esibizione nel volere atutti i costi aiutare gli altri che se, per caso, mi capitasse di fare del bene a qualcuno, mi sentirei più pulito se potessi dire: non l'ho fatto apposta. Forse solo così tra la parola 'aiutare' e la parola 'vivere' non ci sarebbe più nessuna differenza.*

lunedì 17 agosto 2009

Per Niki Aprile Gatti, rogatoria da San Marino all’Italia

Non si arrende di fronte alle difficoltà ed ai silenzi della magistratura italiana la madre di Niki Aprile Gatti , morto a 26 anni il 24 giugno nel carcere di Sollicciano a Firenze.
Con questa lettera, Ornella Gemini (madre di Niki) ha chiesto agli Ecc.mi Capitani Reggenti Massimo Cenci ed Oscar Mina giustizia per il figlio.
In particolare Ornella, chiede di essere aiutata per “non far archiviare il Giudizio che è aperto presso il Tribunale di Firenze e a far emergere tutto quello che è accaduto all’interno di quel carcere il 24 giugno e nei giorni successivi a San Marino.

Oggi si apprende che:

Il Tribunale Commissariale della Repubblica di San Marino ha inviato una rogatoria al Tribunale italiano di competenza in merito alla vicenda Niki Aprile Gatti, il ragazzo italiano, dipendente e socio di aziende sammarinesi, arrestato dalla Polizia italiana per sospetta truffa dell’899 e morto in circostanze non chiare nel carcere di Sollicciano.
Lo ha reso pubblico oggi in una conferenza stampa, in cui si è parlato fra l’altro delle rogatorie fra Italia e San Marino e viceversa, Augusto Casali, Segretario di Stato alla Giustizia, presenti Gabriele Gatti, Antonella Mularoni, Segretario di Stato per gli Affari Esteri, e Marco Arzilli, Segretario di Stato all’Industria. Invano la madre di Niki, Ornella Gemini, sta cercando con ogni mezzo di impedire l’archiviazione del caso.
La Signora Gemini a San Marino si era rivolta alla Reggenza e alla stessa Segreteria di Stato alla Giustizia.
Vedi il comunicato del Congresso di Stato sulla conferenza stampa.


  • Onorevole Presidente Giorgio Napolitano
  • Onorevole Angelino Alfano
  • Tribunale di Firenze

Perchè non rispondete???

Fonte: http://nikiaprilegatti.blogspot.com/

venerdì 7 agosto 2009

No al "mostro sullo Stretto”!

Ascoltate attentamente le parole di Mario Tozzi (geologo)



La costruzione del ponte sullo Stretto, al di là del portato di distruzione di un'area paesaggisticamente straordinaria e di importanza unica dal punto di vista naturalistico e della devastazione cui condurrebbe Messina e Villa San Giovanni a causa di immensi cantieri che interesserebbero queste città per molti anni, non ha alcuna logica dal punto di vista trasportistico ed economico.
Il ponte non serve ai siciliani!

Stanno andando avanti, stanno costruendo il loro “Ponte” fatto di colate di cemento, speculazione, disprezzo per la democrazia.

I cittadini che scenderanno in piazza l’8 agosto a Messina (concentramento l`8 agosto a Piazza Cairoli) non si opporranno semplicemente ad una singola opera, ma ad una concezione sbagliata, ad un modello perverso.
La manifestazione organizzata dalla “Rete No Ponte” è il frutto di un lungo percorso costruito negli anni che ora si arricchisce di una precisa richiesta, ri-orientare la spesa pubblica allontanandola da grandi opere inutili, dannose e non volute verso la riqualificazione del territorio, a cominciare dalla messa in sicurezza anti-sismica, ed infrastrutture di prossimità, come il traghettamento pubblico dello Stretto.

Il movimento Noponte ha sempre espresso la propria contrarietà al Ponte sullo Stretto non soltanto per motivazioni ambientali, economiche, trasportistiche, sociali ma anche sollevando gravi interrogativi su aspetti tecnici legati alla scarsa valutazione sull'alta sismicità dell'area, sulla tenuta delle saldature del Ponte, sui limiti tecnologici attuali per garantire una "luce" così lunga, ecc..
Quegli interrogativi sono oggi confermati ed addirittura aggravati non da un tecnico qualsiasi ma addirittura da quello che fu il presidente del comitato tecnico-scientifico per la verifica della fattibilità del Ponte ovvero il prof. Remo Calzona che dichiara apertamente in una intervista a "La Repubblica" di avere sbagliato le previsioni:
la soluzione del Ponte a campata unica è oggi assai più costosa e per nulla immune da crisi strutturali; il Ponte potrebbe collassare a causa della fatica dei materiali (il cosiddetto fletter,che provocò la caduta del ponte di Tacoma, sopra Los Angeles); è molto probabile che il Ponte subisca il fenomeno del galopping, ovvero una deformazione patita in Danimarca dal nastro d'asfalto del ponte sullo Storebelt, impedendo il passaggio di cose e persone, ovvero il motivo ufficiale per il quale si costruisce un Ponte!!!

Il 22 gennaio 2006 una grande manifestazione partecipata da decine di migliaia di persone (con la partecipazione di una folta delegazione di No Tav) invase le strade di Messina e determinò di fatto uno stop alla costruzione del ponte.
Il Governo Prodi, infatti, inserì l'opera tra quelle non prioritarie. Non cancellò, però, la Stretto di Messina Spa (società incaricata di gestire la costruzione del ponte), né rescisse il contratto firmato da Berlusconi con Impregilo poco prima della scadenza del suo mandato è risultato, così, agevole al nuovo Governo Berlusconi rilanciare l'operazione.

Più volte il governo ha minacciato “l’uso dell’esercito” contro quelle “minoranze” che oseranno opporsi all’avvio dei cantieri ( questo perchè viviamo in uno Stato mooolto democratico...)

Numerosi pullman arriveranno da Palermo, Ragusa, Siracusa, Catania, Reggio Calabria e Cosenza. Inoltre hanno aderito : Rifondazione comunista, Pdci, Plc, Bene Comune, Federazione anarchica siciliana, Unità comunista), sindacati (Rdb, Cub, Cobas, Orsanavigazione), centri sociali (Cartella, Zetalab, ExKarcere, Ask, Auro), reti territoriali (Coordinamento catanese No G8, Cordinamento ibleo per la difesa dalle nocività), comitati cittadini (Giovani e Messina, Energia messinese), un’infinità di piccole e grandi realtà


Lo abbiamo fermato una volta, possiamo rifarlo!



Manifestazione 8 Agosto 2009
Ore 18.00 Piazza Cairoli - MESSINA
Contro il Ponte e per la tutela dei territori


Per saperne di più, acquista il libro : Ponte sullo Stretto e mucche da mungere di Luigi Sturniolo, on line: quì

FONTE: www.retenoponte.it
www.terrelibere.org

giovedì 2 luglio 2009

Una legge per gli italiani che vogliono la sicurezza

Le “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica" scritte da governo e centrodestra sono state approvate oggi definitivamente dal Senato con 157 voti a favore, 124 contrari e 3 astenuti.

L’Italia avrà così una nuova legge che cambia molte regole sull’immigrazione, complicando la vita di tutti gli stranieri in Italia, siano essi clandestini o titolari di un permesso di soggiorno.

In aula le dichiarazioni che hanno preceduto il voto finale:

Federico Bricolo, della Lega Nord, esultava .
“Si cambia completamente rotta rispetto al passato, si abbandona per sempre il buonismo di Stato voluto dal centro sinistra. Non ci sarà più posto in questo Paese per gli immigrati che non si vogliono integrare, che infrangono le nostre leggi, che vivono di criminalità, che non rispettano la nostra storia, la nostra cultura e le nostre tradizioni. Dobbiamo aiutare prima la nostra gente. In questo momento, meno stranieri arrivano in cerca di un posto di lavoro meglio è”.


Maurizio Gasparri, capogruppo del Popolo della Libertà, ha parlato di
''una legge per gli italiani che vogliono la sicurezza". "
E' una parte fondamentale del programma del centrodestra, carcere più duro per i boss delle cosche, reato di immigrazione clandestina, sanzioni più severe per tutti i reati che allarmano i cittadini, più sicurezza, più certezza della pena. Per questo siamo al governo e siamo orgogliosi di aver portato questa legge al traguardo".


VERGOGNA!!!






" Nonostante la sua piccolezza

il mio cuore può accogliere
tutte le persone.
Perchè allora,
nonostante la grandezza di questo mondo,
esso non può accogliere
tutte le persone?"

tratto dalla poesia "Perchè" di Abd El Kader Guellali (algerino morto il 9 settembre 2005), pubblicata dal periodico gratuito di informazione della Sicilia sud orientale "ZOOM sicilia"

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