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mercoledì 1 ottobre 2008

Emmanuel, pestato e insultato a Parma dalla polizia municipale

Uno studente ghanese è stato fermato e condotto al Comando dei vigili urbani di Parma con l’accusa di spaccio di droga. Un articolo apparso sul sito di Repubblica racconta l’accaduto, come riportato da Emmanuel, che ha contattato la stampa e sporto denuncia per l’accaduto.
Fermato da alcune persone in borghese, ha raccontato di essere fuggito, impaurito e di essere stato inseguito, tratto in arresto, ammanettato e picchiato, in macchina e presso il Comando dei vigili.
"Ho visto due uomini che parlavano dietro di me al cellulare e un altro che si è avvicinato. Di colpo l’uomo da solo si è avvicinato senza dire niente, senza identificarsi e mi ha preso le mani. Gli altri due sono arrivati di corsa e mi hanno accerchiato. Ho preso paura, mi sono liberato e sono scappato. Mi hanno messo un piede sulla testa, e hanno cominciato a menarmi. Poi le manette. Uno mi ha colpito con un pugno al volto". Aggiunge: "gli agenti credo abbiano usato manganelli o forse erano bottigliette d’acqua, non so".
Durante il fermo è stato interrogato, spogliato, perquisito e trattenuto in una cella, già tristemente famosa per la foto della prostituta abbandonata a terra dopo essere stata fermata dai vigili, e costretto a firmare una confessione in cui dichiara di essere stato in possesso di hashish. "Mi facevano girare fuori e dentro, fuori e dentro dalla cella. Avevo paura. Mi hanno obbligato a fare delle firme ma io mi sono opposto più volte, volevo chiamare a casa".
Il referto medico della visita effettuata dopo il rilascio parla di diverse lesioni, visibili anche sul volto del ragazzo. Oltre alle botte anche gli insulti: “negro muoviti” e l’impossibilità di chiamare a casa e avvertire i genitori.



Al padre, contattato dopo alcune ore, viene detto che il figlio si è procurato l’occhio nero cadendo. "Ma perché è ridotto così?. La risposta della municipale "è stata perché è caduto. Ma un occhio nero non te lo fai cadendo. Così io ho chiesto a mio figlio se era stato pestato. Lui ha detto solo sì". Il padre si infuria, chiede spiegazioni. "Ma quando ho alzato la voce e pronunciato la parola abuso mi hanno fatto il gesto con le mani di uscire. Mi hanno detto "Vai via". Ci hanno buttato fuori tutti". All’uscita, intorno alle 23, 15, nelle mani del padre, viene consegnata una busta con lo stemma del Comune di Parma: contiene i verbali e sopra c’è scritto "Emmanuel negro".

Alle polemiche il Comune sta in queste ore rispondendo con le stesse parole: il ragazzo si è procurato le ecchimosi cadendo e la parola negro sulla busta è stata aggiunta dalla famiglia.
Terribili le parole dell’assessore che in mattinata, prima della diffusione della notizia aveva dichiarato tramite un comunicato: "L’assessore alla Sicurezza Costantino Monteverdi ha ringraziato nella giornata di oggi gli agenti della Polizia municipale che, dopo alcuni giorni di appostamenti, hanno arrestato in flagranza di reato un pusher al parco Eridania: "E’ stata un’operazione esemplare per professionalità, risultato e correttezza visto che erano coinvolti anche alcuni minori. Era una segnalazione che arrivava dai cittadini e per questo sono soddisfatto due volte, per aver dato una risposta ad una richiesta reale che arrivava dai frequentatori del parco e, secondo, perché la Polizia municipale ha dimostrato ancora una volta di essere all’altezza dei compiti assegnati".
Poche ore dopo è stato smentito dalla denuncia di Emmanuel.

Ora il ragazzo è accusato di resistenza a pubblico ufficiale e di non aver fornito le proprie generalità, ma l’ennesima notizia degli abusi della polizia Municipale di Parma sta suscitando scandalo e richieste di chiarimento al sindaco Vignali, all’assessore alla sicurezza e alla polizia municipale.

L’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del ministero delle Pari opportunità ha aperto un’inchiesta per far luce sull’episodio.
Giusto Catania, europarlamentare di Rifondazione Comunista, annuncia una interrogazione inviata alla Commissione europea. “Il caso di Emmanuel Bonsu Foster, giovane studente ghanese di 22 anni braccato davanti alla sua scuola e poi picchiato, insultato e pestato ieri pomeriggio da sette agenti della polizia municipale di Parma é il frutto del clima di intolleranza ormai diffuso nel Paese”.
E nelle ultime ore si sono aggiunte anche le prese di posizione di numerosi politici nazionali.

In poche settimane la Polizia municipale di Parma è di nuovo al centro dell’attenzione. Proprio la città dalla quale è partita la richiesta dell’aumento di potere ai sindaci e alla loro polizia, la Carta di Parma appunto.
E gli episodi accaduti in città non sono che l’ennesima conferma del fallimento di questo modello di sicurezza e della violenza che si può scatenare quando il governo e gli amministratori locali adottano, in modo bipartisan, una retorica della paura nei confronti dei migranti e di chiunque non adotti un comportamento rigidamente determinato da ordinanze, dettami di decoro e disciplinamento dei corpi, delle forme di creatività e di vita autonoma e che non vuole essere costretta dentro schemi predeterminati.
I poteri chiesti dai sindaci, di centro destra e di centro sinistra, la trasformazione dei vigili urbani in Polizia municipale, la moltiplicazione di forme di detenzione e controllo portano a queste situazioni, come dimostra quanto accade nella città di Parma.

Non sono queste le città che vogliamo.
( di Elisabetta Ferri, progetto Melting Pot)

4 commenti:

pmor ha detto...

posso confessarti di essere stufo di questo clima di intolleranza, di razzismo, di stupidità? è sempre la stessa storia: autorità forti con i deboli... questo sì che è degno di un paese civile...

Il Signor P. ha detto...

La notizia del pestaggio di Emmanuel Bonsu Foster con relativi insulti è l'ennesimo caso di violenza razzista e dà la misura di quanto il degrado civile caratterizzi il nostro Paese. La diffusione della violenza e dell'ideologia della giustizia fai da te, la fanno da padrona rendendo sempre più difficile la difesa di quel rimasuglio di stato di diritto che ci è rimasto.

AlanAdler ha detto...

(ciao Rosa!)

Il problema è sempre lo stesso: se le cosiddette "forze dell'ordine" devono difendere noi, chi difende noi dalle forze dell'ordine? Il colore della pelle è un pretesto come un altro per queste persone per compiere crimini legalizzati, ma il pericolo è concreto per chiunque non sta dalla "parte giusta", sia cittadino italiano e dalla pelle bianca o meno. Non penso neanche che il problema sia l'attuale governo (sono apolitico apartitico) ma credo che il problema sia alla base, ovvero risieda nella coscienza collettiva dei cittadini. Chi sta dalla "parte giusta" è entusiasta di simili atteggiamenti repressivi e violenti, questa è purtroppo la cosa più triste. Il problema non è chi commette la violenza, ma chi la ignora passivamente o peggio ancora la sostiene attivamente.

Ros@ ha detto...

Fin da piccola mi chiedevo perché, se vivere in pace ci fa stare bene si sceglie sempre la violenza portatrice di tanta sofferenza, tante guerre, tanta fame, tanta intolleranza e soprattutto tanta infelicità?
Poi ho capito che la stragrande maggioranza della gente mira ai soldi e al successo

Il Dalai Lama(Tenzin Gyatso ) nel libro: L'arte della felicità, spiega come per raggiungere la felicità siano necessari una disciplina e un metodo interiori che ci aiutino a combattere gli stati mentali negativi (la rabbia, l'odio, l'avidità), per coltivare invece gli stati mentali positivi (la gentilezza, la generosità la tolleranza verso gli altri). l'esercizio di una pratica quotidiana, difficile e tuttavia possibile: conoscere se stessi, capire le ragioni degli altri, aprirsi al diverso, guardare le cose in modo nuovo. In una parola, riscoprire la qualità umana per eccellenza: la compassione. Ecco che cosa occorre per essere felici, la compassione quindi un atteggiamento di empatia verso gli altri, "...ho sempre pensato che siamo tutti uguali, che siamo tutti esseri umani. Certo, possono esserci differenze di cultura, stile di vita, fede religiosa o colore della pelle, ma siamo comunque esseri umani. Se sottolineiamo le caratteristiche specifiche, come il mio essere tibetano o buddhista, spiccano le differenze. Ma sono differenze secondarie. Se le accantoniamo, credo che possiamo facilmente comunicare, scambiarci idee e condividere esperienze."
Ecco cosa ci manca, l'esercizio di una pratica quotidiana… un atteggiamento di empatia verso tutti gli esseri viventi ( umani e non) per iniziare a costruire un mondo di pace. Altrimenti... è solamente utopia.