Ascoltate Josè Saramago intervistato da Serena Dandini

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lunedì 1 dicembre 2008

Allarme colera tra i profughi in RdC

La fuga dei civili dalle regioni orientali del Nord e Sud Kivu continua, nonostante la parziale tregua nei combattimenti tra ribelli di Nkunda, esercito congolese e milizie filogovernative Mayi Mayi.
MSF lancia inoltre un allarme: 5000 profughi sono a rischio colera.



Diminuiscono le ostilità in Nord Kivu ma la situazione umanitaria si mantiene sempre ai limiti del disastro.
E’ salito a un milione e 35mila il numero di sfollati nelle aree di Nord e Sud Kivu e Ituri, in seguito agli scontri fra ribelli ed esercito regolare della Repubblica Democratica del Congo.
Fino a martedì si è invece registrato un flusso di oltre 1.300 profughi congolesi, i quali hanno raggiunto l’Uganda attraverso la città di Inshasa.
Sembra inoltre che una pericolosa epidemia di colera stia dilagando sulle sponde del Lago Edoardo.
Dopo i primi 47 casi sospetti, un’equipe di Medici Senza Frontiere sta cercando di stabilire l’entità dell’epidemia che potenzialmente potrebbe colpire 5.000 rifugiati che si trovano in zona, in seguito alla fuga dai propri villaggi.
L’attuale mancanza di personale sul luogo, dovuta alle difficoltà di trasporto sulle principali vie di comunicazione, rischiano però di far dilatare ulteriormente i tempi.

Intanto è iniziato il trasferimento provvisorio dei rifugiati dal campo di Kibati, posizionato a nord di Goma.
Posto sulla linea di fuoco, la settimana scorsa il campo è stato vittima delle scorribande delle forze militari presenti nell’area.
La precedenza è stata data ad anziani, bambini e persone con urgente bisogno di cure mediche: la loro destinazione sono i campi di Buhimba, Bulengo, Mugunga I e II, situati nei dintorni della città, le cui strutture e servizi sono garantiti e funzionanti.
E’ in oltre in fase di approvazione da parte della Monuc l’allestimento di un nuovo campo, Mugunga III, dove verrebbero trasferiti stabilmente gli oltre 67.000 rifugiati di Kibati.
Il problema rimane quello del trasporto: solo anziani bambini, una volta che il progetto sarà definitivo, verranno trasferiti mediante i camion delle Nazioni Unite mentre, per i restanti, il trasferimento spontaneo verrà supportato dalla Monuc attraverso le stazioni di distribuzione di acqua e viveri, poste sui 15 km del tragitto.
Allo stesso tempo, proprio la Monuc si trova al centro di uno scandalo: quello dei caschi blu indiani.
Una lettera inviata dal governo congolese al segretario generale delle Nazioni Unite, il sud-coreano Ban Ki Moon, chiede di non inviare ulteriori truppe di provenienza indiana.
Quelle già presenti nella zona del conflitto, sono infatti sospettate di essere coinvolte in alcuni degli episodi di abusi sessuali perpetuati sulla popolazione locale nelle ultime settimane.
Un'accusa che era già venuta a galla anche nel 2006, mentre più recentemente i soldati dell'Onu in RdC erano stati al centro di un'inchiesta perchè colpevoli di aver venduto armi ai gruppi ribelli in cambio di droga e diamanti.

A sua volta, il governo congolese si trova a dover rispondere al rapporto presentato ufficialmente mercoledì da Human Rights Foundation, che accusa il governo Kabila di essere responsabile della morte di oltre 500 oppositori negli ultimi due anni. I corpi sarebbero stati occultati nel letto del fiume Congo ed in fosse comuni.
Il governo ha rifiutato la veridicità del rapporto e, attraverso il portavoce del presidente Lambert Mende Omalanga, ha dichiarato il report come “fazioso e politicizzato” nonché “atto a screditare l’operato del governo”.

La momentanea cessazione delle ostilità, che ha visto il ritiro verso est delle truppe ribelli del CNDP e il ritorno a Goma di una parte di quelle del FARDC, ha dato finalmente tempo all’Onu di aprire un caso sui crimini di guerra e sulla lesione dei diritti umani che si sono verificati ad oggi per opera di entrambe le fazioni.
La chiusura delle indagini e l’identificazione dei colpevoli, o almeno di una loro parte, diventerà nuovamente difficile ad una prevedibile ripresa degli scontri in tempi non troppo lunghi.

( di Dino Garzoni da Goma, pubblicato su
Nigrizia.it)

lunedì 11 agosto 2008

RISPOSTE DI GIULIETTO CHIESA ALLE LETTERE RIGUARDANTI LA QUESTIONE DELL'OSSETIA DEL SUD

LE RISPOSTE DI GIULIETTO CHIESA ALLE LETTERE RIGUARDANTI LA QUESTIONE DELL'OSSETIA DEL SUD

Carissimo Giulietto,
sono veramente scoraggiato dal livello di disinformazione del nostro sistema informativo; ieri mi sono dovuto sorbire un'ossessiva ripetizione della questione dei diritti umani in Cina per tutta la durata dell'inaugurazione: per ben 4 ore, soprattutto uno dei tre commentatori diceva più o meno la stessa frase: "ma non bisogna dimenticare che la Cina non rispetta ...."
Sembrava che avessero avuto un mandato preciso dall'alto E poi la questione ossetina. Qui veramente è orribile. Stasera Riotta, direttore del TG1, imboccato dalla giornalista che gli chiedeva come mai questo conflitto fosse scoppiato nel giorno delle olimpiadi, ha avuto la sfacciataggine di dire che era stato Putin a sceglierlo per dare un segnale al mondo. E' tutto capovolto! La macchina propagandistica georgiana è quella dell'Occidente, quindi forte, troppo forte. Oggi ho sentito la tua intervista a "Vesti", il tg russo, e dicevi la stessa cosa, riferendoti al TG1 di ieri sera ...Leggi Tutto


L'ARTICOLO DI GIULIETTO CHIESA , RIGUARDANTE LA QUESTIONE DELL'OSSETIA DEL SUD

Piero Gobetti scrisse che “quando la verità sta tutta da una parte ogni atteggiamento salomonico è altamente tendenzioso”. Osservando la tragedia dell'Ossetia del Sud trovo che questo aforisma vi si adatti alla perfezione. Si cercherà, domani, di trovare spiegazioni “salomoniche” per giustificare il massacro della popolazione civiledi una piccola comunità schiacciata dal peso della storia, come un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro ...Leggi Tutto

LA VIGNETTA E' DI : MAURO BIANI

domenica 10 agosto 2008

Ossezia del sud: Le truppe georgiane si sono ritirate


Si placano i combattimenti nel Caucaso. La Russia denuncia la distruzione della capitale sud-osseta, che le truppe georgiane hanno ormai abbandonato. Secondo Mosca ci sarebbero fino a 2.000 vittime e Putin chiede un'inchiesta sul ''genocidio'', ma per la Georgia i russi fanno ''disinformazione'' . Diecimila nuovi soldati russi in Georgia, mentre la flotta di Mosca impone un blocco navale sul Mar Nero per non far arrivare armi a Tbilisi. A Pechino, un'atleta georgiana abbraccia la rivale russa sul podio.

Ma sui tre giorni di guerra, i due Paesi raccontano una storia diversa

sabato 9 agosto 2008

Caucaso, rischio guerra Georgia-Russia

Georgia e Russia si avvicinano pericolosamente a un conflitto aperto. Dopo l'offensiva dell'alba da parte di Tbilisi contro la capitale sud-osseta Tskhinvali, semidistrutta dai tank georgiani, carri armati russi stanno intervenendo a sostegno dei separatisti, e raid aerei hanno colpito una base militare a 25 chilometri da Tbilisi. Truppe di volontari sono pronte anche in Abkhazia, dove al confine con la Georgia sono ammassati militari, pronti a intervenire a sostegno dell'Ossezia del Sud, aprendo un nuovo fronte


QUELLA BANDIERA EUROPEA DIETRO LE SPALLE DEL BANDITO

di Giulietto Chiesa

Piero Gobetti scrisse che “quando la verità sta tutta da una parte ogni atteggiamento salomonico è altamente tendenzioso”. Osservando la tragedia dell'Ossetia del Sud trovo che questo aforisma vi si adatti alla perfezione. Si cercherà, domani, di trovare spiegazioni “salomoniche” per giustificare il massacro della popolazione civiledi una piccola comunità schiacciata dal peso della storia, come un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro ...Leggi Tutto

lunedì 7 luglio 2008

Tutto il terzo mondo avrà presto la pancia piena !

Ieri dopo l'Angelus, Papa Benedetto XVI ha rivolto un appello ai leader del G8 a non dimenticarsi dei poveri del mondo.
Sono in totale sintonia con la Chiesa cattolica - ha detto il premier Silvio Berlusconi sottolineando però che «l´Italia ha fatto il massimo stanziando un miliardo di dollari» e che, nonostante voglia «fare di più» è impossibilitata a farlo a causa del «debito ereditato».
La ricetta anti-fame la sintetizza in poche parole, Angelo Bonelli (Verdi) : un taglio netto alle spese militari mondiali.
"Si parla di problemi , che riguardano molti Paesi del pianeta, eppure non si affronta un nodo cruciale, una grande contraddizione e una grande ipocrisia: la cifra da capogiro raggiunta dalle spese militari che ha toccato, nel 2006, i 1300 miliardi di dollari in tutto il pianeta, di cui il 46% solo negli Usa". Come sfamare le popolazioni povere? "Basterebbe ridurre del 10% questa cifra - ha osservato - per garantire cibo a tutti e condizioni di vita più dignitose". "L'Onu accolga quindi l'appello per la riduzione delle spese militari nel mondo, a cui occorre legare un aumento della produzione delle derrate alimentari: un provvedimento essenziale e concreto da adottare nel più breve tempo possibile".
Chissà cosa ne penserebbe il neo Ministro per la Difesa Ignazio La Russa che invece ha appena proposto di aumentare i fondi alle spesa militare di 5 miliardi di euro... Come se non bastessero gli incrementi dell'11% delle utime due finanziarie... ( Tratto da: greenreport)
Armi: un mercato che non va mai in crisi

La spesa militare mondiale non conosce crisi e nel 2007 è stata pari a 1.339 miliardi di dollari, il 2,5% del Prodotto nazionale lordo del Pianeta e ben 202 dollari a testa per ogni abitante della Terra.


L'incremento in termini reali rispetto al 2006 è del 6% e del 45% rispetto al 1998, l'anno prima della caduta del muro di Berlino.


Sono alcuni dei dati contenuti nel SIPRI Yearbook 2008, dell'omonimo prestigioso centro studi sulla pace e sul disarmo di Stoccolma.


L'istituto, come ogni anno, ha fatto il punto su tutti gli aspetti connessi al militare: spesa, commercio internazionale delle armi, armi nucleari chimiche e batteriologiche, missioni di peacekeeping, trattati sul controllo degli armamenti, ecc, un tomo di molte centinaia di pagine.


Il maggior contributo alla spesa militare internazionale è dato dagli USA con il 45% del totale mondiale 2007. Seguono a distanza Regno Unito, Cina, Francia e Giappone con il 4-5% ciascuno. Dal 2001 la spesa del Pentagono è cresciuta del 59% in termini reali, per gli enormi costi delle guerre in Afghanistan ed in Iraq. Ecco la classifica degli sperperi. Primi come al solito gli USA con 547 miliardi di dollari costanti, il maggio livello di spesa dai tempi della seconda guerra mondiale. Seguono Regno Unito con 59,7 miliardi; la Cina con 58,3 raggiunge il terzo posto superando la Francia 53,6; più distanziate Giappone 43,6 Germania 36,9 e Russia con 35,4 miliardi. L'Italia si conferma all'ottavo posto assoluto con 33,1 miliardi (erano 29,9 nel 2006).


Il Governo Prodi non ha penalizzato, quindi, tale spesa, nonostante il suo programma elettorale ne prevedesse una limitazione.


L'Europa orientale è stata la regione con il maggior incremento 2007 (+15%) in gran parte dovuto all'aumento della spesa russa (+13%). Un simile livello di spesa militare si registra mentre cresce giornio dopo giorno, la massa di diseredati, di coloro che riescono a sopravvivere con meno di un dollaro al giorno ed i numero degli affamati.


I Grandi del mondo hanno evidenziato, nel recente vertice romano della FAO, la scelta politica di non voler affrontare il problema della distribuzione delle risorse, in primo luogo il cibo. Infatti, i dati SIPRI mettono in mostra il cinismo dei leader mondiali che, ancora una volta, hanno preferito armare i propri eserciti invece di sfamare i propri concittadini. Anche il commercio delle armi è in espansione, nel periodo 2003-2007 rispetto agli anni 2002-2006. L'80% dell'export è opera di soli 5 Paesi USA (con il 31% delle vendite totali),Russia (26%), Germania (10%), Francia (9%) e Regno Unito (4%).Segue l'Olanda (4%) mentre l'Italia nello stesso periodo si colloca al 7° posto con il 2%. Il Sipri indica anche i principali clienti.: per Washington sono Corea del sud, Israele ed emirati Arabi Uniti; per la Russia sono Cina, india e Venezuela; per la Germania Turchia, Grecia e Sud Africa, per la Francia Emirati Arabi Uniti, Grecia ed Arabia Saudita, per il Regno Unito USA, Romania e Cile. Da notare che fra i sopraindicati paesi vi sono 4 membri del Consiglio di Sicurezza ONU con potere di veto su 5. I principali clienti sono invece, nell'ordine: Cina (con il 12% degli acquisti nel quinquennio 2003-2007),India (8%), Emirati Arabi Uniti (7%) Grecia (6%) e Corea del sud (5%). Anche per i principali clienti il SIPRI fornisce l'elenco dei maggiori fornitori. Cina Russia, Ucraina e Francia; per l'India sono Russia Israele ed Uzbekistan; per gli Emirati Arabi sono Francia, USA e Germania, per la Grecia e per la Corea del sud sono USA, Francia e Germania. Con riferimento alle regioni , l'Asia ha ricevuto il 375 delle armi totali, in particolare il Pakistan ha raddoppiato gli acquisti per lo più dagli USA, dalla Cina e dalla Francia. L'India è il n.1 del continente con un livello quadruplo rispetto al Pakistan ed ha il maggior fornitore nella Russia. .La Cina ha ridotto le compere di oltre il 60% nel 2007 rispetto al livello 2006, a causa della caduta delle esportazioni russe. Il Medio Oriente si colloca al terzo posto dopo l'Europa, con 19%. Gli Emirati sono il principale importatore dell'area seguono Israele ed Egitto. L'Africa ha ricevuto il 6% del totale (era il 5% nel periodo 2002-2006). Gran parte degli acquisti sono appannaggio di Algeria Marocco, .Libia e Tunisia. L'Africa subsahariana ha ricevuto invece il 2% delle armi complessive., in gran parte acquistate dal Sud Africa. In particolare il Sudan ha ricevuto l'87% delle armi dalla Russia e l'8% dalla Cina. Mosca ha venduto 20 elicotteri e 12 aerei e Pechino altri 8 aerei, nonostante l'embargo ONU . Il Ciad, un altro Paese in guerra ha ricevuto 6 elicotteri , il Belgio ha consegnato 25 blindati e un aeree leggero dalla Svizzera. Ovviamente queste armi sono state usate in combattimento. Le Americhe hanno ricevuto il 9% del totale ed il Sud America il 5%.
Letto su: ControllArmi (Sito ufficiale della Rete Italiana per il Disarmo)
La Vignetta è di REISER ALBIN MICHEL ( Le amiche - 1992 RCS Rizzoli Libri S.p.A. Milano)