Ascoltate Josè Saramago intervistato da Serena Dandini

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venerdì 25 giugno 2010

Arrivano le caporali

Nelle campagne siciliane il fenomeno del caporalato si tinge di rosa.
Sono donne che gestiscono altre donne, guadagnano 5 mila euro l’anno in più e lavorano sette giorni su sette, per conto del datore di lavoro.
Il comune capofila è
Rosolini, 20 mila anime nel siracusano agricolo, tra Cassibile e Pachino.
Il metodo è quello ereditato dai colleghi uomini.
La mattina delle caporali inizia alle quattro. Un pulmino carica 20 ragazze di origine rumena per portarle nei campi a raccogliere i fantomatici pomodorini di Pachino o le zucchine nei tunnel, piccole serre alte 80 centimetri. In casi di maltempo però si rivolgono ingenuamente al sindacato per chiedere assistenza.

“E’ venuta una ragazza - racconta Enzo Pirosa segretario della Flai rosolinese - che voleva aiuto perché le braccianti dell’est non volevano lavorare a causa della pioggia. Ha raccontato di avere affittato una casa dove le ospitava. Siamo intervenuti e bloccato lo sfruttamento. La paura però è che oltre a questo vi fosse altro. C’è una certa ingenuità nel
le caporali che, in balia dello sfruttatore, per 5 o 6 mila euro in più l’anno diventano delle sfruttatrici nei confronti delle colleghe”.

Le donne sono le nuove protagoniste della filiera agroindustriale siciliana, dalla raccolta al packaging rappresentano l’anello fondamentale della fascia trasformata. E spesso allietano anche le serate di padroncini e amici produttori.

A Vittoria
, nel ragusano, terra rossa e di lotte contadine, sono in voga i “festini agricoli”.

Sono serate - spiega don Beniamino Sacco che gestisce il centro di accoglienza per 70 migranti - dove il datore di lavoro, insieme ai suoi amici aiuta ad arrotondare il cachè delle lavoratrici che, per otto ore di lavoro, guadagnano fino a 20 euro, con la serata arrotondano a 30. Sono veri e propri fenomeni di abuso. Una prestazione di natura sessuale aggiunge 10 euro alla giornata. Si tratta di un fenomeno difficile da quantificare - conclude - quello visibile è circa il 15 per cento”. Le donne di origine rumena a Vittoria sono circa 2500, mentre i migranti sono 12 mila, di cui 8 mila impiegati nelle campagne della cosiddetta fascia trasformata che va da Vittoria a Cassibile e comprende le due province di Ragusa e Siracusa.


E’ discordia tra patate e pomodori


L’immigrazione è un fenomeno stanziale nel sud est della Sicilia. La sola Rosolini ospita 820 lavoratori stranieri residenti, la percentuale più alta è quella marocchina (459), mentre i rumeni sono 98. Avola, Pachino, Portopalo, Ispica, Scicli su 8500 lavoratori agricoli contano 3 mila lavoratori migranti regolari. A questi però vanno aggiunti i lavoratori a cui non viene rinnovato il contratto di lavoro e, a causa della Bossi- Fini, alimentano la manodopera irregolare. Il lavoro nero è stimabile tra il 35-40 per cento. “C’è un fenomeno nuovo - dice Monia Gangarossa del Forum per l`immigrazione di Vittoria - per cui i magrebini stanno perdendo il proprio posto di lavoro perché
i proprietari delle aziende prediligono i rumeni e le rumene che costano meno, in media 15-20 euro, e non hanno il problema del permesso di soggiorno. La comunità tunisina al contrario è strutturata, ma negli ultimi dieci mesi hanno perso il posto di lavoro. Attraverso il Forum vorremmo anticipare lo scoppio di un conflitto sociale”.

Il contrasto tra migranti del maghreb e neocomunitari caratterizza tutta la fascia produttiva delle due province siciliane. “Sono senza lavoro da dicembre - racconta Aziz di Casablanca che dorme nella tendopoli di Cassibile -. Vivo a Ragusa dal ’90 e ho sempre lavorato in un`azienda di Modica che lo scorso inverno mi ha licenziato perché parlavo troppo. Mi pagava 42 euro al giorno, ma il salario mi arrivava un mese sì e uno no. Ho una famiglia numerosa e quindi ho chiesto un pagamento più regolare. Così mi ha buttato fuori e preso un altro lavoratore rumeno. Per questo sono costretto a venire a Cassibile, ma fino ad ora ho lavorato solo due volte”.

Per raccogliere 500 quintali di patate, ad esempio, ci vogliono trenta operai, se la produzione della patata peggiora per raccoglierla ci vogliono 50 persone. La giornata lavorativa di otto ore, per un magrebino, è retribuita da 35 a 50 euro. Se per i lavoratori regolari è prassi, per gli irregolari i salari minimi, garantiti dal contratto, rappresentano una chimera. I lavoratori più vulnerabili sono quelli senza contratto. Ricattabili e senza diritti vivono sulla propria pelle la selezione dei caporali che, ogni mattina alle 5, raccolgono braccia da sfruttare nei campi. I caporali eseguono gli ordini degli imprenditori e ricevono 35 euro per gli operai da impiegare.

I lavoratori scelti versano tre euro per il trasporto e cinque per l’ingaggio. Molti lavorano anche la domenica. Sono soprattutto marocchini senza contratto, partono con i camion per i mercati di Siracusa e di Catania. Aija è sudanese, 26 anni, per lo Stato è un clandestino e non gli è permesso dormire nella tendopoli della Croce Rossa. I braccianti agricoli, senza permesso di soggiorno, rappresentano una risorsa per molti imprenditori che abbattono il costo del lavoro.

"Vivo in un casolare a pochi chilometri dal centro di Cassibile - racconta Aija -. Siamo in 40 e dormiamo in quattro stanze. I materassi sono a terra, ma abbiamo anche una cucina. Per lavorare nei campi ci pagano 30 euro al giorno, dalle sei alle due del pomeriggio". Se Aija avesse un permesso di soggiorno le sue braccia costerebbero almeno 20 euro in più. Il prezzo delle patate si è dimezzato nel corso del 2009 e di conseguenza anche la presenza straniera che “quest’anno arriva a 350 - dice Gianpaolo Crespi della Rete Antirazzista - di questi 150 dormono nella tendopoli. Al di fuori del campo, c’è una realtà che molti non vedono”.

La tendopoli è il frutto di un protocollo tra Prefettura, sindacati, associazioni ed enti locali e prevede, inoltre, che i datori di lavoro diano un alloggio al lavoratore. All’interno del campo possono alloggiare soltanto gli stranieri regolari. I volontari della Croce Rossa registrano i nomi. L’accesso al campo è sottoposto a regole ferree, per entrare o uscire i migranti devono presentare il tesserino di riconoscimento assegnato loro nel momento della prima registrazione. Chi non ha il permesso di soggiorno non può essere ospitato e trova rifugio tra le campagne circostanti, nei cascinali abbandonati.


Da Mantova a Rosolini per essere competitivi


Dal 1984 un’azienda agricola del mantovano promette qualità, genuinità e garanzia. A pagare il caro prezzo delle tre promesse commerciali sono, però, i lavoratori. E non quelli impiegati nella sede del mantovano, ma gli stranieri delle serre-tunnel del Siracusano.
A Pachino l’azienda venuta dal Nord lavora da molti anni. A sentire i migranti che ci lavorano i loro diritti rappresentano un costo accessorio. "Mi pagano 40 euro al giorno, ma non sempre sono precisi nei pagamenti - si altera Mohamed che da due anni lavora nei tunnel della ditta -. Per contratto dovremmo lavorare otto ore, in realtà ci obbligano a farne nove ore e mezza senza lo straordinario. Se arriviamo in ritardo, il padrone, detrae mezz’ora di paga oraria e per tre giorni non ci chiama a lavoro".

L’azienda applica il Cpl (Contratto provinciale di lavoro) di Chieti che prevede una paga più bassa rispetto a quello del siracusano".
La raccolta delle zucchine e dei meloni nei tunnel è l’anticamera dell’inferno. Durante i mesi estivi si raggiungono temperature elevate, fino a ottanta gradi con percentuali di umidità che toccano il 95 per cento. Sarebbero necessarie delle accortezze particolari per tutelare la vita del lavoratore. Ma la pausa di cui godono i migranti impegnati nella raccolta è di un’ora, ogni otto di asfissiante lavoro, e i dispositivi di sicurezza individuali sono a carico dei lavoratori stessi.

"Guanti e mascherine per ripararci dalle inalazioni dobbiamo comprarceli, il datore ha stabilito così - spiega Mohamed". Dalle descrizioni dei lavoratori e dei sindacati l’azienda e` totalmente indifferente alle sofferenze dei lavoratori, qualcuno in paese non utilizza mezzi termini nell’etichettarla con il termine di “negrieri”.
Nel 2006 è morto un pachinese impegnato nella raccolta delle zucchine. Infarto, ha fatto sapere l’azienda. Ma sindacato e colleghi di lavoro la pensano diversamente. L’operaio sarebbe morto per avere inalato, all’interno del tunnel di plastica, fumi degli anticrittogamici.


Cresce la produzione, diminuisce l’occupazione regolare

Nella fascia produttiva del siracusano, nonostante la crisi economica, il prodotto lordo vendibile è aumentato del 20 per cento. "Da un lato aumenta la produzione e dall’altro si abbassa il numero dei lavoratori, di conseguenza esiste una fascia grigia - fa notare Enzo Pirosa - la forza lavoro è scesa in provincia da 13 a 10 mila. Il lavoro nero è stimabile tra il 35-40 per cento. Al sommerso della manodopera si accosta l’evasione contributiva fiscale che accade all’80 per cento dei lavoratori immigrati, ma dalla quale non sono immuni neppure gli italiani. Abbiamo spinto come Flai Cgil affinché le grosse aziende assumano con contratti a tempo indeterminato per garantire uno stipendio fisso e la tutela del lavoratore.

Ma non tutti accettano il tempo indeterminato perché gli farebbe perdere l’indennità di disoccupazione agricola. In realtà non considerano i vantaggi a lungo termine, come una pensione dignitosa, che offre un contratto a tempo indeterminato. Certamente si potrebbe partire con le grosse aziende”.
A Pachino la cooperativa Aurora, ad esempio, garantisce ai lavoratori contratti fissi. Una realtà nata da 16 piccoli produttori, ora 100, che hanno scelto di associarsi per superare le barriere del libero mercato. Ci lavorano 12 operai a tempo indeterminato e 50 stagionali. La sua è una storia al femminile, dove il lavoro delle donne ha contribuito sia alla crescita aziendale che al difficile percorso di emancipazione, delle donne di queste terre ricche di “oro rosso”.

Lavorazione e confezionamento del prodotto sono state affidate alle donne. "Nei locali della cooperativa lavorano molti pachinesi - sottolinea Salvatore Dell’Arte, presidente dell’Aurora-. I contratti prevedono 6 euro l’ora più l’ingaggio previsto dai contratti della cooperazione. La nostra trasparenza si scontra con una realtà disomogenea fatta di Cpl diversi da provincia a provincia, avviene così che a Ragusa il costo orario previsto per un operaio è di 4 euro e 80 centesimi. E inoltre ci dobbiamo confrontare con la concorrenza sleale dei produttori". Per non scaricare sui lavoratori la mannaia della competitività, il modello cooperativo potrebbe essere una valida alternativa, anche nelle terre del sud Italia.

"Associarsi e creare una cooperativa conviene- specifica- si eliminano i passaggi intermedi riducendo i costi". La catena produttiva inizia nelle terre dei piccoli coltivatori diretti soci della cooperativa che, raccolti i pomodori, li portano nei magazzini. Una volta confezionati partono per i mercati nazionali. Coop Italia è tra i maggiori acquirenti dell’Aurora. "Per un chilo di prodotto lavorato sosteniamo 1 euro e 20 centesimi di spese - spiega il presidente -. Il trasporto su gomma è uno dei costi che grava maggiormente sui nostri bilanci. Se la Regione Sicilia si decidesse a eliminare le accise sul carburante i costi diminuirebbero di molto. A queste si aggiunge l’aumento, pari al 15 per cento, del costo di produzione e la crisi della redditività delle aziende associate, calata del 30 per cento.

Se il prodotto non viene venduto direttamente alla grande distribuzione, viene ceduto ai mercati generali a prezzi più bassi. Un chilo di ciliegino pachino costa a Coop Italia 1 euro e 80 centesimi, nel supermercato, mezzo chilo dello stesso prodotto, arriva a costare 3 euro e 50" - conclude Dell’Arte. Chi ci guadagna? I sensali, mediatori siciliani, incidono nell’aumento del prezzo finale a discapito del guadagno dei produttori. Quella del mediatore è una figura storicamente parassitaria e non regolata, che ricorda la guardiania dei campi della mafia agricola. I mediatori propongono direttamente i prezzi di acquisto della merce e raramente l’imprenditore è in grado di rifiutare, trattiene inoltre una percentuale non prevista da alcuna normativa in materia.
Lavoro fittizio, falsi braccianti, lavoratori veri e controllori distratti

A Vittoria gli ultimi blitz nelle campagne dell’ispettorato del lavoro risalgono al 2007. "Tre anni fa la polizia aveva fatto tre blitz nelle campagne che hanno dato importanti risultati - spiega Giovanni Consolino, del Forum per l’immigrazione vittoriese -. Dopo questi interventi, definiti dalla Confindustria come freno alla filiera, non ne sono stati più effettuati. Ora stanno ricominciando perché Rosarno ha messo un po’ di paura". Scarsi controlli dovuti anche al poco personale ispettivo della Direzione provinciale del lavoro in molte province siciliane. Nel nisseno gli ispettori del lavoro sono soltanto due.

“C’è qualcosa che non quadra - dice Pino Cultraro segretario Flai Caltanissetta - il prezzo non è crollato sul prodotto finale. E’ evidente che si sta risparmiando sul costo del lavoro, tanto da fare parlare di lavoro fittizio”. Il perverso meccanismo è storia di altri tempi che ha tre protagonisti. I proprietari delle aziende fanno lavorare in nero i migranti senza versare i contributi che, invece, vengono sistematicamente venduti ai falsi braccianti agricoli per 10-15 euro a contributo. Morale della storia: loro avranno l’indennità previdenziale“.

Ci guadagnano tutti - continua Cultraro - tranne il lavoratore. Perchè l’azienda passa per quella che paga i contributi, il falso bracciante percepisce l’indennità di disoccupazione agricola, il lavoratore, invece continua a lavorare in nero e senza tutele. Il fenomeno visibile, attualmente è del 30 per cento”. Ai controlli dell’Inps però non ci sono differenze perché una volta scoperta l’azienda l’indennità viene bloccata per tutti, anche per i lavoratori veri. Questi ultimi pagano da sé i contributi necessari per percepire l’indennità di disoccupazione agricola.

“Tu vuoi lavorare da me? Dato che posso avere manodopera anche a 20 euro, posso pagarti fino a 30 euro però ti paghi tu i contributi”. In provincia di Caltanissetta, tra carciofeti e grano, il mercato del lavoro si svolge nei bar dei paesi. Non c’è il caporale ma lo stesso titolare della ditta che va a prendere gli stranieri che ogni tre giorni vengono venduti da un’azienda all’altra per evitare denunce e controlli.
Per le donne? Il sistema di selezione è fisico. “Le aziende - conclude il segretario - si contendono le più carine”.

Fonte: http://www.terrelibere.org

domenica 2 maggio 2010

AAA STUPRI ITALIANI VENDESI

Saverio Tommasi (http://www.saveriotommasi.it/) ha scoperto l'esistenza di un fiorente commercio di video pornografici ( N.B. le produzioni sono quasi tutte italiane) basati sulla rappresentazione di stupri e violenze sessuali.
Case di produzione, registi e siti internet che si arricchiscono tramite la banalizzazione e la mercificazione dello stupro.

SaverioTommasi ha prodotto un video nel quale vengono riportati anche i titoli e le trame di questi film "bestiali"
Il video inchiesta si conclude con un intervento di Teresa Bruno, psicologa e psicoterapeuta impegnata nel supporto alle donne che hanno subito violenza. Lavora con l'associazione Artemisia (Firenze).




L'intervista completa alla dottoressa Teresa Bruno.



Non penso che il problema sia l'incitamento all'emulazione, perchè un uomo con una sessualità sana non acquisterebbe mai simile porcate. Il problema è che esistono delle "persone" come gli autori di queste orrende storie che si permettono di asserire che : " SONO TANTE LE DONNE CHE SPERANO UN GIORNO DI ESSERE VIOLENTATE".
Io, da buona madre, sarei venuta a trovarti " PORCO " e, due calci sulle palle non te li avrebbe evitati nessuno!

Divulgate il video-inchiesta, mi raccomando!


lunedì 8 marzo 2010

Mimose? No, grazie!

Come ogni 8 marzo, il sistema sociale e politico in cui viviamo concede a tutte le donne una giornata a loro dedicata, festeggiando la loro esistenza e riconoscendo la loro dignità. Sfruttata, umiliata e sottomessa in tutto il mondo e in tutti gli ambiti per trecentosessantacinque giorni all’anno, durante questa giornata ogni donna può però finalmente proclamare ad alta voce ciò che il sistema le suggerisce all’orecchio, ovvero il raggiungimento della tanto agognata emancipazione.
Un’emancipazione ovviamente illusoria e limitata entro i paletti delle logiche patriarcali e maschiliste che tracciano i confini sociali, culturali e sessuali oltre i quali non è concesso andare. Ci sono ruoli molto precisi ai quali ogni donna deve attenersi per godere di una libertà compatibile con il sistema: mamma, moglie, amante o oggetto sessuale. Ciò che importa è che le donne non ragionino con la loro testa e interpretino docilmente il ruolo che i maschi impongono loro anche attraverso i modelli propinati dalla TV e dalla pubblicità.
Se, ad esempio, si tratta di soddisfare il desiderio maschile di una donna sempre pronta e disponibile, l’emancipazione femminile viene incoraggiata sotto le mentite spoglie di una libertà che è solo mercificazione del corpo e della sessualità. Ma questa presunta libertà torna immediatamente a restringersi quando le donna rivendica la propria autodeterminazione a decidere sul proprio corpo e sulla propria vita, come davanti alla possibilità di scegliere se portare avanti o meno una gravidanza.

Il nostro pensiero, oggi che è l’8 marzo, va a tutte le donne in ogni angolo del mondo, alle donne ricattate dalle provocazioni e dalle violenze di mariti e fidanzati autoritari, a quelle che subiscono il moralismo dei preti e dei benpensanti, a quelle che si prostituiscono per vivere, a quelle che non trovano lavoro, a quelle che non ce la fanno ad alzare la testa.
Il nostro pensiero va alle donne immigrate che vivono una doppia condizione di discriminazione come le coraggiose ragazze africane "Joey, Florence e le altre" che l’anno scorso hanno partecipato alla rivolta nel Centro di identificazione ed espulsione di Milano, hanno denunciato un tentativo di stupro da parte di un commissario di polizia, sono state rinchiuse in carcere e, scontata la pena, sono state nuovamente deportate in altri Centri di detenzione per immigrati.

Se non si comprende che la libertà delle donne è "nella sua essenza" la libertà di tutti, allora non sarà possibile raggiungere una vera emancipazione.
Fin quando anche una sola donna sarà oppressa, svilita, umiliata, tutta la società non potrà dirsi veramente libera.
(Coordinamento Per la Pace, Trapani - pubblicato su http://a.marsala.it)


È donna. Pestata dal Branco.

Otto marzo: basta con le ipocrisie!





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giovedì 5 marzo 2009

8 marzo - Giornata internazionale delle donne

L'8 marzo 1857 a New York, centinaia di operaie delle aziende tessili manifestarono per ottenere migliori condizioni lavorative, riduzione dell'orario di lavoro e parità di diritti tra uomini e donne.
Cinquantuno anni dopo, l'8 marzo 1908, 15 mila operaie tessili marciarono di nuovo a New York chiedendo, questa volta, il diritto di voto, la chiusura definitiva delle cosiddette "fabbriche del sudore" e l'abolizione del lavoro minorile.

Oggi la Giornata internazionale delle donne è ricordata in tutto il mondo, è celebrata dalle Nazioni Unite e in molti paesi è considerata festa nazionale.

Nell'ultimo secolo lo scenario relativo ai diritti delle donne è mutato drasticamente.
Sono diventate protagoniste attive dei processi decisionali e hanno realizzato passi significativi verso l'eguaglianza economica. A livello globale esistono trattati giuridicamente vincolanti che proteggono e promuovono i loro diritti.

Tuttavia le donne continuano a essere vittime di violenza, in particolare violenza sessuale, diffusa in modo preoccupante.

In tempo di guerra, sono spesso considerate veri e propri obiettivi militari.
Si stima che, durante il conflitto armato in Sierra Leone (1991-2002), almeno una donna/ragazza su tre abbia subito uno stupro o altre forme di violenza sessuale, da parte di tutti i principali attori degli scontri: forze governative, combattenti civili e fazioni armate avversarie.

La violenza sessuale è anche strettamente collegata al circolo vizioso che si crea tra povertà e insicurezza.
A Haiti, per esempio, molte ragazze non possono permettersi di pagare le tasse scolastiche e sono quindi costrette a sottostare ad abusi sessuali e violenze in cambio di regali o soldi per garantirsi l'istruzione. Altre rimangono vittime di violenza sessuale mentre percorrono strade poco o per nulla illuminate.

Le donne artefici del cambiamento


Sebbene nel mondo dilaghino l'insicurezza e la violenza contro le donne, sono proprio loro che, superando enormi ostacoli, hanno ottenuto cambiamenti positivi per l'intera società.

In Liberia, le donne che hanno combattuto come bambine-soldato stanno ora lavorando affinché tutte coloro che hanno subito violenza durante i conflitti armati (1989-1997 e 1999-2003) ottengano giustizia. Si stima che le donne rappresentassero oltre il 30 per cento delle forze armate. Durante il conflitto, Florence Ballah e Jackie Redd sono state portate via dalle loro abitazioni e hanno combattuto per fazioni rivali, adesso si sono unite e lottano per fare in modo che le donne della Liberia abbiano una vita migliore.

In Nepal, la violenza sulle donne è un fenomeno molto diffuso sebbene, a seguito della caduta della monarchia nel 2006, alcuni cambiamenti positivi siano avvenuti, soprattutto per quanto riguarda la presenza femminile nella sfera pubblica. Le donne che lottano in difesa dei diritti umani e contro ogni forma di violenza però sono ancora vittime di molestie e intimidazioni da parte di attori statali e non.

In Iran, le attiviste della Campagna per l'uguaglianza lottano perché venga messa fine alla discriminazione legale delle donne. Sono spesso vittime di attacchi da parte del governo: nel 2008, Parvin Ardalan, Nahid Keshavarz, Jelveh Javaheri e Maryam Hosseinkhah sono state condannate a sei mesi di carcere. Dal 2006 oltre 50 attiviste sono state detenute dalle autorità e a molte è stato vietato di lasciare il paese. Nonostante ciò, la loro lotta per il cambiamento continua.

In ogni paese donne coraggiose e determinate lavorano per costruire un mondo migliore.
Le loro voci devono essere ascoltate.
Il loro contributo deve essere riconosciuto e incoraggiato.
Le violazioni dei diritti umani non possono essere fermate senza un'attiva partecipazione di chi ha subito in prima persona la violenza.
La violenza di genere colpisce donne di ogni età, classe sociale, religione, paese ed etnia.


Comprende tutti quegli abusi subiti dalle donne in casa o nel contesto familiare, da parte degli uomini con i quali condividono le loro vite. La violenza domestica si manifesta in varie forme: abusi fisici e psicologici, atti di violenza o tortura, stupro coniugale, incesto, matrimoni forzati o prematuri, delitti d'onore. Il 70% di donne vittime di omicidio sono state uccise da partner o ex partner (Organizzazione Mondiale della Sanità).

La violenza nella comunità

Donne comprate e vendute Si stima che le donne vittime della tratta, avviate al mercato della prostituzione, siano 500.000 nella sola Europa occidentale. La situazione delle vittime di tratta può essere definita in molti casi schiavitù. Le violazioni subite possono includere l'uso della violenza fisica, lo stupro, le minacce psicologiche, la reclusione, il sequestro del passaporto e del denaro.


Le mutilazioni genitali femminili sono pratiche tradizionali che hanno gravissime conseguenze sia fisiche che psicologiche per le donne e le bambine che vi sono sottoposte, che si stima siano 135 milioni nel mondo. Queste pratiche sono diffuse in molti paesi africani, in alcune zone della penisola arabica e dell'Indonesia e all'interno di alcune comunità immigrate in Europa, America e Oceania.


Abusi nei conflitti armati
Nelle situazioni di guerra le donne sono esposte a sistematiche violazioni dei loro diritti. Lo stupro non è un incidente di guerra, un "danno collaterale", ma uno strumento di terrore utilizzato con precisi fini dai soldati e da altri combattenti: terrorizzare le donne, colpire il nemico nell'onore, destabilizzare la società e annientarne la resistenza, "premiare" i soldati, estorcere informazioni.

Amnesty International celebra la lotta delle donne attraverso i secoli per ottenere uguaglianza e giustizia

L'8 marzo 2009 - Giornata internazionale delle donne: Amnesty International celebra la lotta delle donne attraverso i secoli per ottenere uguaglianza e giustizia.

L'8 marzo aggiungi la tua voce a quella di Amnesty International.

Firma perchè i diritti delle donne in Grecia, Venezuela, Haiti, Messico e Sudafrica siano rispettati!

Firma qui tutti i 10 appelli della campagna, GRAZIE!
N.B. Clicca su ogni storia, firma e passa a quella successiva... mi raccomando tutte e dieci.


FONTE: AMNESTY ITALIA

domenica 25 gennaio 2009

Gli stupratori sanno scegliere: solo belle ragazze "italiane"!

"Ci vorrebbero tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane!"

- lo ha detto il premier berlusconi, non il panettiere sotto casa. Lo ha detto a proposito della proposta altrettanto offensiva di mandare giu' in strada una carrettata di militari per sorvegliarci tutte. Tutto ciò accadeva mentre i fascisti di forza nuova aggredivano stranieri a casaccio e mentre continuava il rastrellamento dei campi rom alla ricerca di possibili sospetti per lo stupro di guidonia e del quartaccio. Erano rom, si. Lo hanno deciso loro. E gli stupri e le violenze si fanno tutti in strada. In famiglia nulla. Anche questo lo hanno deciso loro.

Il premier che è il più serio della banda e voleva mostrare di avere molto a cuore la faccenda se ne è uscito con una battuta "simpatica", una delle sue. Di quelle che tu non capisci se c'e' o ci fa, tanto ti senti profondamente offesa.

Il premier a fronte del milione e passa di donne l'anno massacrate in italia, centinaia uccise, la maggior parte in casa, in famiglia, ha una voglia matta di scherzarci su. Così tira fuori tutto il suo charme e ci regala un'altra perla all'altezza della battuta della precarietà risolvibile con un buon matrimonio.

Ci vogliono troppi soldati per quante sono le belle donne italiane? Che problema c'e'. Facciamo due conti. Anzi un bel casting. Le straniere le lasciamo agli stupratori che di quelle non ce ne frega niente, giusto? Qui si tratta solo di difendere l'orgoglio patriottico della nazione, mica pippoli. Di brutte se ne trovano a iosa. A noi che abbiamo giusto un culo e due tette, il militare di sorveglianza non serve. A noi che fa lustro "giusto" il cervello, ci servirebbe istruzione, formazione, lavoro, opportunità. Siamo la maggioranza e dunque il problema e bell'e risolto. Quelle belle che hanno passato il casting si possono rinchiudere tutte in un mega grande fratello mentre noi brutte le guardiamo a tenersi compagnia coi soldatini. Chissà che audience: la bella e il suo bodyguard.

Perchè è appurato che gli stupratori hanno un gran gusto e che quando escono fuori in cerca di qualcuna da stuprare prima vanno a vedere i provini del casting mediaset. Quelle "brutte" non "meritano" di essere stuprate. Macchè. Proprio come disse quel militare del g8 a bolzaneto mentre ci chiamava capre malate. E anche voi, belle mie, ma non vi rendete conto. Uscire fuori la sera vuol dire fare spendere tanti soldi alla comunità. Bisogna che restate dentro perchè lo stato non può fornire un soldato per ciascuna di noi. Il problema si risolve solo così: Su questo loro non hanno dubbi.

Quante risate presidente berlusconi, come ci divertiamo noi a contare le vittime mentre vediamo che il suo governo taglia fondi, non decide, ci offre in pasto una ministra delle pari opportunità tutta da ridere. Davvero tanto divertente.

Così giusto per divertirla le offriamo una rassegna di violenze accadute solo nella giornata del 24 gennaio. E poi la lasciamo alle sue battute misogine, sessiste, che sono origine culturale di tanti stupri e partecipiamo ad una delle tante iniziative serie che da qui in avanti, come sempre, saranno dedicate al tema della violenza contro le donne.

La prima domani 26 gennaio al Quartaccio.

Si diverta presidente, si diverta.

Tanto il suo stipendio lo paghiamo noi.


PALERMO. Un padre approfitta dell’assenza della moglie per tentare l’abuso sulla figlia appena dodicenne. La ragazzina, però, ha raccontato tutto e l’uomo è finito in carcere. Secondo quanto ricostruito dalla stessa ragazza, il padre, approfittando dell'assenza della moglie in ospedale per accudire un altro figlio, ha tentato di violentare la figlia piccola, ma la bambina e' riuscita ad evitare il peggio. L'episodio si sarebbe ripetuto piu' volte A Termini Imerese.

BRESCIA. Una ragazza di 19 anni è stata violentata in casa da tre sconosciuti. La donna, di origine romena, aveva aperto la porta per il mancato funzionamento del citofono ma, invece del fidanzato, sulla soglie c’erano tre uomini che l’hanno picchiata e stuprata. Pur dolorante, la donna, sfruttando una distrazione dei violentatori, è corsa fuori dall'abitazione, salendo su un taxi, chiedendo all'autista di partire subito.

UDINE. La polizia ferroviaria ha arrestato un italiano e un tunisino, avevano molestato una donna presente nell'atrio della stazione

GENOVA. Una donna di 30 anni ha denunciato alla polizia di essere stata aggredita, violentata e rapinata nel centro storico di Genova. Lo stupro sarebbe avvenuto alle 2 della notte tra venerdì e sabato della scorsa settimana.

NAPOLI. Ha violentato, per anni, le figlie di sua sorella, due bimbe di 8 e 5 anni: è stato arrestato. Contro di lui, oggi 28 anni e all'epoca dei fatti 23enne, gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale continuata. L'uomo che, a Poggioerale, alla periferia di Napoli, viveva insieme a sua sorella, di notte, prendeva, a turno, le bimbe dal loro letto e le portava nel suo per abusare di loro: una violenza che è durata anni, di sicuro dal 2004 al 2006. Le bimbe hanno nascosto tutto, per paura di ritorsioni da parte dello zio nei loro confronti e della loro madre, fino a quando, in seguito ad una segnalazione, sono scattate le indagini.

GUIDONIA. Cinque uomini hanno aggredito una coppia di fidanzati a Guidonia, vicino a Roma, violentando la ragazza e picchiando il suo compagno.


"Decalogo per donne stuprate"


Dalle sentenze, dai provvedimenti, dalle affermazioni di rappresentanti istituzionali, dall'orientamento culturale, dalle reazioni, dai metodi attraverso i quali l'informazione tratta questo argomento, ho tratto un decalogo che può essere utilissimo ad ogni donna stuprata. Abbiate pazienza: se queste cose le sapete prima, è meglio.

Dopo uno stupro, quando farete la denuncia, dovete sapere che succederà questo:

1 - Se lo stupro avverrà in casa vostra, se è stato vostro marito o il vostro fidanzato a stuprarvi e soprattutto se l'uomo che vi ha stuprato non è "straniero" sappiate che nessuno si occuperà di voi.

2 - Se lo stupro avverrà fuori casa e ne sarà responsabile un italiano sappiate che tutti vi diranno che un po' è colpa vostra, che ve la siete voluta e che avevate sicuramente un piano perverso per fare cattiverie al vostro stupratore.

3 - Se lo stupro avviene fuori casa ed è un italiano ricordatevi che tutti cercheranno di giustificarlo: diranno che è depresso, malato, che è stato colto da un raptus o che era sotto l'effetto di strane droghe che lo hanno trasformato da potenziale candidato al premio nobel per il rispetto dei diritti umani a efferato criminale femminicida.

4 - Se lo stupro avviene fuori casa ed è uno straniero ricordatevi che a nessuno comunque importerà di voi. Tutti saranno felici di strumentalizzarvi per realizzare piani politici razzisti e fascisti contro tutti gli immigrati, le immigrate finanche i bambini e le bambine di etnie diverse dalla nostra.

5 - Se lo stupro avviene fuori casa ed è uno straniero, qualunque sia l'amministrazione comunale o governativa in carica, sentirete sempre parlare di una parola della quale voi avete perso il senso: "sicurezza". Nessuno vi chiederà come mai eravate costretta a prendere il tram, il bus, la metro in periferia a tarda ora. Nessuno si interrogherà sulla vostra situazione economica. Nessuno si chiederà come mai voi avete persino difficoltà a pagarvi un avvocato. Ma tutti vi chiederanno di riconoscere che l'aministrazione in carica sta attuando grandissimi piani per la sicurezza dei cittadini.

6 - Se lo stupro avviene fuori casa ed è un italiano sappiate che nel momento in cui voi vi lamenterete perchè il vostro stupratore è stato trattato con troppo riguardo, perchè tutti provano a giustificarne i gesti e nessuno riconosce in voi effettivamente una vera vittima allora strumentalizzeranno tutto questo per dimostrare che è necessario che i giudici siano messi sotto controllo dal governo e dunque che si ritiene indispensabile una riforma della giustizia che renda più semplice a potenti, ricchi, cavalieri, uscire fuori dalle proprie disavventure giudiziarie senza perdere molto tempo.

7 - Se lo stupro avviene fuori casa ed è uno straniero potreste trovarvi a sentire parlare di "ronde" e di "certezza della pena". Nessuno vi dirà mai che le ronde sono gruppi di persone che si dilettano in giri di controllo dei quartieri per trovare esseri umani dalla pelle di colore diverso dalla loro e pestarli a sangue. Nessuno vi dirà mai che la certezza della pena non vi regala alcuna autonomia. Nessuno vi parlerà mai di "certezza del reddito".

8 - Se lo stupro avviene fuori casa ed è straniero sappiate che ci sono nazionalità precise non gradite al governo in carica: quella rumena, araba, nord e sud africana. Se vi stupra un americano o un europeo la vostra storia non troverà spazio in nessuna fonte di informazione o quasi.

9 - In qualunque luogo avvenga lo stupro sappiate che le fonti di informazione ufficiali solitamente vi tratteranno: a) da puttana; b) da povera vittima che ha bisogno del soccorso del macho forte; c) da persona che vive in un ambiente degradato "ove maturano questo tipo di reati"; d) da vittima al servizio del governo di destra o di centro-sinistra, eguali nelle strategie sulla "sicurezza" mirate alla limitazione della libertà dei cittadini e delle cittadine.

10 - Dopo lo stupro avrete la sensazione di essere stata stuprata altre mille volte da tutte le persone che vi hanno usata e vi hanno inflitto violenza per gli scopi più svariati. Potreste chiedervi se avete fatto bene a denunciare, se effettivamente questo era il modo attraverso il quale voi volevate superare la vostra gravissima esperienza, se non era meglio che ve ne stavate chiuse in casa per non incontrare quello che vi ha stuprato la prima volta e tutti gli altri che a turno hanno continuato senza pietà a usarvi per i loro fini. Potreste chiedervi tutto questo ma innanzitutto continuate a ricordare che voi siete più importanti di tutti i fottuti e disumani stronzi che vi girano attorno come avvoltoi in attesa che il vostro cadavere gli sia utile per giustificare qualunque altra cosa.

Ecco, sapute tutte queste cose, semmai vi capitasse di essere stuprate potete immaginare alcune soluzioni: a) denunciare e rivolgersi immediatamente ad un centro antiviolenza laico che vi tutelerà da qualunque forma di strumentalizzazione e si occuperà di voi - senza mai attribuirvi la "colpa" di nulla - qualunque sia la provenienza, la collocazione sociale, la posizione economica, del vostro stupratore; b) espatriare verso stati come la Spagna che affrontano la questione in maniera assai più civile; c) fare un corso di autodifesa, formare una pink gang e difendervi da sole da chiunque.

FONTE : ( Femminismo a Sud )




lunedì 24 novembre 2008

25 Novembre 2008: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne

La violenza contro le donne e le ragazze continua con la stessa intensità in ogni continente, Paese e cultura. Questa impone un devastante dazio sulla vita delle donne, sulle loro famiglie e sull’intera società. La maggior parte delle società proibiscono questo genere di violenza – in realtà questa è ancora troppo spesso coperta o tacitamente condonata.”
(Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, 8 marzo 2007).



Solo nel 2006, secondo i dati Istat, le donne italiane vittime di violenza sono state 1 milione e 150 mila pari al 5,4% del totale. Il 3,5% ha subito violenza sessuale, il 2,7% violenza fisica; 74 mila (0,3%) invece le donne che hanno subito stupri o tentativi di stupri. Nella maggior parte dei casi la violenza sessuale e' stata opera del partner (69,7%) o di un conoscente (17,4%), mentre nel 6,2% dei casi di uno sconosciuto. Sono 1 milione e 400 mila le ragazze che hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni.



Perché il 25 Novembre è il Giorno contro la Violenza verso la Donna?

Quarantacinque anni fa Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, eroine della lotta di liberazione della Repubblica Dominicana dal dittatore Trujillo, che mantenne il paese dominicano nell’arretratezza per 30 anni, nell'ignoranza e nel caos. (1930-1961), andarono a visitare i loro mariti alla prigione, in compagnia della sorella Patria. Furono intercettate in un posto solitario della strada da agenti del Servizio Militare di Intelligenza. Condotte ad un canneto vicino, furono oggetto delle più crudeli torture, prima di essere vittime di quello che si è considerato il crimine più orripilante della storia dominicana. Coperte di sangue, massacrate a colpi, strangolate, furono messe nuovamente nel veicolo nel quale viaggiavano e gettate in un precipizio, con la finalità di simulare un incidente. L'assassinio delle sorelle Mirabal produsse un gran sentimento di dolore in tutto il paese, ma servì per fortificare lo spirito patriottico di un paese desideroso di stabilire un governo democratico che garantisse il rispetto alla dignità umana.
La memoria di queste coraggiose sorelle, martiri che rischiarono le loro vite e le diedero, effettivamente per la causa della donna ci riempie di speranza e ci dà forza per continuare a lottare per una società ugualitaria nella quale donne ed uomini possano vivere in fraternità umana.
Oggi sono il simbolo internazionale della battaglia contro la violenza alle donne. L’Onu ha reso indelebile il loro ricor
do nel 1998, proclamando il 25 novembre, anniversario della loro morte, la giornata internazionale contro la violenza alle donne. La bellezza e la vivacità delle quattro sorelle Mirabal, soprannominate ‘las mariposas’, le farfalle, sono ancora oggi ricordate in tutta l'America Latina e nel mondo.

365 giorni - dal 25.11.2008 al 25.11.2009 - da Niscemi a Brescia

La Staffetta di donne contro la violenza sulle donne percorrerà l’Italia per un anno intero, a partire dalla giornata internazionale del 25 novembre; partirà da Niscemi, dove è stata assassinata Lorena e si concluderà a Brescia, dove è stata sgozzata Hiina.




Sarà un modo di dire a tutti forte e chiaro che tu, io, noi siamo unite e diciamo basta alla violenza.










NO


al donnicidio,
alla violenza familiare,
agli stupri,
ai maltrattamenti,

ai sequestri,
agli abusi,
alla molestia sessuale,
al machismo,
al sessismo,
ed a tutte le altre aggressioni che violano i diritti umani basilari, i diritti sessuali ed i diritti riproduttivi.

Perché continueremo a lottare fino a che riusciremo a vivere in tolleranza, in uguaglianza in realtà, in uguaglianza di diritto, in uguaglianza di opportunità ed in uguaglianza di genere.

Simbolo e testimone della Staffetta, che attraverserà l’Italia passando di mano in mano, è un’anfora con due manici, così che la possano portare due donne. Questo gesto di “portare insieme” vuol proprio significare l’importanza della relazione, della solidarietà, della vicinanza tra noi su tutti i temi che ci toccano profondamente.

In ogni luogo in cui la Staffetta passerà, le due donne che l’hanno avuta in consegna la consegneranno ad altre due, pubblicamente.

Le donne che aderiscono alla Staffetta, organizzeranno iniziative pubbliche, come dibattiti, mostre, seminari, proiezioni video.

L’anfora, al suo passaggio, diventerà una testimone “viva”, perché le donne potranno infilarvi un biglietto con i propri pensieri, immagini, denunce, parole.

la staffetta potrà essere seguita tappa dopo tappa, sul sito dell’Udi www.udinazionale.org

Fonti : http://www.udinazionale.org/

http://www.onuitalia.it/events/vio_donne08.php

lunedì 3 novembre 2008

Un mondo che va indietro



La notizia viene proposta senza vergogna né pietà, né facendo funzionare il cervello.

Viene proposta come una notizia simpatica e invece è l’ennesima testimonianza di un mondo che va indietro.

In Svizzera, nell’esclusiva località di Winterthur, un ristorante che si chiama "Storchen" propone pietanze realizzate con latte umano.

Le donne, che eufemisticamente vengono definite donatrici, vengono pagate 3,7 euro a poppata.

La balia è una figura importante della storia. Una vigorosa (e bisognosa) donna del popolo integrava l’alimentazione dei figli delle classi agiate liberando la madre dall’allattamento con motivazioni di salute o estetiche.

E’ una figura che aveva una sua collocazione anche affettiva importante in una società fondata sulla gerarchia. La democrazia, la diminuzione del numero dei figli e l’accrescere della giustizia sociale e della qualità della vita e della salute ha consegnato alla storia queste figure.

Adesso, in un mondo nel quale metà della popolazione mondiale è così povera da prendere in considerazione la possibilità di vendere organi del proprio corpo, ritorna la balia come farsa di se stessa. Donne povere, probabilmente immigrate, invece di nutrire i loro neonati, potranno scegliere di vendere il loro latte per alimentare perversioni culinarie di ricchi.

E’ il libero mercato, vero?

( dal sito di Gennaro Carotenuto)

venerdì 11 luglio 2008

DONNE in cerca di guai ?

Mentre ancora si parla di Federica Squarise , la ragazza padovana (20 anni) uccisa a Lloret de mar, dove sperava di trovare divertimento nella spensieratezza della gioventù...
Vuoi vedere che qualcuno dirà : la solita troietta sprovveduta che...!?

Ricoverata in prognosi riservata all'ospedale di Spoleto, per ferite da arma da fuoco provocatele dall'ex fidanzato, c'è Cinzia Martini (30 anni).
Il fidanzato"non sopportava di perderla". ( POVERINO!)

Le aggressioni e i femminicidi sono in spaventoso aumento e, la grande maggioranza di questi delitti senza castigo avvenga proprio tra le mura domestiche e per mano di familiari.

Madri, mogli, figlie, fidanzate, amanti, prostitute... donne.
Morte, non morti.
Erano donne, infatti, non uomini. E sono state uccise da violente mani maschili.
Molte erano giovani come gli eroi di Sapri, alcune quasi bambine. Altre erano di mezza età e altre ancora anziane: una di 78 anni. Molte non erano attraenti. Le loro vite non avevano nulla di eroico, a parte gli eroismi quotidiani, invisibili per gli uomini, di cui è fatta l' esistenza femminile. Non avevano utopie, o straordinari progetti di vita. Nemmeno erano femministe. Semplicemente, qualcuno le aveva messe al mondo - spesso, ma non sempre, in circostanze disagiate - e vivevano: vite, a volte, anche banali o infelici.
Molte sono morte nel senso fisico del termine: hanno smesso di respirare dopo essere state perseguitate, brutalizzate, stuprate, strangolate, accoltellate, uccise da pistole, martelli, bastoni, perfino da un lanciafiamme fabbricato in casa. Con accanimento, ferocia e furia difficilmente immaginabili tra esseri umani.
Molte altre, invece (e chissà se non sia peggio) sono morte "dentro": divenute mentalmente inerti, come vegetali. Incapaci di sorridere, di progettare, di amare. Il loro devastato paesaggio interiore è lunare, privo di vita.
Le loro storie sono "fatti di cronaca", ripresi, mese per mese, in un prezioso libro che non ha precedenti e che non c' è dubbio presto diventerà un importante strumento di lavoro: Amorosi assassini/ Storie di violenze sulla donne, che sta per uscire da Laterza (pagg. 261, euro 16). Ne sono autrici tredici donne del gruppo femminista Controparola. Le notizie, ordinate cronologicamente mese per mese nel 2006, sono state riscritte - per ogni capitolo, una a turno in modo più esteso - e si leggono come brevi pezzi di narrativa noir. Controparola, è composto, com' è noto, da sole donne "di penna": narratrici e saggiste come Dacia Maraini, Elena Gianini Belotti, Lia Levi; giornaliste e saggiste come Chiara Valentini, Elena Doni, Maria Serena Palieri, Claudia Galimberti, Paola Gaglianone, Simona Tagliaventi, Cristiana di San Marzano, Francesca Sancin. E universitarie, ricercatrici, saggiste e collaboratrici di prestigiosi quotidiani come Mirella Serri o Marina Addis Saba.

Anni fa fece rumore il film ,"Processo per stupro", documentario storico del 1979, vincitore del Premio Italia. Di Maria Grazia Belmonti, Anna Carini, Roni Daopoulo, Paola de Mortiis, Annabella Miscuglio e Loredana Rotondo, regia di Loredana Dordi, trasmesso su Rai2 nel 1979 in cui la donna che accusava ( Fiorella) finiva per essere l' accusata: lei "provocava", "ci stava", "se l' è voluta" etc.























Da ollora è cambiato poco o... niente.
La mattanza continua!

La vignetta è di : PV 64

martedì 10 giugno 2008

L'EGITTO HA DETTO: STOP INFIBULAZIONE

E' dalla fine degli anni '90 che la pratica delle mutilazioni dei genitali è in discussione in Egitto, e grazie alla pressioni fatte dalle associazioni non governative europee , grazie all’UNICEF , al lavoro dell'ex ministro Emma Bonino (che si è a lungo battuta per l’eliminazione di questa pratica tribale) e grazie alla moglie dello stesso presidente egiziano Mubarak, Suzanne che, sabato 8 giugno il Parlamento del Cairo ha approvato una legge che stabilisce la mutilazione dei genitali femminili

REATO.



L'infibulazione o circoncisione faraonica: consistente nella rimozione del clitoride, delle piccole labbra e di gran parte (almeno i 2/3 anteriori e la parte più interna) delle grandi labbra, con successiva sutura dei lembi rimanenti della vulva con fili di seta o di cotone, o spine di acacia, Durante il processo di guarigione viene inserita nella vagina una scheggia di legno per poter permettere il passaggio dell’urina e del sangue mestruale.Per aiutare la guarigione vengono arse sotto la ragazza delle erbe aromatiche tradizionali o della linfa essiccata, che sono spesso causa di infezioni violente.In seguito all’operazione, le gambe della ragazza vengono legate e lei viene immobilizzata per diverse settimane finchè la ferita della vulva non guarisce.Gli strumenti per compiere l’infibulazione sono spesso coltelli, lame di rasoi, forbici e pezzi di vetro. L’anestesia non viene quasi mai praticata.E’ la forma più aggressiva e mutilante. Il termine infibulazione deriva dall’usanza, praticata nell’antica Roma, di chiudere con una fibula (fermaglio) le grandi labbra, nel tentativo di evitare che le donne potessero avere rapporti sessuali illeciti. Era ed è considerata una sorta di cintura di castità, una garanzia di verginità, un requisito spesso indispensabile per il matrimonio.Le conseguenze per la donna sono tragiche, i parti e i rapporti diventano dolorosi e abbastanza difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale.

Benché sia diffusa l'idea che la mutilazione sia prevista dai testi sacri come "purificazione" per le donne, di questa pratica non si trova traccia né nel Corano né nella Bibbia.

La verità è che la donna viene considerata un essere inferiore, con una sessualità da reprimere e da condannare,



Tra le novità introdotte dal nuovo testo di legge, l’innalzamento da 16 a 18 anni dell’età minima per contrarre matrimonio, tanto per gli uomini quanto per le donne, e la possibilità per le madri nubili di registrare i figli all’anagrafe.

La nuova legge tuttavia non può essere considerata una vittoria totale, poichè stabilendo che l'escissione può essere praticata in caso di necessità medica, da la possibilità di continuare la vecchia pratica.

Gli ultimi dati (ONU) stimano oggi la diffusione di questa pratica al 77 per cento fra le ragazze fino ai 17-18 anni e intorno al 60 per cento nelle bambine sotto i 3-4 anni.