

RACCOLTA DI VOCI FUORI DAL CORO


Paul McCartney è certo che, diventando vegetariani o mangiando meno carne, gli effetti del riscaldamento globale sarebbero decisamente meno gravi. "Meno carne, meno riscaldamento globale" e' la posizione dei due personaggi che verranno ascoltati il 3 dicembre dall'UE.
Giovedi' 3 dicembre, Paul McCartney e Rajendra Pachauri, il direttore dell'IPCC (il Panel Intergovernativo sui cambiamenti climatici dell'ONU), incontraranno il Parlamento Europeo in un evento chiamato "Less Meat = Less Heat" - "Meno carne = Meno riscaldamento globale".
A quattro giorni dal vertice sui cambiamenti climatici di Copenhagen, l'evento intende focalizzare l'attenzione sul problema del consumo di carne, in quanto il settore degli allevamenti e' quello che ha maggior impatto sulle emissioni di gas serra, a pari merito con l'industria e molto di piu' dell'intero settore dei trasporti (18% contro il 13,5% dei trasporti).
Secondo McCartney e Pachauri, il problema deve essere affrontato a tutti i livelli: quello individale, perche' ciascuno ha pieno potere nel decidere cosa mangiare; quello istituzionale locale, per mettere in atto delle iniziative di informazione verso i cittadini; e quello istituzionale europeo, per fornire linee guida.
I due personaggi chiedono che venga approvata a ogni livello una "giornata vegetariana settimanale", per insegnare alle persone a mangiare senza includere la carne in ogni pasto.
Ha dichiarato Paul McCartney al Parliament Magazine: "Con un semplice cambiamento al nostro modo di mangiare potrete prendere parte a una campagna mondiale che cambiera' il mondo; quello che fa bene a voi, fa bene anche al pianeta!"
E ha concluso citando un dato importante derivante dagli studi scientifici degli ultimi anni: "Una dieta con un minor contenuto di carne puo' portare una riduzione di gas serra fino all'80%".
I due eventi previsti per il 3 dicembre si possono seguire in video in diretta dal sito web del Parlamento Europeo:
Evento: Audizione di Sir Paul McCartney e del Professor Rajendra achauri, Direttore dell'IPCC 3 dicembre 2009 ore 10:00 - 13:00
Segui la diretta video
Evento: Conferenza stampa "Less Meat Less Heat" 3 dicembre 2009 ore 12:30 - 13:00
Segui la diretta video
Fonte: www.agireora.org
E non si tratta solo di problemi di inquinamento e gas serra causati dagli allevamenti intensivi.«PRIMO PASSO» - «La scelta alimentare vegetariana priva di ingredienti animali - osserva la Lega antivivisezione - è un primo passo concreto e necessario, se si vuole davvero agire con efficacia contro la fame globale». Negli ultimi quindici anni, ricorda l'associazione, il numero di persone sottonutrite nel mondo è aumentato (da 825 a 873 milioni dal 1995 al 2006) fino a superare il miliardo quest'anno. Nel 1996 l'obiettivo stabilito dalla Fao era proprio quello di dimezzare questa cifra entro il 2015.
LE STIME - Si stima che la produzione e il consumo di carne, aggiunge l'associazione, passeranno dai 233 milioni di tonnellate del 2000 ai 300 milioni di tonnellate nel 2020, il latte da 568 a 700 milioni e le uova cresceranno del 30%. «L'aumento dei consumi di prodotti animali - aggiunge la Lav - richiederà anche nuove terre per produrre foraggio e far pascolare gli animali. Ciò significa meno terre coltivabili e l'aumento dei prezzi, con conseguente mancato accesso al cibo per diversi settori di popolazione».
MODELLO SOSTENIBILE - «Dalla Fao ci aspettiamo uno stimolo per i governi e di conseguenza per i produttori e i consumatori, a diminuire il consumo di prodotti animali e ad adottare un modello alimentare sostenibile, che rappresenti un esempio per le nazioni emergenti - dichiara Roberta Bartocci del settore Vegetarismo della Lav - L'organismo delle Nazioni Unite sembra invece limitarsi ad aggirare il problema senza alcuna proposta concreta, mentre aumentano il numero di persone sottonutrite, i danni all'ambiente e lo sfruttamento degli animali».
LA LAV CI INVITA IL 5, 6 E 8 DICEMBRE A SCENDERE IN PIAZZA PER CAMBIARE MENU'
Ai tavoli verrà distribuito lo Starter Kit per scoprire come diventare vegetariani e si potrà firmare la petizione per chiedere ai Sindaci e ai Presidenti di Province e Giunte Regionali di garantire l’opzione vegetariana nelle mense, nel rispetto del diritto di scegliere di consumare alimenti realizzati senza arrecare sofferenze agli animali. La petizione intende sostenere e riaffermare le richieste esposte nella Proposta di Legge trasversale 1467 “Norme per la tutela delle scelte alimentari vegetariana e vegana”, (primi firmatari gli On.li Sarubbi, Giammanco, Viola e Mancuso), presentata il 14 ottobre scorso con una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati.
Clicca qui per vedere l'elenco delle piazze dove sarà possibile firmare la Petizione.
Ogni anno in Europa migliaia di animali muoiono:

La Direttiva 2003/15/CE ha sancito un nuovo allungamento dei tempi: il bando totale ai test cosmetici su animali praticati all'interno dell'UE e il divieto di commercio di cosmetici sperimentati su animali sono slittati al 2013
Fino al 2013, per evitare inutili sofferenze agli animali, possiamo: orientare i nostri consumi su cosmetici ottenuti senza sperimentare sugli animali, scegliendo solo le aziende aderenti allo "Standard Internazionale Non Testato su animali", l'unico riconosciuto a livello internazionale.

Ecco la lista dei prodotti delle aziende che aderiscono allo Standard Internazionale:
Le seguenti sono ditte estere distribuite in Italia:
Dove possiamo trovare i prodotti cruelty free?
Fonti: www.infolav.org - www.consumoconsapevole.org

Più di 12 milioni di animali vengono usati in Europa ogni anno: roditori, conigli, gatti, cani e scimmie vengono usati in esperimenti che causano sofferenza fisica e mentale.
La legge che regolamenta gli esperimenti, la Direttiva 86/609 è di oltre 20 anni fa, e assolutamente inadeguata.
Report scientifici indipendenti mostrano ogni giorno di più che i "modelli" animali usati per studiare le malattie umane sono inaffidabili. Tra gli esempi troviamo la sclerosi multipla, l'ictus, l'artrite reumatoide, la malattia di Parkinson, di Alzheimer, il cancro al polmone, al cervello e all'intestino.
Lo stesso accade per i test di tossicità: la maggior parte dei test su animali non ha mai superato una convalida formale, ma continuano a essere usati per convenzione, nonostante i loro difetti ben noti e gravi.
Per proteggere meglio la salute dei cittadini dell'UE, la qualità della ricerca e dei test deve essere migliorata. I metodi avanzati senza animali superano molte delle limitazioni dei metodi su animali, ormai sorpassati. E' stupefacente quanti diversi metodi possano essere usati per sostituire quelli su animali: colture cellulari e tissutali, modelli tridimensionali di malattie umane, studi molecolari, strumenti per l'identificazione dei geni, modelli computerizzati, tecnologie per immagini, studi post-mortem, epidemiologia (studi statistici sulle popolazioni) e ricerca clinica con volontari malati o volontari sani.
Come potete notare, sono disponibili molte tecniche
Fra l'altro, sono stati proposti da parte antivivisezionista vari miglioramenti, tra cui una maggiore protezione degli animali usati, un'abolizione graduale degli esperimenti sulle scimmie, la revisione etica degli esperimenti prima dell'approvazione, e un impegno reale per far progredire i metodi sostitutivi senza animali.
Tuttavia, le lobby delll'industria chimico-farmaceutica e della ricerca di base stanno facendo forti pressioni per bloccare questi miglioramenti, opponendosi perfino alla definizione di limiti sulla sofferenza degli animali e sul loro riuso in più esperimenti.
"La revisione della Direttiva 86/609 è un momento chiave nella storia del trattamento degli animali in Europa" afferma Wendy Higgins, portavoce della coalizione di gruppi e associazioni che sostengono la manifestazione"Rendiamo la sperimentazione animale storia passata". E continua: "L'Europa ha ora la chiara opportunità di guidare il mondo intero sulla via della sostituzione degli esperimenti su animali con tecniche avanzate senza animali, e fino a che non si arriva alla completa sostituzione dovrebbe impegnarsi a fornire la regolamentazione più robusta, trasparente e avanzata possibile. I sondaggi mostrano che i cittadini europei concordano con questa visione, ma i politici sembrano ignorare queste istanze ed essere maggiormente interessati agli interessi economici dell'industria della sperimentazione animale. E' vitale che invece inizino ad ascoltare i cittadini, e la nostra manifestazione virtuale è un nuovo modo per mostrare il sostegno del pubblico al cambiamento. Questa iniziativa aggiunge una nuova dimensione virtuale alle manifestazioni tradizionali, e può coinvolgere un numero enorme di persone. La ciber-comunità ha un senso di giustizia sociale molto sviluppato, ma è più probabile farla partecipare attraverso un clic del mouse piuttosto che chiedendo di tenere in mano un cartellone".La Direttiva verrà votata a maggio in Prima Lettura dal Parlamento Europeo, poi passerà al Consiglio dei Ministri, e poi di nuovo al Parlamento in Seconda Lettura. L'intero procedimento durerà fino al 2010. In questo tempo, possiamo far aumentare sempre di più i partecipanti alla manifestazione virtuale.
Per partecipare, basta andare a questa pagina della "manifestazione virtuale" e inserire il proprio nome, cognome, email e nazione, e cliccare su quadratino che indica "Sostengo la dichiarazione Rendiamo la sperimentazione animale storia passata" e infine cliccare sul bottone "Invia".
A questo punto riceveremo una mail che conterra' un link.
Cliccando sul link andremo a una pagina che permettera' di creare il nostro "personaggio virtuale". Potremo scegliere la faccia, il colore della pelle, i capelli, il vestito. Quando avremo finito di selezionare le varie opzioni, bastera' premere sul tasto verde per dare l'ok, e il nostro personaggio iniziera' a marciare nel corteo antivivisezionista!

Questione di business. Un business, che arricchisce trafficanti senza scrupoli.
Questa è la storia che accomuna migliaia di cuccioli di cane e gatto.

Perchè partecipare
Gli sprechi dovuti alla trasformazione vegetale-animale non hanno solo il già noto impatto sull'ambiente, ma anche un grave impatto sociale, sul problema della fame nel mondo.
Per ottenere un kg di carne si devono mediamente dare 15 kg di mangimi vegetali agli animali d'allevamento, vegetali coltivati appositamente, che necessitano quindi di una quantità di terreni, acqua, sostanze chimiche, energia molto molto maggiori quelle che servirebbero se si coltivasse la terra per produrre cibi per il diretto consumo umano.
Diventa quindi sempre più pressante il problema chiamato "food versus feed", cioè "cibo per umani contro mangimi per animali".
Più passa il tempo, maggiore è la percentuale di terreni fertili che anziché essere coltivati per produrre cibo per gli esseri umani sono coltivati per produrre mangimi per animali
Il grafico qui sotto fa vedere come sia aumentata la percentuale del consumo di cereali per mangimi dal 1960 (barra violetta) al 2003 (barra rosso bordeaux):
L'economista Frances Moore Lappé, ha calcolato che in un anno, nei soli Stati Uniti, sono state prodotte 145 milioni di tonnellate di cereali e soia.
Per contro, sono stati ricavati 21 miloni di tonnellate di carne, latte, uova. Facendo la differenza, si ottengono 124 milioni di tonnellate di cibo sprecato: questo cibo, avrebbe assicurato un pasto completo al giorno a tutti gli abitanti della Terra! Con il solo spreco degli USA.
Non è accettabile che un'enorme percentuale dei raccolti disponibili sia ancora utilizzata per nutrire gli animali d'allevamento, anche nella triste situazione in cui la fame e la malnutrizione uccidono quasi sei milioni di bambini ogni anno.
Se non facciamo pressione noi singoli cittadini, la lobby dell'industria zootecnica l'avrà sempre vinta, contro le persone, l'ambiente, gli animali.
Per approfondimenti: http://www.vegfacile.info/mostra_ambiente/ambiente_1.html
AgireOra Network sostiene e diffonde questa petizione in Italia.


Jacques Cousteau una volta ha chiamato gli oceani “il mondo silenzioso”, e per lungo tempo la scienza è stata d’accordo con lui. Ma quando un ricercatore del Marine Biological Laboratory di Woods Hole, Massachusetts, ha portato con sé durante un’immersione un microfono appositamente modificato, è stato “travolto dai suoni”. È riuscito a sentire, per esempio, cernie abbaiare allo scorgere di un predatore, ciclidi emettere versi simili a grugniti durante l’accoppiamento o pesci hamlet emettere persino gridolini durante l’orgasmo. Ma i pesci usano anche altre forme di comunicazioni più sofisticate, come i pesci “elettrici” dell’Africa o del Sud America, che trasmettono segnali elettrici. Anche per ciò che riguarda le loro capacità mentali, questi animali sembrano essere molto sottovalutati. Alcuni pesci, come il polpo, sono particolarmente intelligenti e capaci di compiere attività elaborate. Pesci “addestrati” da studiosi in laboratorio hanno imparato a spingere una leva - e solo a determinati orari - per ottenere cibo.
Come noi, i pesci sono animali dotati di un cuore pulsante che pompa sangue, e come noi, presentano un cervello. Anche i pesci dormono, ma il loro sonno può essere di due tipi diversi. Si ha il riposo vigile, che corrisponde a una specie di veglia dove il cervello viene fatto riposare ma i sensi sono attivi, e il sonno vero e proprio, inteso come sospensione completa di ogni attività.
Gli animali marini hanno anche una percezione del mondo simile alla nostra. L’udito viene percepito mediante la vescica natatoria. Hanno papille gustative nella gola, così come nel naso e nelle labbra. Sono dotati di narici, che non hanno funzione respiratoria ma strettamente olfattiva. La vista è un senso che i pesci hanno sviluppato in modi diversi. La maggior parte di essi presenta gli occhi ciascuno su un lato: ciò consente loro di avere un campo visivo di quasi 360° e una visione monoculare (ognuno dei due occhi mette a fuoco indipendentemente dall’altro), non ad alta definizione ma che permette di controllare l’eventuale avvicinarsi di un pericolo. Altri tipi di pesci presentano invece occhi ravvicinati e visione binoculare, con un campo visivo ad alta definizione davanti alla loro testa, adatto ad avvicinarsi alle prede. I pesci usano la bocca più o meno come noi usiamo le dita, per afferrare ed esplorare gli oggetti, per raccogliere cibo, costruire rifugi e prendersi cura dei cuccioli (quando avvertono un pericolo vicino, alcuni pesci aprono la bocca per permettere ai piccoli di nascondersi all’interno). Di fatto, la bocca dei pesci è così sensibile agli stimoli, che il dolore che provano quando un amo la penetra deve essere un dolore terribilmente acuto. Oltre ai sensi tipicamente umani, i pesci sono infine dotati di “radar” sulla schiena, che registrano vibrazioni e campi elettrici.
È stato dimostrato che i pesci - come gli altri animali vertebrati - hanno un sistema molto sviluppato che li aiuta a proteggersi dal dolore intenso, evitandogli così di mettere a rischio la propria vita se, in seguito a qualche grave ferita - quale ad esempio quella che può essere causata da un grosso predatore - fossero del tutto impossibilitati a muoversi. Quando un pesce è ferito, questo sistema rilascia delle sostanze naturali simili agli oppiacei (encefaline ed endorfine) in grado di “addormentare” il dolore, così da permettere all’animale di reagire e tentare una fuga. È proprio la presenza di questo sistema, quindi - che altrimenti non avrebbe ragione di esistere - che dimostra la capacità nei pesci di provare dolore.
In uno studio inglese piuttosto recente i ricercatori hanno inoltre evidenziato nel cranio dei pesci l’esistenza di recettori del sistema nervoso in grado di rispondere agli stimoli dolorosi. Nell’occasione, la Royal Society, la principale associazione scientifica britannica, ha dichiarato, senza mezzi termini, che: «Quanto riportato indica che i pesci possono avvertire il dolore». Secondo il ricercatore che ha condotto lo studio, «la risposta dei pesci allo stress è molto simile alla nostra».
Già nel 1996, il Rapporto sul benessere dei pesci d’allevamento a cura del Consiglio per il benessere degli animali d’allevamento, su consultazione del Ministero dell’Agricoltura inglese, concludeva che “l’evidenza scientifica [...] mostra chiaramente che il termine stress è sicuramente rilevante per quanto riguarda i pesci e che le modalità secondo le quali lo stress si manifesta in essi sono estremamente simili a quelle dei mammiferi. Che il temine dolore possa essere fondatamente utilizzato riferendosi ai pesci è dimostrato da studi anatomici, fisiologici e comportamentali, i cui risultati sono molto simili a quelli degli studi compiuti su uccelli e mammiferi. Il fatto che i pesci siano animali a sangue freddo non significa che essi non possiedano un sistema nervoso che permetta di provare dolore e che sia effettivamente preposto a preservare la vita e massimizzare l’idoneità biologica degli individui. Le cellule recettrici, i neuroni e le sostanze specializzate nella trasmissione presenti nel sistema nervoso dei pesci sono estremamente simili a quelli presenti nei mammiferi”.
Non solo i pesci sono in grado di sperimentare dolore, ma possono provare anche paura. In un esperimento condotto nel 1987 all’Università di Utrech, i ricercatori hanno osservato che un pesce preso all’amo con filo non in tensione mostra solo evidenti segni di agitazione per il dolore che sperimenta, mentre quando il filo viene tirato, il pesce mette in azione un particolare meccanismo, definito spitgas (ovvero l’espulsione di una miscela gassosa nella vescica natatoria) . In condizioni normali, lo spitgas è usato dal pesce per regolare la propria profondità di immersione. Nella situazione di amo teso dell’esperimento, invece, il pesce perdeva il controllo di questo sistema, che andava in “tilt” e lo lasciava cadere senza controllo verso il fondo dell’acquario. Successivamente i ricercatori hanno osservato che negli stessi pesci questo sistema andava in “tilt” anche quando venivano aggiunti all’acqua feromoni, sostanze chimiche che vengono rilasciate da un organismo in situazioni di pericolo. I pesci, quindi, pur non essendo soggetti a stimoli dolorosi di alcun tipo, reagivano con lo spitgas in risposta alla sola sensazione di paura associata. Ciò significa che, quando il pesce perde il controllo dello spitgas (come nella situazione di amo teso dell’esperimento), ciò è il segnale di una intensa paura sperimentata dall’animale stesso. I ricercatori hanno quindi concluso che il dolore di un pesce preso all’amo contribuisce alla sua sofferenza in misura minore rispetto alla paura sperimentata (nell’essere trascinati da una forza misteriosa in direzione opposta a quella di fuga). È quindi la paura, e non tanto il dolore intenso, che fa soffrire un pesce preso all’amo. E la stessa paura si manifesta in un pesce confinato in una piccola vasca, come dimostrato nello stesso esperimento osservando ancora una volta i pesci perdere il controllo dello spitgas.
I pesci quindi provano dolore e paura. E gridano anche. Secondo il biologo marino Michael Fine, la maggior parte dei pesci che producono suoni “vocalizzano” quando vengono colpiti, intrappolati o inseguiti. Durante esperimenti condotti da William Tavolga si è scoperto che i pesci rospo brontolano quando subiscono uno shock elettrico. Non solo, ma essi cominciano molto presto a brontolare alla sola vista di un elettrodo.
Il pesce come cibo
Attualmente i pesci rappresentano gli animali dell’industria alimentare meno considerati dall’opinione pubblica e certamente i più numerosi: solo sulle tavole italiane vi finiscono centinaia di milioni di pesci ogni anno. Data l’enormità del massacro, non possono essere quantificati in numero di individui uccisi. Il loro valore commerciale è espresso in chili, non in individui. Sempre considerando solo l’Italia, si parla di qualche centinaio di migliaia di tonnellate di “pesce” consumate ogni anno. Per l’uccisione di questi animali non esiste alcuna tutela né alcuna normativa regolamentare. Non vi è nessuna forma di stordimento, come previsto per gli altri animali allevati per l’alimentazione.
La pesca commerciale
Oggigiorno l’industria commerciale del pesce utilizza enormi pescherecci industriali dalle dimensioni più grandi di un campo da calcio e impiega sofisticati strumenti elettronici e comunicazioni via satellite per localizzare i banchi di pesce. Le società più grandi fanno uso addirittura di aerei ed elicotteri.
Nella pesca a strascico, reti enormi, a volte estese per miglia, si dipanano nell’oceano. I pescherecci trainano queste immense reti nell’acqua, ammassandovi al loro interno ogni forma di vita marina che incontrano sulla loro strada, senza distinzione. In alcuni casi di pesca a strascico dei gamberi, il tasso di catture accidentali raggiunge anche il 90 per cento del pescato. Ma il problema delle catture accidentali non riguarda solo la pesca a strascico, purtroppo. Per ogni diversa tecnica di pesca, diverse specie animali finiscono catturate accidentalmente. Così, oltre al “pesce commerciale”, finiscono vittime della pesca anche delfini, squali, balene, tartarughe, uccelli marini e molti altri animali. Si stima che quasi 100 milioni di squali e di razze vengano ogni anno catturati accidentalmente. La pesca del tonno è ancora responsabile della morte di molti squali, mentre trecentomila cetacei - balene, delfini e altre specie - ogni anno rimangono intrappolati nelle reti e muoiono non riuscendosi a liberare. Gli uccelli marini sono attratti dalle esche che in alcuni tipi di pesca vengono poste in superficie: le mangiano, ingoiano gli ami, e vengono trascinati sott’acqua, annegando. Circa centomila esemplari di albatros ogni anno muoiono in questo modo. Oltre alle specie non bersaglio, il fenomeno delle catture accidentali riguarda anche esemplari di specie bersaglio che però non hanno valore commerciale in quanto troppo piccoli. È difficile avere una chiara idea, ma si stima che circa un terzo del pesce pescato nei mari di tutto il mondo venga poi scartato. Chi mangia pesce dovrebbe assumersi la responsabilità della morte di delfini, squali, balene, tartarughe, uccelli marini e di altri milioni di animali, morti ugualmente anche se non presenti nel suo piatto.
Ma ovviamente, la maggior parte degli animali vittime della pesca sono i pesci consumati dalla popolazione. Nelle enormi reti a strascico, i pesci intrappolati, per ore, vengono schiacciati e sbattuti l’un l’altro insieme a rocce e detriti oceanici finiti nella rete. Molti pesci intrappolati nelle reti muoiono per via delle gravi ed estese lacerazioni che si procurano all’interno delle reti. In altri casi muoiono schiacciati o, nel tentativo di liberarsi, si divincolano in maniera così violenta fino all’avvelenamento o alla paralisi per l’eccessivo rilascio di acido lattico. Quando vengono issati dalle profondità marine, i pesci subiscono una dolorosa decompressione: spesso l’elevata pressione interna spacca la vescica natatoria, causa la fuoriuscita dei bulbi oculari e spinge l’esofago e lo stomaco fuori dalla bocca.
Una volta issate le reti, i pesci più piccoli sono normalmente gettati su letti di ghiaccio tritato, mentre i pesci più grandi, come il merluzzo e i tonni, vengono colpiti con corti bastoni acuminati e gettati direttamente sul piano della nave. Successivamente la gola e il ventre dei pesci vengono aperti. Nel frattempo il pesce di scarto - vivo o morto - viene scagliato fuori bordo spesso per mezzo di forconi.
L’acquacoltura
Oltre ai pesci pescati in mare, si va diffondendo sempre di più l’acquacoltura, ovvero l’allevamento intensivo di pesci, molluschi e crostacei in ambienti controllati. Nell’Unione Europea i principali prodotti dell’acquacoltura sono trote, salmoni, spigole, orate, cozze, ostriche e vongole. L’acquacoltura è diventata oggi un’industria che muove enormi affari. In Italia il pesce d’allevamento incide per il 38 per cento sulla produzione nel settore ittico, con 250 milioni di euro di fatturato solo nel 2003, evidenziando così una rapida crescita negli ultimi anni. Circa mille sono, nel nostro Paese, gli impianti attivi nel settore dell’itticoltura, con circa 150-200.000 tonnellate di pesce allevato in un anno (oltre l’80 per cento sono trote, seguono poi spigole, orate e anguille). Negli ultimi sei anni la produzione mondiale, secondo la FAO, è passata da 35,5 a 47,8 milioni di tonnellate. Il National Fisheries Institute (Istituto nazionale delle industrie della pesca statunitense) definisce l’acquacoltura come “uno dei settori dell’industria della produzione di cibo con la più rapida crescita a livello mondiale”.
I pesci allevati nelle “acquafattorie” vivono in vasche al chiuso con illuminazione artificiale (allevamento “a terra”) oppure in gabbie posizionate in mare. Vengono nutriti con alimenti artificiali (in particolare farine e olii ricavati dall’uccisione di altri pesci), ricchi di grassi, che consentono un rapido ingrassamento dell’animale. I mangimi possono contenere anche diossina, purchè non superino determinati limiti (come imposto dalla Direttiva 2001/102/CE).
Per dimostrarsi redditizie, le “acquafattorie” devono allevare un numero elevatissimo di animali in spazi ristretti. A tutt’oggi, il limite massimo di densità in allevamento non è disciplinato da nessuna legge. Gli animali si trovano pertanto imprigionati in queste vasche schiacciati uno contro l’altro, senza possibilità di nuotare - o, nel caso dei crostacei, di spostarsi - in maniera adeguata. In questa situazione i pesci subiscono danni alla testa e alle pinne sbattendo ripetutamente tra di loro o contro la vasca. Molti pesci mostrano segni evidenti di intenso stress, come, ad esempio, il saltare continuamente fuori dall’acqua.
In queste condizioni di vita, gli animali, fortemente stressati, risultano facili prede di malattie epidemiche. Di conseguenza, per mantenere sotto controllo la proliferazione dei parassiti, le infezioni di epidermide e branchie e altre malattie tipiche dei pesci di allevamento, oltre ai vaccini, i tecnici delle “acquafattorie” pompano massicce dosi di antibiotici direttamente nell’acqua delle vasche, insieme a sostanze chimiche specifiche per il controllo dei parassiti. Con l’uso di altri farmaci particolari, ormoni e tecniche di ingegneria genetica viene accelerata la crescita e modificato il comportamento riproduttivo degli esemplari.
Come nella pesca commerciale, anche in questo caso nessuna legge tutela il “benessere” degli animali al momento dell’uccisione. I pesci vengono spesso privati del cibo negli ultimi giorni che precedono la macellazione, allo scopo di ridurre la contaminazione dell’acqua durante il trasporto. Alcuni pesci vengono uccisi tagliando le loro arcate branchiali e lasciandoli sanguinare fino alla morte, in preda a convulsioni e altri evidenti segni di sofferenza. Le anguille vengono uccise recidendo loro il collo, oppure con l’immersione nel sale asciutto, che penetra nel loro corpo disseccandolo e provocando una lenta agonia. Le trote vengono invece congelate vive e la morte sopraggiunge solo dopo circa quindici minuti. In altri casi gli animali vengono uccisi semplicemente prosciugando l’acqua dalla vasca, mandandoli incontro ad un lento soffocamento.
L’acquacoltura è inoltre causa di sofferenza e morte per altri animali. Gli uccelli che si nutrono di pesci, come i gabbiani, sono attirati verso gli specchi d’acqua di queste “acquafattorie”, che rappresentano per loro una invitante fonte di cibo. Piuttosto che utilizzare misure incruente per mantenere gli uccelli lontano dai pesci, come ad esempio coprire le gabbie con delle reti, molti pescicoltori più semplicemente decidono di uccidere gli uccelli, gettandoli poi in estese fosse comuni. Inoltre, i rifiuti di queste “acquafattorie” vengono scaricate nei mari insieme alle sostanze chimiche utilizzate nelle vasche, provocando una pericolosa alterazione dell’ecosistema marino. Si tratta di sostanze altamente nocive per le altre forme di vita marina, come il Dichlorvos, un trattamento per eliminare i pidocchi di mare estremamente tossico e in grado di provocare l’infarto nei salmoni.
Tempi duri per i poveri ratti cambogiani:Mushika o Akhu è il Ratto amico e compagno inseparabile di Ganesha, la bellissima Divinità Indu col viso d'Elefante.
Infatti, in alcuni templi indiani dedicati a questa Divinità, vivono centinaia di Ratti liberi, protetti, alla cui alimentazione provvedono quotidianamente le monache, che portano loro contenitori larghi e bassi pieni di buon cibo.
Nei Panjarapol jainisti (ricoveri e centri veterinari per animali abbandonati, bisognosi e feriti), sempre in India, esistono interi reparti per animali normalmente considerati reietti, tra cui reparti per l'alloggio e la protezione dei Ratti.
Un giorno incontrai un bambino cieco...mi chiese di descrivergli il mare, io osservandolo glielo descrissi, poi mi chiese di descrivergli il mondo...io piangendo glielo inventai...
( Jim Morrison )
Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d'acqua nel becco.
"Cosa credi di fare!" Gli chiese il leone.
"Vado a spegnere l'incendio!" Rispose il piccolo volatile.
"Con una goccia d'acqua?" Disse il leone con un sogghigno di irrisione.
Ed il colibrì, proseguendo il volo, rispose:
"Io faccio la mia parte!".
George Orwell
| «Mio figlio non si è suicidato voglio sapere come è morto» di Daniele Nalbone Anche ad Avezzano il terremoto ha fatto i suoi danni e portato terrore. «Molta gente dorme ancora nelle macchine. Siamo sempre in stato d'allarme. Soprattutto perché ognuno di noi ha parenti, amici, colleghi che vivono a L'Aquila», racconta Ornella Gemini. Il suo pensiero, come quello di tutti, è per chi è vivo: «il dramma vero è vissuto da coloro che hanno perso tutte quelle cose a cui non si pensa mai, perché le diamo per scontate». La mente di Ornella, però, corre ogni notte a casa di quelle madri che hanno perso un figlio nella Casa dello Studente. Perché sa cosa vi troverebbe: «una mamma seduta in un angolo di divano che non riesce a dormire anche se imbottita di psicofarmaci. Sta lì, raggomitolata su se stessa, piange disperatamente il mondo che aveva tra le mani e il vuoto attuale». Ornella suo figlio lo ha perso il 24 giugno scorso, «"suicidato" nel carcere di Sollicciano, impiccato nel bagno». Niki Aprile Gatti aveva solo ventisei anni... |
Prima vennero per i comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.
Poi vennero per i socialdemocratici
e io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico
Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.
Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.
| Se l'occhio non si esercita, non vede. Se la pelle non tocca, non sa. Se l'uomo non immagina, si spegne. | |