Ascoltate Josè Saramago intervistato da Serena Dandini

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lunedì 11 gennaio 2010

Un giubbotto col collo di pelliccia non è meno vergognoso di una pelliccia intera

Molte persone ancora non si rendono conto che devono fare più attenzione quando fanno i loro acquisti.



Negli ipermercati, nei negozi di moda e perfino al mercato si trovano giubbotti, giacche e cappotti ornati di pelo, sui colli, cappucci e polsini, in vendita ad un prezzo irrisorio, e pertanto nessuno pensa che siano di vera pelliccia.

Sbagliato!

Gran parte degli inserti sono lavorati, colorati, sbiancati e trattati a tal punto che i consumatori non si accorgono di comprare inserti di vero pelo
La pelliccia che sembra finta è quasi sempre pelle di animali scuoiati, che hanno vissuto soffrendo e sono stati uccisi in maniera brutale.



Dovete sapere che l'industria della moda sta usando sempre più pelli di animali nel settore degli inserti, che provengono la maggior parte dagli allevamenti cinesi

Sconsiglio la visione di questo filmato alle persone sensibili, e la consiglio a tutti i propretari di pellicce che, purtroppo, non leggeranno mai questo post!



Un giubbotto col collo di pelliccia non è meno vergognoso di una pelliccia intera.


Per saperne di più consultate questo sito


martedì 1 dicembre 2009

Il consumo di carne ci sta consumando

Lo sapevi che :
  • Il 50% di cereali e il 90% della soia prodotta nel mondo servono a nutrire gli animali da allevamento?
  • Gli allevamenti producono il 64% delle emissioni di ammoniaca a livello mondiale e contribuendo alla formazione delle piogge acide?
  • 1 hamburger comporta la distruzione di 5 metri quadrati di foreste?
  • Sostituendo 1 Kg, di carne a settimana con proteine vegetali si risparmiano almeno 15.500 litri di acqua?
  • Solo in Italia per il consumo alimentare vengono uccisi ogni anno circa 700 milioni di animali terrestri e miliardi di animali acquatici?

Se vuoi contribuire attivamente a salvare la nostra salute ( meno tumori, malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete e obesità...) e quella del mondo :


SCEGLI UNA DIETA VEGETARIANA


Essere vegetariani non significa mangiare solo insalata e verdure bollite ma una varietà di cereali integrali, legumi, prodotti a base di soia, verdura e frutta tutti alimenti che puoi trovare nei supermarket o nei negozi specializzati.


Paul McCartney è certo che, diventando vegetariani o mangiando meno carne, gli effetti del riscaldamento globale sarebbero decisamente meno gravi.

"Meno carne, meno riscaldamento globale" e' la posizione dei due personaggi che verranno ascoltati il 3 dicembre dall'UE.

Giovedi' 3 dicembre, Paul McCartney e Rajendra Pachauri, il direttore dell'IPCC (il Panel Intergovernativo sui cambiamenti climatici dell'ONU), incontraranno il Parlamento Europeo in un evento chiamato "Less Meat = Less Heat" - "Meno carne = Meno riscaldamento globale".

A quattro giorni dal vertice sui cambiamenti climatici di Copenhagen, l'evento intende focalizzare l'attenzione sul problema del consumo di carne, in quanto il settore degli allevamenti e' quello che ha maggior impatto sulle emissioni di gas serra, a pari merito con l'industria e molto di piu' dell'intero settore dei trasporti (18% contro il 13,5% dei trasporti).

Secondo McCartney e Pachauri, il problema deve essere affrontato a tutti i livelli: quello individale, perche' ciascuno ha pieno potere nel decidere cosa mangiare; quello istituzionale locale, per mettere in atto delle iniziative di informazione verso i cittadini; e quello istituzionale europeo, per fornire linee guida.

I due personaggi chiedono che venga approvata a ogni livello una "giornata vegetariana settimanale", per insegnare alle persone a mangiare senza includere la carne in ogni pasto.

Ha dichiarato Paul McCartney al Parliament Magazine: "Con un semplice cambiamento al nostro modo di mangiare potrete prendere parte a una campagna mondiale che cambiera' il mondo; quello che fa bene a voi, fa bene anche al pianeta!"

McCartney sta conducendo la campagna per il "Lunedi' senza carne" con un tour di concerti in Europa, che parte in Germania, ad Amburgo, il 2 dicembre. "Un giorno fisso alla settimana di alimentazione vegetariana e' un cambiamento significativo cui ognuno di noi puo' contribuire" ha dichiarato. "E soprattutto, ricordare che il futuro inizia con le azioni che compiamo gia' ora".

E ha concluso citando un dato importante derivante dagli studi scientifici degli ultimi anni: "Una dieta con un minor contenuto di carne puo' portare una riduzione di gas serra fino all'80%".

I due eventi previsti per il 3 dicembre si possono seguire in video in diretta dal sito web del Parlamento Europeo:

Evento: Audizione di Sir Paul McCartney e del Professor Rajendra achauri, Direttore dell'IPCC 3 dicembre 2009 ore 10:00 - 13:00
Segui la diretta video

Evento: Conferenza stampa "Less Meat Less Heat" 3 dicembre 2009 ore 12:30 - 13:00
Segui la diretta video

Fonte: www.agireora.org


E non si tratta solo di problemi di inquinamento e gas serra causati dagli allevamenti intensivi.
E’ infatti ormai notorio che l’utilizzo di terreni la cui produzione di cibo è destinata agli animali degli allevamenti intensivi contribuisce alla tragedia della povertà in aumento nel mondo.

Menu «veg» un giorno alla settimana
per combattere la fame nel mondo

Proposta Lav in concomitanza con il vertice Fao sulla sicurezza alimentare: tutti i lunedì mangiare solo vegetali

Consumare solo prodotti vegetali almeno una volta alla settimana, a partire da quest'oggi, giorno di apertura del vertice mondiale Fao sulla sicurezza alimentare: è l'invito rivolto dalla Lav a tutti, ed in particolare ai rappresentanti Fao e dei protagonisti del summit, «al fine di diminuire l'inquinamento e garantire a tutti la possibilità di nutrirsi in modo adeguato».

«PRIMO PASSO» - «La scelta alimentare vegetariana priva di ingredienti animali - osserva la Lega antivivisezione - è un primo passo concreto e necessario, se si vuole davvero agire con efficacia contro la fame globale». Negli ultimi quindici anni, ricorda l'associazione, il numero di persone sottonutrite nel mondo è aumentato (da 825 a 873 milioni dal 1995 al 2006) fino a superare il miliardo quest'anno. Nel 1996 l'obiettivo stabilito dalla Fao era proprio quello di dimezzare questa cifra entro il 2015.

LE STIME - Si stima che la produzione e il consumo di carne, aggiunge l'associazione, passeranno dai 233 milioni di tonnellate del 2000 ai 300 milioni di tonnellate nel 2020, il latte da 568 a 700 milioni e le uova cresceranno del 30%. «L'aumento dei consumi di prodotti animali - aggiunge la Lav - richiederà anche nuove terre per produrre foraggio e far pascolare gli animali. Ciò significa meno terre coltivabili e l'aumento dei prezzi, con conseguente mancato accesso al cibo per diversi settori di popolazione».

MODELLO SOSTENIBILE - «Dalla Fao ci aspettiamo uno stimolo per i governi e di conseguenza per i produttori e i consumatori, a diminuire il consumo di prodotti animali e ad adottare un modello alimentare sostenibile, che rappresenti un esempio per le nazioni emergenti - dichiara Roberta Bartocci del settore Vegetarismo della Lav - L'organismo delle Nazioni Unite sembra invece limitarsi ad aggirare il problema senza alcuna proposta concreta, mentre aumentano il numero di persone sottonutrite, i danni all'ambiente e lo sfruttamento degli animali».

www.corriere.it


LA LAV CI INVITA IL 5, 6 E 8 DICEMBRE A SCENDERE IN PIAZZA PER CAMBIARE MENU'

Ai tavoli verrà distribuito lo Starter Kit per scoprire come diventare vegetariani e si potrà firmare la petizione per chiedere ai Sindaci e ai Presidenti di Province e Giunte Regionali di garantire l’opzione vegetariana nelle mense, nel rispetto del diritto di scegliere di consumare alimenti realizzati senza arrecare sofferenze agli animali. La petizione intende sostenere e riaffermare le richieste esposte nella Proposta di Legge trasversale 1467 “Norme per la tutela delle scelte alimentari vegetariana e vegana”, (primi firmatari gli On.li Sarubbi, Giammanco, Viola e Mancuso), presentata il 14 ottobre scorso con una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati.

Clicca qui per vedere l'elenco delle piazze dove sarà possibile firmare la Petizione.




Tre illustri medici ci spiegano l'importanza di una alimentazione vegetariana

lunedì 25 maggio 2009

Ai conigli non piacciono i trucchi

In pochi sanno che: rossetti, rimmel, fard, creme, shampoo, saponi, bagnoschiuma, dentifrici, dopobarba e in generale i prodotti per la cura del corpo, sono costituiti da numerose sostanze chimiche che vengono mescolate insieme per ottenere il prodotto finito,

E che tutte queste sostanze chimiche, sono sottoposte ad alcuni test generici su animali secondo una Direttiva CEE


Ogni anno in Europa migliaia di animali muoiono:

      • sfigurati da rossetti
      • intossicati da profumi
      • bruciati da creme e saponi


Per i cosmetici, il test più diffuso è quello effettuato sui conigli per le allergie oculari


EYES Draize Test:

Questo tipo di test consiste in una prova condotta sull'occhio del coniglio, organo particolarmente sensibile, perché privo di ghiandole lacrimali che aiuterebbero a eliminare almeno in parte la sostanza irritante. Dopo aver bloccato la testa del coniglio dentro una gogna, in modo che non possa grattarsi con le zampe, gli vengono spalmati su tutto l’interno dell’occhio, ovviamente non anestetizzati, le sostanze scelte, per poi esaminare a distanza di vari giorni, i danni che provocano ai tessuti dell'occhio.


Perchè tanta sofferenza, visto che la non attendibilità della sperimentazione sugli animali è stata ampiamente dimostrata?


Dopo anni di trattative e di promesse sembra ancora lontana la volontà di eliminare definitivamente la sperimentazione animale per i cosmetici.

La Direttiva 2003/15/CE ha sancito un nuovo allungamento dei tempi: il bando totale ai test cosmetici su animali praticati all'interno dell'UE e il divieto di commercio di cosmetici sperimentati su animali sono slittati al 2013


Fino al 2013, per evitare inutili sofferenze agli animali, possiamo: orientare i nostri consumi su cosmetici ottenuti senza sperimentare sugli animali, scegliendo solo le aziende aderenti allo "Standard Internazionale Non Testato su animali", l'unico riconosciuto a livello internazionale.



Le etichette

Attenzione, simboli e diciture più o meno dettagliate, trovate
su cosmetici e detersivi non hanno alcun valore per quanto concerne l'adesione allo Standard di cui sopra, e quindi l'effettiva assenza di "crudeltà" nel prodotto in questione.

La dicitura "Non testato su animali", "Contro i test su animali", "Testato clinicamente", "Testato dermatologicamente", oppure il simbolo del coniglietto non hanno alcuna importanza, perché per lo più indicano solo che il prodotto finito non è testato, ma questo, vale per tutte le ditte (Ad oggi, il test sul prodotto finito è vietato in Europa, così come la vendita di prodotti realizzati e testati fuori Europa), e non è quindi una discriminante.

Ciò che veramente importa è che i singoli ingredienti non siano testati su animali.

E questo non è assicurato da alcuna dicitura o simbolo. O meglio, esiste un simbolo che rappresenta lo Standard, il "leaping bunny" (coniglietto che salta) circondato da alcune stelline, ma è riportato solo su pochi prodotti aderenti all o Standard.


Quindi, la discriminante per essere cruelty-fre
e è l'adesione allo Standard, ma questo non è riportato in alcuna etichetta: occorre conoscere la lista delle ditte che hanno aderito formalmente allo Standard internazionale "Non testato su animali".


Quindi l'unica soluzione è scegliere prodotti “cruelty free”.

La definizione di "cruelty-free" è opinabile: potremmo definire cruelty-free solo quelle ditte che usano ingredienti della positive list (ingredienti presenti sul mercato prima del 1976, anno in cui è entrato in vigore l'obbligo dei test su animali specifici per i cosmetici), ma ormai quasi nessuna azienda è in grado di soddisfare questo criterio così stringente.

È nato così lo Standard internazionale "Non testato su animali" che dà una definizione meno stretta ma completamente accettabile ed efficace. Una ditta, per essere cruelty-free nel senso stabilito dallo Standard stesso deve:

  • non testare su animali il prodotto finito, ne commissionare a terzi tali test sul prodotto finito
  • non testare i singoli ingredienti, ne commissionare aterzi questi test
  • per gli ingredienti comprati già testati dai fornitori, deve dichiarare che questi test sono avvenuti prima di un dato anno a sua scelta ( per es. 1995), e impegnarsi a non comprare ingredienti testati dopo quell'anno. Il che significa NON usare più alcun ingrediente ( chimico, di sintesi) nuovo. Mentre può usare ingredienti completamente vegetali o di sintesi ma già in commercio prima dell'anno scelto.

Ovviamente, questi prodotti non sono cruelty-free nel senso che i loro ingredienti non sono mai stati testati su animali, e questo vale anche per quelli che usano ingredienti delle Positive List, perché anche la maggior parte di quegli ingredienti sono stati, in qualche momento del passato, provati su animali. Ma sono cruelty-free nel senso che non incrementano la sperimentazione su animali.
Quel che è fatto è fatto, ma da un certo anno in poi nessun animale in più dovrà morire per creare questi prodotti.

Proviamo a fare un piccolo passo alla volta, cominciado a sostituire un prodotto “incriminato” con uno etico e poi, via via?

Ecco la lista dei prodotti delle aziende che aderiscono allo Standard Internazionale:

Le seguenti sono ditte estere distribuite in Italia:

La Guida pratica LAV al NON testato viene aggiornata costantemente, con le aziende che chiedono di aderire allo standard


Dove possiamo trovare i prodotti cruelty free?

  • Erboristerie
  • Farmacie
  • Negozi di alimentazione naturale
  • Profumerie
  • Supermercati
  • Centri Commerciali


Fonti: www.infolav.org - www.consumoconsapevole.org

giovedì 21 maggio 2009

Filma uccisione cane: la sofferenza come spettacolo

I carabinieri di Canicatti' (Agrigento) hanno identificato i ragazzini che lo scorso 10 maggio hanno seviziato e impiccato un cane nei pressi della villa comunale. Secondo quanto ricostruito dai militari dell'Arma che hanno visionato il filmato delle telecamere recentemente installate dal Comune nella villa , il responsabile materiale della morte del cagnolino e' un bambino di appena nove anni il quale prima ha ucciso lo yorkshire impiccandolo con una catena alla maniglia del portone di uno stabile attiguo alla villa comunale,poi si è accanito sulla carcassa dell’animale colpendolo con delle pietre e urinandovi sopra e come se non bastasse, si e' pure fatto filmare con i cellulari da altri ragazzini di eta' compresa tra i 13 e i 15 anni.

Casi come questo purtroppo non sono isolati!


Il bambino che vive in un contesto difficile, che subisce violenza in ambito famigliare, scolastico o amicale, spesso manifesta, proprio attraverso un rapporto sbagliato con l'animale, violento e crudele il proprio disagio, la propria richiesta di aiuto. Diventa così fondamentale per un insegnante, un assistente sociale, un genitore, saper leggere oltre e saper interpretare correttamente e rapidamente ciò che certi atteggiamenti rappresentano.

Inoltre è importante sapere che, assistere a certi spettacoli ( alcuni tipi di feste di paese o religiose, i palii, i circhi, gli zoo) possono rappresentare un serio pericolo per l'educazione dei più giovani.
Ad esempio il circo è uno spettacolo proposto sempre più spesso anche nelle scuole e definito “educativo” malgrado sia stato denunciato più volte da varie istituzioni pubbliche e private, per l’estrema violenza fisica e psicologica esercitata in questo tipo di attività
LEGGI LE DICHIARAZIONE DEGLI PSICOLOGI



"I serial killer sono bambini a cui non è stato detto mai che è sbagliato cavare gli occhi a un animale". A dirlo in termini lapidari fu Robert Ressler,investigatore e criminologo del Fbi




Ecco come commenta la notizia, Ciro Troiano criminologo – Responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV


La sofferenza come spettacolo, il dolore altrui come risposta a impulsi distruttivi ma anche come affermazione di un proprio ruolo. “Sul sacrificio e sul sacrificarsi – diceva Nietzsche - le vittime la pensano diversamente dagli spettatori: ma a loro non è mai stata concessa la parola”. Suscita sgomento la notizia che l’autore delle sevizie e dell’uccisione di un cagnolino è un ragazzino di nove anni, il quale dopo aver ucciso il cane impiccandolo con una catena alla maniglia della porta si è fatto filmare con i cellulari da altri ragazzini di età compresa tra i 13 ed i 15 anni. I più oscuri impulsi del cuore umano vanno molto al di là della ragione e della logica. Non è l’indifferenza verso la sofferenza, ma al contrario è la ricerca della sofferenza, la sua sperimentazione, la sua esperienza a guidare gesti simili. Il dolore spettacolarizzato, la morte, il dolore dei dolori, la madre di tutti i dolori che viene magnificata con il filmato del telefonino. Così la sofferenza diventa virtuale. Nello spettacolo la morte viene trasformata e rappresentata come gesto grande, perde i suoi caratteri negativi e diventa amica di gioco, anzi, un’occasione per rappresentarsi e per essere in maniera più piena, esistendo al massimo. “L’uomo come spettatore estetico è spinto a disinteressarsi addirittura della vita e della sofferenza dei suoi simili pur di godere di uno spettacolo.” Sosteneva in modo appropriato Soren Kierkegaard. Non possiamo che condividere le parole del filosofo A.C. Grayling: “Alcuni credono che il riformismo ingenuo e sentimentale applicato alla questione dei diritti degli animali non serva ad altro che a distogliere l’attenzione da questioni morali più importanti. Può anche darsi. D’altra parte, in nessun caso l’integrità di un individuo è messa maggiormente alla prova di quando egli ha potere su una creatura che non può far sentire la propria voce. E, tutto sommato, la strada che porta dal torturare gli insetti al commettere crimini contro l’umanità non è poi così tortuosa”. Che la violenza sugli animali da parte di bambini possa trasformarsi nell’età adulta in violenza contro le persone, gli investigatori dell’FBI lo sanno da tempo. La conferma viene da numerosi studi. Uno di questi è durato un anno ed è stato finanziato dalla maggiore associazione americana per la tutela degli animali, la Humane Society. Sono stati esaminati ben 1.600 episodi di violenza sugli animali e i risultati sono inquietanti: il 31% degli atti di violenza è compiuto da giovani maschi con meno di 18 anni. Un’altra conferma della stretta correlazione tra il maltrattamento di animali e i casi di violenza tra le mura domestiche è arrivata da un rapporto di un team di psicologi del Cid (centro investigazioni criminali di Scotland Yard) al termine di un importante studio per prevenire gli abusi domestici e i crimini violenti. Una ricerca precisa che ha messo in risalto l’analisi a ritroso della storia personale di alcuni pericolosi delinquenti. Tutti da piccoli sono stati seviziatori d’animali. Tutti i soggetti studiati avevano maltrattato e infierito su cani, gatti e pesci rossi. La crudeltà nei riguardi degli animali è considerata nel DSM-IV, manuale diagnostico dei disturbi mentali, uno dei criteri che permettono di individuare la presenza di un Disturbo della Condotta in età infantile o adolescenziale che può evolversi in Disturbo Antisociale di Personalità. Il Progetto Link – Italia, portato avanti su base volontaria da educatori, psicologi, criminologi e operatori del diritto, studia e analizza nelle sue diverse manifestazioni il fenomeno nel nostro Paese e mira alla creazione di una banca dati. Tutti questi studi dimostrano in modo univoco che le persone che commettono un singolo atto di violenza sugli animali sono più portate a commettere altri reati rispetto a coloro che non hanno abusato di animali. “E si fa per divertimento quello che si fa per delinquenza”, asseriva Lattanzio. Giustamente è stato detto che mentre non tutti coloro che abusano di un animale diventeranno serial killer, di fatto qualsiasi serial killer ha precedentemente abusato di un animale. La logica e la razionalità non guidano il cuore umano, anche se possono spiegare gli impulsi umani. Sarebbe interessante sapere qualcosa di più di questo bambino. Capire dove vive, qual è il suo contesto familiare. Spesso essere vivi non è la stessa cosa che avere una vita da vivere, dotata di significato. E il significato può essere cercato anche nella sofferenza, una sorta di danza piacevole. (http://www.infolav.org/)

mercoledì 22 aprile 2009

Manifestazione virtuale contro la vivisezione

Parte oggi 22 aprile una importante iniziativa europea, la manifestazione virtuale : "Rendiamo la sperimentazione animale storia passata"!

Gli antivivisezionisti e animalisti di tutta Europa si stanno mobilitando nel ciber-spazio per manifestare il proprio sostegno a una scienza senza uso di animali attraverso una manifestazione virtuale presso il Parlamento Europeo.

Più di 12 milioni di animali vengono usati in Europa ogni anno: roditori, conigli, gatti, cani e scimmie vengono usati in esperimenti che causano sofferenza fisica e mentale.

La legge che regolamenta gli esperimenti, la Direttiva 86/609 è di oltre 20 anni fa, e assolutamente inadeguata.


Report scientifici indipendenti mostrano ogni giorno di più che i "modelli" animali usati per studiare le malattie umane sono inaffidabili. Tra gli esempi troviamo la sclerosi multipla, l'ictus, l'artrite reumatoide, la malattia di Parkinson, di Alzheimer, il cancro al polmone, al cervello e all'intestino.

Lo stesso accade per i test di tossicità: la maggior parte dei test su animali non ha mai superato una convalida formale, ma continuano a essere usati per convenzione, nonostante i loro difetti ben noti e gravi.

Per proteggere meglio la salute dei cittadini dell'UE, la qualità della ricerca e dei test deve essere migliorata. I metodi avanzati senza animali superano molte delle limitazioni dei metodi su animali, ormai sorpassati. E' stupefacente quanti diversi metodi possano essere usati per sostituire quelli su animali: colture cellulari e tissutali, modelli tridimensionali di malattie umane, studi molecolari, strumenti per l'identificazione dei geni, modelli computerizzati, tecnologie per immagini, studi post-mortem, epidemiologia (studi statistici sulle popolazioni) e ricerca clinica con volontari malati o volontari sani.

Come potete notare, sono disponibili molte tecniche

Fra l'altro, sono stati proposti da parte antivivisezionista vari miglioramenti, tra cui una maggiore protezione degli animali usati, un'abolizione graduale degli esperimenti sulle scimmie, la revisione etica degli esperimenti prima dell'approvazione, e un impegno reale per far progredire i metodi sostitutivi senza animali.

Tuttavia, le lobby delll'industria chimico-farmaceutica e della ricerca di base stanno facendo forti pressioni per bloccare questi miglioramenti, opponendosi perfino alla definizione di limiti sulla sofferenza degli animali e sul loro riuso in più esperimenti.

"La revisione della Direttiva 86/609 è un momento chiave nella storia del trattamento degli animali in Europa" afferma Wendy Higgins, portavoce della coalizione di gruppi e associazioni che sostengono la manifestazione"Rendiamo la sperimentazione animale storia passata". E continua: "L'Europa ha ora la chiara opportunità di guidare il mondo intero sulla via della sostituzione degli esperimenti su animali con tecniche avanzate senza animali, e fino a che non si arriva alla completa sostituzione dovrebbe impegnarsi a fornire la regolamentazione più robusta, trasparente e avanzata possibile. I sondaggi mostrano che i cittadini europei concordano con questa visione, ma i politici sembrano ignorare queste istanze ed essere maggiormente interessati agli interessi economici dell'industria della sperimentazione animale. E' vitale che invece inizino ad ascoltare i cittadini, e la nostra manifestazione virtuale è un nuovo modo per mostrare il sostegno del pubblico al cambiamento. Questa iniziativa aggiunge una nuova dimensione virtuale alle manifestazioni tradizionali, e può coinvolgere un numero enorme di persone. La ciber-comunità ha un senso di giustizia sociale molto sviluppato, ma è più probabile farla partecipare attraverso un clic del mouse piuttosto che chiedendo di tenere in mano un cartellone".


Per il bene delle persone e degli animali, il fine ultimo deve essere la sostituzione degli inefficaci esperimenti su animali con metodi senza animali più rilevanti e affidabili.
Ricordate: la vivisezione non aiuta i malati, né il progresso medico!

E' la nostra ultima possbilità.
Facciamo sentire adesso la nostra voce, partecipando in tanti.


Con un "personaggio virtuale" con le caratteristiche che vogliamo, possiamo partecipare alla manifestazione, assieme a migliaia e migliaia di altri manifestanti virtuali di tutta Europa. Insieme, chiederemo al Parlamento di ascoltare noi, non la lobby della vivisezione e modificare la Direttiva in modo da far diminuire sempre di più la vivisezione.

La Direttiva verrà votata a maggio in Prima Lettura dal Parlamento Europeo, poi passerà al Consiglio dei Ministri, e poi di nuovo al Parlamento in Seconda Lettura. L'intero procedimento durerà fino al 2010. In questo tempo, possiamo far aumentare sempre di più i partecipanti alla manifestazione virtuale.

Come partecipare

Per partecipare, basta andare a questa pagina della "manifestazione virtuale" e inserire il proprio nome, cognome, email e nazione, e cliccare su quadratino che indica "Sostengo la dichiarazione Rendiamo la sperimentazione animale storia passata" e infine cliccare sul bottone "Invia".

A questo punto riceveremo una mail che conterra' un link.

Cliccando sul link andremo a una pagina che permettera' di creare il nostro "personaggio virtuale". Potremo scegliere la faccia, il colore della pelle, i capelli, il vestito. Quando avremo finito di selezionare le varie opzioni, bastera' premere sul tasto verde per dare l'ok, e il nostro personaggio iniziera' a marciare nel corteo antivivisezionista!

Partecipate e diffondete il piu' possibile questa iniziativa, fatelo per i 12 milioni di animali uccisi ogni anno nei laboratori europei.

Il 5 per mille datelo a chi volete, ma non alla vivisezione!

Guardate il video di 18 minuti che spiega in d ettaglio cos'è oggi la vivisezione, quali sofferenze comporti per gli animali e come sia del tutto inutile per la ricerca medica. QUI'


FONTE : AgireOra

venerdì 28 novembre 2008

Rompi anche tu le scatole ai trafficanti. Vieni nelle piazze italiane il 29 e 30 novembre 2008

Arrivano a migliaia ogni anno.
Dai Paesi dell'Est.
Sottratti alle madri appena nati.
Per finire nei negozi di animali.

Viaggiano in condizioni ai limiti della sopravvivenza.
Chi arriva vivo viene dotato di pedigree, certificato sanitario e microchip.
Tutti falsi, naturalmente.
Ma i soldi che girano sono veri.
Li spendono migliaia di persone ignare, comprando cuccioli di cane o gatto.

Questione di business. Un business, che arricchisce trafficanti senza scrupoli.

Questa è la storia che accomuna migliaia di cuccioli di cane e gatto.


E' la storia di Nana, Gino Heidi
. Tre cuccioli di neanche quattro mesi, strappati alle loro madri ancora piccolissimi.
Partiti dall'Ungheria, hanno viaggiato per arrivare in Italia
Illegalmente.
Destinazione? La vetrina di un negozio vicino Roma. Pronti per essere venduti con una documentazione falsa.




La LAV, insieme al Corpo Forestale dello Stato, li ha salvati. Ora si sta prendendo cura di loro.


Aiutali anche tu!


Vuoi accoglierli nella tua famiglia?


Compila il form di
richiesta adozione.
Verrai ricontattato al più presto dal responsabile adozioni.


OPPURE : Adottali a distanza


Il 29 e 30 novembre

la LAV sarà in centinaia di
piazze in tutta Italia con la Campagna contro il traffico di cuccioli di cane e gatto.

Vieni a firmare la petizione: insieme chiederemo alle Istituzioni leggi e misure di controllo e contrasto del traffico!


Se non puoi venire in piazza, firma la petizione on line cliccando
qui

Per scoprire quello che non sai sul traffico e per dirlo ai tuoi amici!

Visita
nonlosapevo.com:

Fonte : LAV

giovedì 27 novembre 2008

Basta soldi ai circhi che usano animali

Cresce nel Paese l'avversione all'utilizzo degli animali all'interno di circhi e spettacoli viaggianti.


E mentre alcuni sindaci hanno già provveduto ad emanare in proprio normative specifiche che vietano l'insediamento dei tendoni dei circensi nei propri territori qualora sia previsto l'utilizzo di animali in scena, è ora il Parlamento che sceglie di mettere mano alla materia con l'obiettivo di arrivare ad una progressiva, ma anche piuttosto rapida, scomparsa dei circhi equestri. Mai più imprese di domatori o parate di elefanti ballerini, dunque: il futuro del circo dovrà essere tutto nelle mani di clown, acrobati e trapezzisti.

E' la deputata del Pdl Gabriella Giammanco la capofila di questa mobilitazione di parlamentari che, provenienti da tutti gli schieramenti, stanno lavorando ad un progetto di legge che metta la parola fine alla presenza di bestie più o meno feroci nelle piste e nelle gabbie dei circhi italiani.
A sostegno dell'iniziativa ci sono anche la Lega Antivivisezione ( LAV) e l'Ente nazionale per la protezione animali ( ENPA), che da tempo si battono per una evoluzione dell'arte circense che come già avviene in molti casi, l'esempio più eclatante è quello del Cirque du Soleil, riesce a ottenere un grande successo anche facendo a meno degli animali.
In base alla nuova normativa, il cui iter è al momento alle fasi iniziali, le risorse del Fondo unico per lo spettacolo andranno solo ai circhi e agli spettacoli viaggianti che non utilizzano animali. Non solo: si prevede di vietare l'ingresso in Italia ai circhi stranieri che contemplano l'utilizzo di animali e si annuncia l'istituzione di una commissione presso il ministero dell'Ambiente, che si occupi di gestire la dismissione graduale degli animali già attualmente «in servizio» nei circhi, occupandosi di individuare le migliori sistemazioni alternative.

Nel video una clip del venticinquesimo anniversario del Cirque du Soleil: un mix drammatico tra arte circense e intrattenimento di strada.


VOTA: Siete d'accordo con la nuova legge?

Fonte: CORRIERE DELLA SERA .it

lunedì 17 novembre 2008

Petizione "Cibo contro mangime"

"Cibo contro mangime" è una petizione internazionale diretta alle Nazioni Unite e alla FAO: chiede semplicemente che, anziché ignorare la possibilità di diffondere l'alimentazione a base vegetale sia nei paesi industrializzati che nelle fasce più abbienti dei paesi in via di sviluppo, venga affrontato seriamente questo aspetto, perché questa è una delle cose che aiuterebbero molto i popoli che soffrono la fame.



Perchè partecipare

Gli sprechi dovuti alla trasformazione vegetale-animale non hanno solo il già noto impatto sull'ambiente, ma anche un grave impatto sociale, sul problema della fame nel mondo.

Per ottenere un kg di carne si devono mediamente dare 15 kg di mangimi vegetali agli animali d'allevamento, vegetali coltivati appositamente, che necessitano quindi di una quantità di terreni, acqua, sostanze chimiche, energia molto molto maggiori quelle che servirebbero se si coltivasse la terra per produrre cibi per il diretto consumo umano.

Diventa quindi sempre più pressante il problema chiamato "food versus feed", cioè "cibo per umani contro mangimi per animali".

Più passa il tempo, maggiore è la percentuale di terreni fertili che anziché essere coltivati per produrre cibo per gli esseri umani sono coltivati per produrre mangimi per animali

Il grafico qui sotto fa vedere come sia aumentata la percentuale del consumo di cereali per mangimi dal 1960 (barra violetta) al 2003 (barra rosso bordeaux):

L'economista Frances Moore Lappé, ha calcolato che in un anno, nei soli Stati Uniti, sono state prodotte 145 milioni di tonnellate di cereali e soia.

Per contro, sono stati ricavati 21 miloni di tonnellate di carne, latte, uova. Facendo la differenza, si ottengono 124 milioni di tonnellate di cibo sprecato: questo cibo, avrebbe assicurato un pasto completo al giorno a tutti gli abitanti della Terra! Con il solo spreco degli USA.

Non è accettabile che un'enorme percentuale dei raccolti disponibili sia ancora utilizzata per nutrire gli animali d'allevamento, anche nella triste situazione in cui la fame e la malnutrizione uccidono quasi sei milioni di bambini ogni anno.

Se non facciamo pressione noi singoli cittadini, la lobby dell'industria zootecnica l'avrà sempre vinta, contro le persone, l'ambiente, gli animali.

Per approfondimenti: http://www.vegfacile.info/mostra_ambiente/ambiente_1.html

Cosa puoi fare tu

  • Invita i tuoi conoscenti a firmarla

AgireOra Network sostiene e diffonde questa petizione in Italia.

domenica 12 ottobre 2008

ACIDO MURIATICO CONTRO UN CANE IN GIARDINO


Doccia con l’acido muriatico: è davvero orribile quello che è successo a Cassina Ferrara, periferia di Saronno, dove un cane è stato fatto oggetto di un agghiacciante gesto di crudeltà. Qualcuno, mentre l’animale si trovava nel giardino di casa della propria padrona, gli ha gettato addosso dell’acido, ferendolo gravemente. E' accaduto durante la notte scorsa. Spike, otto anni, quaranta chili e un temperamento assolutamente mansueto, da sempre vive nel cortile dell’abitazione unifamiliare della sua padrona. Non ha mai fatto niente di male a nessuno, anzi è la «mascotte» di molti bimbi che la mattina si fermano a giocare con lui, scherzando attraverso la recinzione, mentre vanno a scuola. Eppure durante la notte qualcuno avrebbe potuto ucciderlo, e nel modo più terribile possibile. Solo la mattina ci si è accorti dell’accaduto. SPIKE si è presentato morente alla porta di casa. La padrona si è trovata davanti al cane che ormai stava rantolando, visto che era stato raggiunto alla testa e alle zampe dall’acido. Ha completamente perso il pelo e la pelle è rimasta gravemente ustionata, al punto che ora rischia la perdita di entrambi i padiglioni auricolari e l’amputazione della zampa posteriore, dove la muscolatura è stata letteralmente scarnificata dall’acido. La sua proprietaria, che lo ha subito fatto medicare da un veterinario (ma, se si salverà, saranno necessari ulteriori e complessi interventi chirurgici), ha anche presentato una denuncia contro ignoti ai carabinieri, e ora è comprensibilmente spaventata: «Io e i miei familiari - dice, chiedendo di conservare l’anonimato - non ci diamo pace per un atto tanto grave. Non abbiamo dubbi che sia stato un gesto voluto, e non un incidente: il veterinario ha raccolto e analizzato la sostanza che era ancora presente per terra, nel giardino. Era proprio acido muriatico». Insomma, qualcuno avrebbe voluto ammazzare Spike, facendolo anche soffrire atrocemente. DURISSIMA la presa di posizione dei responsabili della sezione cittadina dell’Enpa, l’Ente protezione animali: «Pensiamo si sia trattato di qualcuno della zona, che il cane già conosceva, perché si è fatto avvicinare senza reagire. Infatti, a quanto sembra, non ha abbaiato, come normalmente fa con le persone estranee. Adesso speriamo che le forze dell’ordine facciano presto chiarezza. Ci è stato riferito che il fascicolo sulla vicenda sarebbe già stato inviato in Procura». Rilevano all’Enpa: «Siamo di fronte a un atto di tale stupidità e inciviltà che non ha bisogno di essere commentato. Il tanto razionale e sensibile essere umano è lontano anni luce dall’avere chiaro cosa sia il rispetto della vita. Individui come quelli che si sono macchiati di questo gesto sono pericolosi, per l’ignoranza e per la brutalità che dimostrano». (Roberto Banfi da Il Giorno)

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animalieanimali.it

mercoledì 8 ottobre 2008

Il pesce, dal mare alla nostra tavola

“Una volta arpionai una cernia in tana, ma questa non voleva saperne di venire fuori. Dopo una serie di immersioni ho introdotto il braccio nella grotta per cercare di trascinarla fuori. Toccandola, ho sentito il suo cuore che batteva. È come se improvvisamente mi fossi reso conto di qualcosa. I pesci non gridano, non ci fanno impressione, appartengono ad un mondo diverso dal nostro. Lo consideriamo un mondo non nostro e gli abitanti estranei. Eppure quando sparavo ai saraghi, questi si dibattevano. Dovremmo imparare a parlare dei pesci come entità viventi. Se potessimo sentire il loro grido di dolore, sono convinto che smetteremmo di mangiarli".
(Enzo Maiorca)




Il pesce come animale


Anche se sembrano molto diversi da noi, i pesci in realtà sono animali comunicativi e sensibili. Senza conoscere a fondo la loro vita, tuttavia, è facile lasciarsi sfuggire la complessità di questi animali acquatici.

Jacques Cousteau una volta ha chiamato gli oceani “il mondo silenzioso”, e per lungo tempo la scienza è stata d’accordo con lui. Ma quando un ricercatore del Marine Biological Laboratory di Woods Hole, Massachusetts, ha portato con sé durante un’immersione un microfono appositamente modificato, è stato “travolto dai suoni”. È riuscito a sentire, per esempio, cernie abbaiare allo scorgere di un predatore, ciclidi emettere versi simili a grugniti durante l’accoppiamento o pesci hamlet emettere persino gridolini durante l’orgasmo. Ma i pesci usano anche altre forme di comunicazioni più sofisticate, come i pesci “elettrici” dell’Africa o del Sud America, che trasmettono segnali elettrici. Anche per ciò che riguarda le loro capacità mentali, questi animali sembrano essere molto sottovalutati. Alcuni pesci, come il polpo, sono particolarmente intelligenti e capaci di compiere attività elaborate. Pesci “addestrati” da studiosi in laboratorio hanno imparato a spingere una leva - e solo a determinati orari - per ottenere cibo.

Come noi, i pesci sono animali dotati di un cuore pulsante che pompa sangue, e come noi, presentano un cervello. Anche i pesci dormono, ma il loro sonno può essere di due tipi diversi. Si ha il riposo vigile, che corrisponde a una specie di veglia dove il cervello viene fatto riposare ma i sensi sono attivi, e il sonno vero e proprio, inteso come sospensione completa di ogni attività.

Gli animali marini hanno anche una percezione del mondo simile alla nostra. L’udito viene percepito mediante la vescica natatoria. Hanno papille gustative nella gola, così come nel naso e nelle labbra. Sono dotati di narici, che non hanno funzione respiratoria ma strettamente olfattiva. La vista è un senso che i pesci hanno sviluppato in modi diversi. La maggior parte di essi presenta gli occhi ciascuno su un lato: ciò consente loro di avere un campo visivo di quasi 360° e una visione monoculare (ognuno dei due occhi mette a fuoco indipendentemente dall’altro), non ad alta definizione ma che permette di controllare l’eventuale avvicinarsi di un pericolo. Altri tipi di pesci presentano invece occhi ravvicinati e visione binoculare, con un campo visivo ad alta definizione davanti alla loro testa, adatto ad avvicinarsi alle prede. I pesci usano la bocca più o meno come noi usiamo le dita, per afferrare ed esplorare gli oggetti, per raccogliere cibo, costruire rifugi e prendersi cura dei cuccioli (quando avvertono un pericolo vicino, alcuni pesci aprono la bocca per permettere ai piccoli di nascondersi all’interno). Di fatto, la bocca dei pesci è così sensibile agli stimoli, che il dolore che provano quando un amo la penetra deve essere un dolore terribilmente acuto. Oltre ai sensi tipicamente umani, i pesci sono infine dotati di “radar” sulla schiena, che registrano vibrazioni e campi elettrici.


Dolore e paura

Come accennato, anche i pesci, contrariamente a quel che si pensa, provano dolore. Se alcuni vertebrati, come l’uomo, provano dolore, questo suggerisce che tutti i vertebrati, inclusi i pesci, attraverso la mediazione di processi neurologici simili, possano provare sensazioni simili a un dolore più o meno intenso in risposta a stimoli nocivi.

È stato dimostrato che i pesci - come gli altri animali vertebrati - hanno un sistema molto sviluppato che li aiuta a proteggersi dal dolore intenso, evitandogli così di mettere a rischio la propria vita se, in seguito a qualche grave ferita - quale ad esempio quella che può essere causata da un grosso predatore - fossero del tutto impossibilitati a muoversi. Quando un pesce è ferito, questo sistema rilascia delle sostanze naturali simili agli oppiacei (encefaline ed endorfine) in grado di “addormentare” il dolore, così da permettere all’animale di reagire e tentare una fuga. È proprio la presenza di questo sistema, quindi - che altrimenti non avrebbe ragione di esistere - che dimostra la capacità nei pesci di provare dolore.

In uno studio inglese piuttosto recente i ricercatori hanno inoltre evidenziato nel cranio dei pesci l’esistenza di recettori del sistema nervoso in grado di rispondere agli stimoli dolorosi. Nell’occasione, la Royal Society, la principale associazione scientifica britannica, ha dichiarato, senza mezzi termini, che: «Quanto riportato indica che i pesci possono avvertire il dolore». Secondo il ricercatore che ha condotto lo studio, «la risposta dei pesci allo stress è molto simile alla nostra».

Già nel 1996, il Rapporto sul benessere dei pesci d’allevamento a cura del Consiglio per il benessere degli animali d’allevamento, su consultazione del Ministero dell’Agricoltura inglese, concludeva che “l’evidenza scientifica [...] mostra chiaramente che il termine stress è sicuramente rilevante per quanto riguarda i pesci e che le modalità secondo le quali lo stress si manifesta in essi sono estremamente simili a quelle dei mammiferi. Che il temine dolore possa essere fondatamente utilizzato riferendosi ai pesci è dimostrato da studi anatomici, fisiologici e comportamentali, i cui risultati sono molto simili a quelli degli studi compiuti su uccelli e mammiferi. Il fatto che i pesci siano animali a sangue freddo non significa che essi non possiedano un sistema nervoso che permetta di provare dolore e che sia effettivamente preposto a preservare la vita e massimizzare l’idoneità biologica degli individui. Le cellule recettrici, i neuroni e le sostanze specializzate nella trasmissione presenti nel sistema nervoso dei pesci sono estremamente simili a quelli presenti nei mammiferi”.



Non solo i pesci sono in grado di sperimentare dolore, ma possono provare anche paura. In un esperimento condotto nel 1987 all’Università di Utrech, i ricercatori hanno osservato che un pesce preso all’amo con filo non in tensione mostra solo evidenti segni di agitazione per il dolore che sperimenta, mentre quando il filo viene tirato, il pesce mette in azione un particolare meccanismo, definito spitgas (ovvero l’espulsione di una miscela gassosa nella vescica natatoria) . In condizioni normali, lo spitgas è usato dal pesce per regolare la propria profondità di immersione. Nella situazione di amo teso dell’esperimento, invece, il pesce perdeva il controllo di questo sistema, che andava in “tilt” e lo lasciava cadere senza controllo verso il fondo dell’acquario. Successivamente i ricercatori hanno osservato che negli stessi pesci questo sistema andava in “tilt” anche quando venivano aggiunti all’acqua feromoni, sostanze chimiche che vengono rilasciate da un organismo in situazioni di pericolo. I pesci, quindi, pur non essendo soggetti a stimoli dolorosi di alcun tipo, reagivano con lo spitgas in risposta alla sola sensazione di paura associata. Ciò significa che, quando il pesce perde il controllo dello spitgas (come nella situazione di amo teso dell’esperimento), ciò è il segnale di una intensa paura sperimentata dall’animale stesso. I ricercatori hanno quindi concluso che il dolore di un pesce preso all’amo contribuisce alla sua sofferenza in misura minore rispetto alla paura sperimentata (nell’essere trascinati da una forza misteriosa in direzione opposta a quella di fuga). È quindi la paura, e non tanto il dolore intenso, che fa soffrire un pesce preso all’amo. E la stessa paura si manifesta in un pesce confinato in una piccola vasca, come dimostrato nello stesso esperimento osservando ancora una volta i pesci perdere il controllo dello spitgas.

I pesci quindi provano dolore e paura. E gridano anche. Secondo il biologo marino Michael Fine, la maggior parte dei pesci che producono suoni “vocalizzano” quando vengono colpiti, intrappolati o inseguiti. Durante esperimenti condotti da William Tavolga si è scoperto che i pesci rospo brontolano quando subiscono uno shock elettrico. Non solo, ma essi cominciano molto presto a brontolare alla sola vista di un elettrodo.


Il pesce come cibo


Attualmente i pesci rappresentano gli animali dell’industria alimentare meno considerati dall’opinione pubblica e certamente i più numerosi: solo sulle tavole italiane vi finiscono centinaia di milioni di pesci ogni anno. Data l’enormità del massacro, non possono essere quantificati in numero di individui uccisi. Il loro valore commerciale è espresso in chili, non in individui. Sempre considerando solo l’Italia, si parla di qualche centinaio di migliaia di tonnellate di “pesce” consumate ogni anno. Per l’uccisione di questi animali non esiste alcuna tutela né alcuna normativa regolamentare. Non vi è nessuna forma di stordimento, come previsto per gli altri animali allevati per l’alimentazione.


La pesca commerciale


Oggigiorno l’industria commerciale del pesce utilizza enormi pescherecci industriali dalle dimensioni più grandi di un campo da calcio e impiega sofisticati strumenti elettronici e comunicazioni via satellite per localizzare i banchi di pesce. Le società più grandi fanno uso addirittura di aerei ed elicotteri.

Nella pesca a strascico, reti enormi, a volte estese per miglia, si dipanano nell’oceano. I pescherecci trainano queste immense reti nell’acqua, ammassandovi al loro interno ogni forma di vita marina che incontrano sulla loro strada, senza distinzione. In alcuni casi di pesca a strascico dei gamberi, il tasso di catture accidentali raggiunge anche il 90 per cento del pescato. Ma il problema delle catture accidentali non riguarda solo la pesca a strascico, purtroppo. Per ogni diversa tecnica di pesca, diverse specie animali finiscono catturate accidentalmente. Così, oltre al “pesce commerciale”, finiscono vittime della pesca anche delfini, squali, balene, tartarughe, uccelli marini e molti altri animali. Si stima che quasi 100 milioni di squali e di razze vengano ogni anno catturati accidentalmente. La pesca del tonno è ancora responsabile della morte di molti squali, mentre trecentomila cetacei - balene, delfini e altre specie - ogni anno rimangono intrappolati nelle reti e muoiono non riuscendosi a liberare. Gli uccelli marini sono attratti dalle esche che in alcuni tipi di pesca vengono poste in superficie: le mangiano, ingoiano gli ami, e vengono trascinati sott’acqua, annegando. Circa centomila esemplari di albatros ogni anno muoiono in questo modo. Oltre alle specie non bersaglio, il fenomeno delle catture accidentali riguarda anche esemplari di specie bersaglio che però non hanno valore commerciale in quanto troppo piccoli. È difficile avere una chiara idea, ma si stima che circa un terzo del pesce pescato nei mari di tutto il mondo venga poi scartato. Chi mangia pesce dovrebbe assumersi la responsabilità della morte di delfini, squali, balene, tartarughe, uccelli marini e di altri milioni di animali, morti ugualmente anche se non presenti nel suo piatto.

Ma ovviamente, la maggior parte degli animali vittime della pesca sono i pesci consumati dalla popolazione. Nelle enormi reti a strascico, i pesci intrappolati, per ore, vengono schiacciati e sbattuti l’un l’altro insieme a rocce e detriti oceanici finiti nella rete. Molti pesci intrappolati nelle reti muoiono per via delle gravi ed estese lacerazioni che si procurano all’interno delle reti. In altri casi muoiono schiacciati o, nel tentativo di liberarsi, si divincolano in maniera così violenta fino all’avvelenamento o alla paralisi per l’eccessivo rilascio di acido lattico. Quando vengono issati dalle profondità marine, i pesci subiscono una dolorosa decompressione: spesso l’elevata pressione interna spacca la vescica natatoria, causa la fuoriuscita dei bulbi oculari e spinge l’esofago e lo stomaco fuori dalla bocca.

Una volta issate le reti, i pesci più piccoli sono normalmente gettati su letti di ghiaccio tritato, mentre i pesci più grandi, come il merluzzo e i tonni, vengono colpiti con corti bastoni acuminati e gettati direttamente sul piano della nave. Successivamente la gola e il ventre dei pesci vengono aperti. Nel frattempo il pesce di scarto - vivo o morto - viene scagliato fuori bordo spesso per mezzo di forconi.


L’acquacoltura


Oltre ai pesci pescati in mare, si va diffondendo sempre di più l’acquacoltura, ovvero l’allevamento intensivo di pesci, molluschi e crostacei in ambienti controllati. Nell’Unione Europea i principali prodotti dell’acquacoltura sono trote, salmoni, spigole, orate, cozze, ostriche e vongole. L’acquacoltura è diventata oggi un’industria che muove enormi affari. In Italia il pesce d’allevamento incide per il 38 per cento sulla produzione nel settore ittico, con 250 milioni di euro di fatturato solo nel 2003, evidenziando così una rapida crescita negli ultimi anni. Circa mille sono, nel nostro Paese, gli impianti attivi nel settore dell’itticoltura, con circa 150-200.000 tonnellate di pesce allevato in un anno (oltre l’80 per cento sono trote, seguono poi spigole, orate e anguille). Negli ultimi sei anni la produzione mondiale, secondo la FAO, è passata da 35,5 a 47,8 milioni di tonnellate. Il National Fisheries Institute (Istituto nazionale delle industrie della pesca statunitense) definisce l’acquacoltura come “uno dei settori dell’industria della produzione di cibo con la più rapida crescita a livello mondiale”.

I pesci allevati nelle “acquafattorie” vivono in vasche al chiuso con illuminazione artificiale (allevamento “a terra”) oppure in gabbie posizionate in mare. Vengono nutriti con alimenti artificiali (in particolare farine e olii ricavati dall’uccisione di altri pesci), ricchi di grassi, che consentono un rapido ingrassamento dell’animale. I mangimi possono contenere anche diossina, purchè non superino determinati limiti (come imposto dalla Direttiva 2001/102/CE).

Per dimostrarsi redditizie, le “acquafattorie” devono allevare un numero elevatissimo di animali in spazi ristretti. A tutt’oggi, il limite massimo di densità in allevamento non è disciplinato da nessuna legge. Gli animali si trovano pertanto imprigionati in queste vasche schiacciati uno contro l’altro, senza possibilità di nuotare - o, nel caso dei crostacei, di spostarsi - in maniera adeguata. In questa situazione i pesci subiscono danni alla testa e alle pinne sbattendo ripetutamente tra di loro o contro la vasca. Molti pesci mostrano segni evidenti di intenso stress, come, ad esempio, il saltare continuamente fuori dall’acqua.

In queste condizioni di vita, gli animali, fortemente stressati, risultano facili prede di malattie epidemiche. Di conseguenza, per mantenere sotto controllo la proliferazione dei parassiti, le infezioni di epidermide e branchie e altre malattie tipiche dei pesci di allevamento, oltre ai vaccini, i tecnici delle “acquafattorie” pompano massicce dosi di antibiotici direttamente nell’acqua delle vasche, insieme a sostanze chimiche specifiche per il controllo dei parassiti. Con l’uso di altri farmaci particolari, ormoni e tecniche di ingegneria genetica viene accelerata la crescita e modificato il comportamento riproduttivo degli esemplari.

Come nella pesca commerciale, anche in questo caso nessuna legge tutela il “benessere” degli animali al momento dell’uccisione. I pesci vengono spesso privati del cibo negli ultimi giorni che precedono la macellazione, allo scopo di ridurre la contaminazione dell’acqua durante il trasporto. Alcuni pesci vengono uccisi tagliando le loro arcate branchiali e lasciandoli sanguinare fino alla morte, in preda a convulsioni e altri evidenti segni di sofferenza. Le anguille vengono uccise recidendo loro il collo, oppure con l’immersione nel sale asciutto, che penetra nel loro corpo disseccandolo e provocando una lenta agonia. Le trote vengono invece congelate vive e la morte sopraggiunge solo dopo circa quindici minuti. In altri casi gli animali vengono uccisi semplicemente prosciugando l’acqua dalla vasca, mandandoli incontro ad un lento soffocamento.

L’acquacoltura è inoltre causa di sofferenza e morte per altri animali. Gli uccelli che si nutrono di pesci, come i gabbiani, sono attirati verso gli specchi d’acqua di queste “acquafattorie”, che rappresentano per loro una invitante fonte di cibo. Piuttosto che utilizzare misure incruente per mantenere gli uccelli lontano dai pesci, come ad esempio coprire le gabbie con delle reti, molti pescicoltori più semplicemente decidono di uccidere gli uccelli, gettandoli poi in estese fosse comuni. Inoltre, i rifiuti di queste “acquafattorie” vengono scaricate nei mari insieme alle sostanze chimiche utilizzate nelle vasche, provocando una pericolosa alterazione dell’ecosistema marino. Si tratta di sostanze altamente nocive per le altre forme di vita marina, come il Dichlorvos, un trattamento per eliminare i pidocchi di mare estremamente tossico e in grado di provocare l’infarto nei salmoni.

(dal blog di AlanAdler- AnimalStation)

sabato 30 agosto 2008

Carne di ratto

Strano ma vero

“Per combattere questo spreco, che fa lievitare i prezzi del grano stesso, la soluzione piu’ facile e’ quella di mangiare i ratti, estendendo a tutta la popolazione un’abitudine diffusa tra alcune delle comunita’ piu’ povere del Paese. Se loro sono in grado di farlo, perche’ non anche altri?”.
La singolare proposta arriva dallo Stato indiano del Bihar, ed e’ stata formulata dal segretario del locale dipartimento della Pubblica Assistenza, Vijay Prakash.
Secondo il solerte pubblico funzionario, la carne di ratto potra’ essere gustata senza problemi tanto a casa quanto servendosi alle bancarelle di strada, nei ristoranti e persino negli hotel a cinque stelle. Anzi, l’intento di Prakash e’ di esportare la sua ‘ricetta’ contro il caro-prezzi anche all’estero, e tale scopo ha gia’ preso contatto con diverse compagnie alberghiere straniere. (AGI)

Tempi duri per i poveri ratti cambogiani:
l'aumento dell'inflazione, che come è noto, colpisce per prima cosa i prezzi dei generi alimentari, ha spostato i consumi della gente dalle bistecche bovine ai roditori.
L'agenzia Reuters da Phnom Penh, riferisce che il prezzo della carne di topo nei mercati rionali del Paese asiatico è andato alle stelle, aumentando di oltre il 400 per cento dall'inizio dell'anno.
Il topo va a ruba nei mercati - Ora le massaie che fanno la spesa nei mercati rionali, per un chilo di topo (più propriamente, di ratto), già pulito e pronto al consumo, spendono 5mila riel, che corrispondono a circa 86 centesimi di euro. La stessa quantità di manzo costa quattro volte tanto e secondo gli esperti del Governo cambogiano la spiegazione dell'aumento sta proprio lì, nello spostamento degli acquisti della povera gente - che non può permettersi le bistecche - verso la più economica carne di roditore
( Tiscali- Notizie)

Anzichè proporre di sostituire carne ad altra carne, sarebbe giusto dire come stanno realmente le cose

[...]La crescita della domanda di carne è particolarmente drammatica nei paesi in via di sviluppo: "In Cina il consumo di carne è in rapida crescita per via dello sviluppo e dell'urbanizzazione, ed è piu' che duplicata rispetto alla generazione passata" dice Rosamond Naylor, professore associato di economia all'università di Stanford. Il risultato è che la terra che prima era destinata a produrre grano per le persone, ora viene utilizzata per produrre mangimi destinati a polli e maiali.[...]

[...]Milioni di ettari di terreno nei paesi in via di sviluppo sono usati a questo scopo. Tragicamente, l'80% dei bambini affamati vivono in paesi che paradossalmente dispongono di eccedenze alimentari che vengono però usate per nutrire animali destinati al consumo nei paesi ricchi."[...] leggi ancora

Curiosità:


Mushika o Akhu è il Ratto amico e compagno inseparabile di Ganesha, la bellissima Divinità Indu col viso d'Elefante.


Infatti, in alcuni templi indiani dedicati a questa Divinità, vivono centinaia di Ratti liberi, protetti, alla cui alimentazione provvedono quotidianamente le monache, che portano loro contenitori larghi e bassi pieni di buon cibo.

Nei Panjarapol jainisti (ricoveri e centri veterinari per animali abbandonati, bisognosi e feriti), sempre in India, esistono interi reparti per animali normalmente considerati reietti, tra cui reparti per l'alloggio e la protezione dei Ratti.