Ascoltate Josè Saramago intervistato da Serena Dandini

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lunedì 25 maggio 2009

Ai conigli non piacciono i trucchi

In pochi sanno che: rossetti, rimmel, fard, creme, shampoo, saponi, bagnoschiuma, dentifrici, dopobarba e in generale i prodotti per la cura del corpo, sono costituiti da numerose sostanze chimiche che vengono mescolate insieme per ottenere il prodotto finito,

E che tutte queste sostanze chimiche, sono sottoposte ad alcuni test generici su animali secondo una Direttiva CEE


Ogni anno in Europa migliaia di animali muoiono:

      • sfigurati da rossetti
      • intossicati da profumi
      • bruciati da creme e saponi


Per i cosmetici, il test più diffuso è quello effettuato sui conigli per le allergie oculari


EYES Draize Test:

Questo tipo di test consiste in una prova condotta sull'occhio del coniglio, organo particolarmente sensibile, perché privo di ghiandole lacrimali che aiuterebbero a eliminare almeno in parte la sostanza irritante. Dopo aver bloccato la testa del coniglio dentro una gogna, in modo che non possa grattarsi con le zampe, gli vengono spalmati su tutto l’interno dell’occhio, ovviamente non anestetizzati, le sostanze scelte, per poi esaminare a distanza di vari giorni, i danni che provocano ai tessuti dell'occhio.


Perchè tanta sofferenza, visto che la non attendibilità della sperimentazione sugli animali è stata ampiamente dimostrata?


Dopo anni di trattative e di promesse sembra ancora lontana la volontà di eliminare definitivamente la sperimentazione animale per i cosmetici.

La Direttiva 2003/15/CE ha sancito un nuovo allungamento dei tempi: il bando totale ai test cosmetici su animali praticati all'interno dell'UE e il divieto di commercio di cosmetici sperimentati su animali sono slittati al 2013


Fino al 2013, per evitare inutili sofferenze agli animali, possiamo: orientare i nostri consumi su cosmetici ottenuti senza sperimentare sugli animali, scegliendo solo le aziende aderenti allo "Standard Internazionale Non Testato su animali", l'unico riconosciuto a livello internazionale.



Le etichette

Attenzione, simboli e diciture più o meno dettagliate, trovate
su cosmetici e detersivi non hanno alcun valore per quanto concerne l'adesione allo Standard di cui sopra, e quindi l'effettiva assenza di "crudeltà" nel prodotto in questione.

La dicitura "Non testato su animali", "Contro i test su animali", "Testato clinicamente", "Testato dermatologicamente", oppure il simbolo del coniglietto non hanno alcuna importanza, perché per lo più indicano solo che il prodotto finito non è testato, ma questo, vale per tutte le ditte (Ad oggi, il test sul prodotto finito è vietato in Europa, così come la vendita di prodotti realizzati e testati fuori Europa), e non è quindi una discriminante.

Ciò che veramente importa è che i singoli ingredienti non siano testati su animali.

E questo non è assicurato da alcuna dicitura o simbolo. O meglio, esiste un simbolo che rappresenta lo Standard, il "leaping bunny" (coniglietto che salta) circondato da alcune stelline, ma è riportato solo su pochi prodotti aderenti all o Standard.


Quindi, la discriminante per essere cruelty-fre
e è l'adesione allo Standard, ma questo non è riportato in alcuna etichetta: occorre conoscere la lista delle ditte che hanno aderito formalmente allo Standard internazionale "Non testato su animali".


Quindi l'unica soluzione è scegliere prodotti “cruelty free”.

La definizione di "cruelty-free" è opinabile: potremmo definire cruelty-free solo quelle ditte che usano ingredienti della positive list (ingredienti presenti sul mercato prima del 1976, anno in cui è entrato in vigore l'obbligo dei test su animali specifici per i cosmetici), ma ormai quasi nessuna azienda è in grado di soddisfare questo criterio così stringente.

È nato così lo Standard internazionale "Non testato su animali" che dà una definizione meno stretta ma completamente accettabile ed efficace. Una ditta, per essere cruelty-free nel senso stabilito dallo Standard stesso deve:

  • non testare su animali il prodotto finito, ne commissionare a terzi tali test sul prodotto finito
  • non testare i singoli ingredienti, ne commissionare aterzi questi test
  • per gli ingredienti comprati già testati dai fornitori, deve dichiarare che questi test sono avvenuti prima di un dato anno a sua scelta ( per es. 1995), e impegnarsi a non comprare ingredienti testati dopo quell'anno. Il che significa NON usare più alcun ingrediente ( chimico, di sintesi) nuovo. Mentre può usare ingredienti completamente vegetali o di sintesi ma già in commercio prima dell'anno scelto.

Ovviamente, questi prodotti non sono cruelty-free nel senso che i loro ingredienti non sono mai stati testati su animali, e questo vale anche per quelli che usano ingredienti delle Positive List, perché anche la maggior parte di quegli ingredienti sono stati, in qualche momento del passato, provati su animali. Ma sono cruelty-free nel senso che non incrementano la sperimentazione su animali.
Quel che è fatto è fatto, ma da un certo anno in poi nessun animale in più dovrà morire per creare questi prodotti.

Proviamo a fare un piccolo passo alla volta, cominciado a sostituire un prodotto “incriminato” con uno etico e poi, via via?

Ecco la lista dei prodotti delle aziende che aderiscono allo Standard Internazionale:

Le seguenti sono ditte estere distribuite in Italia:

La Guida pratica LAV al NON testato viene aggiornata costantemente, con le aziende che chiedono di aderire allo standard


Dove possiamo trovare i prodotti cruelty free?

  • Erboristerie
  • Farmacie
  • Negozi di alimentazione naturale
  • Profumerie
  • Supermercati
  • Centri Commerciali


Fonti: www.infolav.org - www.consumoconsapevole.org

venerdì 2 maggio 2008

DIMMI CHE GELATO MANGI E TI DIRO' CHI SEI

Una passione che lega tutti indistintamente dall'età e il sesso, è il gelato










Dove, come e quando, nasce il gelato?


Non è facile attribuire una "paternità" al gelato.
Alcuni la fanno risalire addirittura alla Bibbia: Isacco, offrendo ad Abramo latte di capra misto a neve, avrebbe inventato il primo "mangia e bevi" della storia.

Altri, invece, la affidano agli antichi Romani che si distinsero ben presto grazie alle loro "nivatae potiones", veri e propri dessert freddi.

Un'altra notizia interessante é che nei secoli più lontani, presso alcuni popoli come i Babilonesi, gli Egizi, gli Arabi e i Romani, c'era l'abitudine di refrigerare alcune sostanze dolci, come per esempio i succhi ottenuti spremendo la frutta. Persino gli Arabi in Sicilia erano soliti mescolare la neve dell'Etna ai succhi di frutta, creando quello che può essere considerato l'antenato del nostro gelato e che veniva chiamato Sherbeth .

Si narra che i veri inventori del gelato fossero degli italiani e furono proprio gli italiani a portare il gelato in Europa
Bisogna però aspettare il Cinquecento per assistere al trionfo di questo alimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l'invenzione del gelato 'moderno', che per primo utilizza il latte, la panna e le uova. Golosa innovazione che si deve all'architetto Bernardo Buontalenti.Tra i gelatai dell'epoca spicca il siciliano Francesco Procopio de' Coltelli che nel 1686 aprì a Parigi un locale che chiamò Café de Procope. Il ritrovo diventò ben presto punto di riferimento per i letterati dal tempo, anche nei secoli successivi: da Voltaire a Balzac a Victor Hugo. Tutti a gustare la ricetta originale di Procopio, che era riuscito a trovare il modo di rendere estremamente omogeneo l'insieme di frutta, miele ,zucchero e ghiaccio. Nello stesso periodo nacque anche l'usanza - ancora in voga oggi - di servire, a metà banchetto - il "sorbetto", considerato un ottimo digestivo

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l'italiano Filippo Lenzi, alla fine del XVIII secolo, aprì la prima gelateria in terra americana. Il gelato si diffuse a tal punto da stimolare una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.Aveva allora inizio la storia del gelato industriale.

Le tappe del gelato industriale in Italia

Alla fine degli anni 40 nasce il primo gelato industriale in Italia: è lo stecco al fiordilatte ricoperto di cioccolato.
Più tardi compare la prima vaschetta-barattolo di gelato industriale in formato famiglia.
Il cono nacque nel 1904 durante la Fiera Mondiale di St Louis. Un gelataio , avendo terminato i contenitori in cui proponeva i suoi gelati ai clienti, provò ad utilizzare dei wafer venduti da un banchetto lì vicino. Fu un successo enorme!!Le cialde sono il risultato di un'arte antichissima, quella dei "cialdonari" che già nel 1400 confezionavano impasti leggeri a base di acqua, farina, zucchero e uova.
Un'altra innovazione è il biscotto gelato che unisce la fragranza del biscotto al fresco sapore del gelato.
Il presente offre gelati confezionati in vaschetta, coppetta, su stecco, in cono, secchiello, biscotto o in forma di trancio o di torta gelato.
L'ultima scoperta del consumatore sono i minigelati che consentono di assaggiare più gusti e di gratificarsi più spesso con porzioni più piccole.


Due scienziati informatici Nicu Sebe e Theo Gevers dell’Università di
Amsterdam, hanno progettato un software in grado di mettere in relazione i
mutamenti dei tratti del viso con le emozioni che li determinano.

L’innovativo programma è stato applicato, per misurare le reazioni espressive all’interazione con il cibo, ad oltre 300 persone
I risultati sono sorprendenti: quando gli italiani mangiano un gelato, il loro volto esprime
per l’86% felicità, ben al di sopra della media (64%) riscontrata negli altri Paesi europei.

Il gelato batte in questo perfino il cioccolato

La psicologa Viviana Finestrella, esperta in tematiche nutrizionali, sostiene che: Il gelato contribuisce a disattivare (quanto meno ad abbassare) le nostre difese (in altre parole…”scioglie il Super-Io!”) e a vivere in maniera più autentica e genuina, anche nelle relazioni


Pare, sempre secondo studi condotti dalla psicologa Finestrella, che dalla scelta di un tipo particolare di gelato, si può scoprire quali sono le caratteristiche della nostra personalità

Vediamo nello specifico i risultati di questo studio

RICETTE


È possibile anche produrre gelato senza latte e uova

Vi sono alcune aziende specializzate nella produzione di gelati vegetali, con latte di soia oppure di riso, di diversi gusti .

Ma se preferite prepararlo voi, basta leggere quì

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