E che tutte queste sostanze chimiche, sono sottoposte ad alcuni test generici su animali secondo una Direttiva CEE
Ogni anno in Europa migliaia di animali muoiono:
- sfigurati da rossetti
- intossicati da profumi
- bruciati da creme e saponi
Per i cosmetici, il test più diffuso è quello effettuato sui conigli per le allergie oculari
Questo tipo di test consiste in una prova condotta sull'occhio del coniglio, organo particolarmente sensibile, perché privo di ghiandole lacrimali che aiuterebbero a eliminare almeno in parte la sostanza irritante. Dopo aver bloccato la testa del coniglio dentro una gogna, in modo che non possa grattarsi con le zampe, gli vengono spalmati su tutto l’interno dell’occhio, ovviamente non anestetizzati, le sostanze scelte, per poi esaminare a distanza di vari giorni, i danni che provocano ai tessuti dell'occhio.
Perchè tanta sofferenza, visto che la non attendibilità della sperimentazione sugli animali è stata ampiamente dimostrata?
Dopo anni di trattative e di promesse sembra ancora lontana la volontà di eliminare definitivamente la sperimentazione animale per i cosmetici.
La Direttiva 2003/15/CE ha sancito un nuovo allungamento dei tempi: il bando totale ai test cosmetici su animali praticati all'interno dell'UE e il divieto di commercio di cosmetici sperimentati su animali sono slittati al 2013
Fino al 2013, per evitare inutili sofferenze agli animali, possiamo: orientare i nostri consumi su cosmetici ottenuti senza sperimentare sugli animali, scegliendo solo le aziende aderenti allo "Standard Internazionale Non Testato su animali", l'unico riconosciuto a livello internazionale.
Attenzione, simboli e diciture più o meno dettagliate, trovate su cosmetici e detersivi non hanno alcun valore per quanto concerne l'adesione allo Standard di cui sopra, e quindi l'effettiva assenza di "crudeltà" nel prodotto in questione.
La dicitura "Non testato su animali", "Contro i test su animali", "Testato clinicamente", "Testato dermatologicamente", oppure il simbolo del coniglietto non hanno alcuna importanza, perché per lo più indicano solo che il prodotto finito non è testato, ma questo, vale per tutte le ditte (Ad oggi, il test sul prodotto finito è vietato in Europa, così come la vendita di prodotti realizzati e testati fuori Europa), e non è quindi una discriminante.
Ciò che veramente importa è che i singoli ingredienti non siano testati su animali.
E questo non è assicurato da alcuna dicitura o simbolo. O meglio, esiste un simbolo che rappresenta lo Standard, il "leaping bunny" (coniglietto che salta) circondato da alcune stelline, ma è riportato solo su pochi prodotti aderenti all o Standard.
Quindi, la discriminante per essere cruelty-fre e è l'adesione allo Standard, ma questo non è riportato in alcuna etichetta: occorre conoscere la lista delle ditte che hanno aderito formalmente allo Standard internazionale "Non testato su animali".
Quindi l'unica soluzione è scegliere prodotti “cruelty free”.
La definizione di "cruelty-free" è opinabile: potremmo definire cruelty-free solo quelle ditte che usano ingredienti della positive list (ingredienti presenti sul mercato prima del 1976, anno in cui è entrato in vigore l'obbligo dei test su animali specifici per i cosmetici), ma ormai quasi nessuna azienda è in grado di soddisfare questo criterio così stringente.È nato così lo Standard internazionale "Non testato su animali" che dà una definizione meno stretta ma completamente accettabile ed efficace. Una ditta, per essere cruelty-free nel senso stabilito dallo Standard stesso deve:
- non testare su animali il prodotto finito, ne commissionare a terzi tali test sul prodotto finito
- non testare i singoli ingredienti, ne commissionare aterzi questi test
- per gli ingredienti comprati già testati dai fornitori, deve dichiarare che questi test sono avvenuti prima di un dato anno a sua scelta ( per es. 1995), e impegnarsi a non comprare ingredienti testati dopo quell'anno. Il che significa NON usare più alcun ingrediente ( chimico, di sintesi) nuovo. Mentre può usare ingredienti completamente vegetali o di sintesi ma già in commercio prima dell'anno scelto.
Ovviamente, questi prodotti non sono cruelty-free nel senso che i loro ingredienti non sono mai stati testati su animali, e questo vale anche per quelli che usano ingredienti delle Positive List, perché anche la maggior parte di quegli ingredienti sono stati, in qualche momento del passato, provati su animali. Ma sono cruelty-free nel senso che non incrementano la sperimentazione su animali.
Quel che è fatto è fatto, ma da un certo anno in poi nessun animale in più dovrà morire per creare questi prodotti.
Proviamo a fare un piccolo passo alla volta, cominciado a sostituire un prodotto “incriminato” con uno etico e poi, via via?
Ecco la lista dei prodotti delle aziende che aderiscono allo Standard Internazionale:
- Argital: Mi Fido
- Allegro Natura: Bioermi, Happy clean
- BioPet
- Cibe Laboratori: Fiori & Frutta, Mondo Naturale, Antica Provenza Ligure, Econatura, Antico Marsiglia, Samarcanda
- Coop
- Derbe: Regenè; Speziali Fiorentini; Seres.
- D’Aymons
- Dr Taffi
- Evan Bartholomew: Evan
- Flora
- Hawai
- Helan
- I Serafini
- Indica
- L'Erbolario
- Mondosolidale
- Pedrini Cosmetici: Lepo Line A
- SAN.ECO.VIT :Ecoland, Biobi, Ecor, Ecotan, Victor Philippe
- Saponificio Gianasso: Floralia, i Provenzali.
Le seguenti sono ditte estere distribuite in Italia:
- The Body Shop
- Montagne Jeunesse
- John Paul Mitchell System
- Jason Natural Cosmetic
- W.S.Badger
Dove possiamo trovare i prodotti cruelty free?
- Erboristerie
- Farmacie
- Negozi di alimentazione naturale
- Profumerie
- Supermercati
- Centri Commerciali
Fonti: www.infolav.org - www.consumoconsapevole.org



