Ascoltate Josè Saramago intervistato da Serena Dandini

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giovedì 11 marzo 2010

Ogni anno un consumatore medio di carne ingerisce a sua insaputa quasi 9 grammi di antibiotici

Ogni anno un consumatore medio ne ingerisce a sua insaputa quasi 9 grammi, l'equivalente di quattro cure.
Una cura involontaria, anzi quattro. Ogni anno un consumatore medio di carne ingerisce a sua insaputa quasi 9 grammi di antibiotici, equivalenti a un poker di terapie.

Il nuovo dossier della Lav (Lega anti vivisezione) porta alla luce i rischi sanitari ancora poco conosciuti dai carnivori. L’ingestione continuata di questi medicinali, infatti, può provocare alla lunga disturbi intestinali cronici e può rendere i trattamenti antibiotici inefficaci quando veramente servono.

“PERCHE’ MANGIAMO GLI ANIMALI”
Il dossier «Rischio sanitario degli allevamenti intensivi. Resistenza agli antibiotici e nuove malattie» è stato pubblicato dalla Lav in concomitanza con l’uscita del romanzo-inchiesta di Jonathan Safran Foer “Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?” (Guanda editore). Nell’autobiografia Foer – in Italia in questi giorni – descrive con realismo il sistema degli allevamenti intensivi, mettendone in discussione la necessità e in evidenza le sofferenze inflitte agli animali. Quest’indagine, che ha creato un grande dibattito negli Stati Uniti, ha portato l’autore alla scelta di diventare vegetariano.

ANTIBIOTICI A PRANZO E A CENA
Le condizioni di vita negli allevamenti industriali sono responsabili del debole stato di salute degli animali. Senza i farmaci, quindi, non sarebbe possibile far funzionare alcun allevamento intensivo.

Per produrre 1 chilogrammo di carne sono impiegati mediamente 100 mg di antibiotico.
I farmaci rimangono spesso nei tessuti degli animali e arrivano nel piatto.
Ciò significa che l’italiano medio che consuma circa 87 kg di carne ogni anno (senza considerare i consumi di prodotti ittici) ingerisce involontariamente quasi 9 grammi di antibiotici, equivalenti alla somministrazione di circa 4 terapie antibiotiche ogni anno.
«Il consumo di carne comporta rischi sanitari di cui si parla ben poco in Italia – spiega Roberta Bartocci, biologa, responsabile Lav settore Vegetarismo - e di cui raramente i consumatori hanno consapevolezza: dal rischio di assumere antibiotici ‘a pranzo e a cena’, al rischio di venire a contatto con patogeni che hanno sviluppato resistenze agli antibiotici».

I RISCHI PER LA SALUTE

Secondo l’Autorità alimentare europea, Efsa (European Food Security Authority), in molti casi i cibi di origine animale trasmettono all’uomo batteri resistenti agli antibiotici.
L’ingestione continuata - tramite la carne - di questi medicinali può provocare alla lunga disturbi intestinali cronici e l’inefficacia degli antibiotici quando ne sorga la necessità.
Il rischio è non avere la possibilità di guarire dalle patologie trasmesse da questi batteri, dalle più semplici a quelle che potrebbero avere esiti potenzialmente fatali.
Tra questi patogeni che hanno sviluppato resistenze agli antibiotici ci sono anche la Salmonella typhimurium e parathyphimurium (l’infezione si trasmette con le uova e la carne, soprattutto avicola e suina), lo Staphylococcus aureus, Campylobacter coli e jejuni. Ma i rischi maggiori sono quelli che potrebbe causare un altro batterio divenuto resistente: un particolare ceppo di Escherichia coli che provoca colite emorragica e insufficienza renale. La contaminazione del cibo (carne e latte bovino) avviene attraverso le feci dell’animale, ma anche tramite l’acqua. Il maggior fattore di rischio è rappresentato dal consumo di carne macinata di manzo cruda o poco cotta (hamburger disease), ma ne è stata dimostrata la presenza anche in carni di pollo, agnello e maiale.

RADDOPPIO DEI CONSUMI

Secondo la Fao entro il 2050 i consumi mondiali di carne raddoppieranno. Oggi si calcola che gli animali allevati sulla Terra siano circa 10 volte gli umani: si contano 1.300.000.000 di bovini, 1.000.000.000 di suini, 1.700.000.000 di ovini e caprini, ben 52.000.000.000 di avicoli, 900.000.000 milioni di conigli, senza considerare pesci e crostacei. “Raddoppiare questi numeri significa portare al collasso la Terra sotto il profilo ecologico, sanitario ed economico - prosegue Roberta Bartocci -. I cittadini pagheranno sempre di più con la loro salute un metodo di produzione animale altamente rischioso. E’ indispensabile riconvertire il sistema alimentare attuale verso un sistema ‘sostenibile’ iniziando dal non considerare più gli animali come cibo, né come cibo indispensabile perché così non è: proteine, carboidrati, vitamine, sali minerali e benefici grassi sono ampiamente disponibili nel mondo vegetale.”
(Carlotta De Leo) www.corriere.it

ABBANDONA LA CARNE, DIVENTA VEGETARIANO!



sabato 30 agosto 2008

Carne di ratto

Strano ma vero

“Per combattere questo spreco, che fa lievitare i prezzi del grano stesso, la soluzione piu’ facile e’ quella di mangiare i ratti, estendendo a tutta la popolazione un’abitudine diffusa tra alcune delle comunita’ piu’ povere del Paese. Se loro sono in grado di farlo, perche’ non anche altri?”.
La singolare proposta arriva dallo Stato indiano del Bihar, ed e’ stata formulata dal segretario del locale dipartimento della Pubblica Assistenza, Vijay Prakash.
Secondo il solerte pubblico funzionario, la carne di ratto potra’ essere gustata senza problemi tanto a casa quanto servendosi alle bancarelle di strada, nei ristoranti e persino negli hotel a cinque stelle. Anzi, l’intento di Prakash e’ di esportare la sua ‘ricetta’ contro il caro-prezzi anche all’estero, e tale scopo ha gia’ preso contatto con diverse compagnie alberghiere straniere. (AGI)

Tempi duri per i poveri ratti cambogiani:
l'aumento dell'inflazione, che come è noto, colpisce per prima cosa i prezzi dei generi alimentari, ha spostato i consumi della gente dalle bistecche bovine ai roditori.
L'agenzia Reuters da Phnom Penh, riferisce che il prezzo della carne di topo nei mercati rionali del Paese asiatico è andato alle stelle, aumentando di oltre il 400 per cento dall'inizio dell'anno.
Il topo va a ruba nei mercati - Ora le massaie che fanno la spesa nei mercati rionali, per un chilo di topo (più propriamente, di ratto), già pulito e pronto al consumo, spendono 5mila riel, che corrispondono a circa 86 centesimi di euro. La stessa quantità di manzo costa quattro volte tanto e secondo gli esperti del Governo cambogiano la spiegazione dell'aumento sta proprio lì, nello spostamento degli acquisti della povera gente - che non può permettersi le bistecche - verso la più economica carne di roditore
( Tiscali- Notizie)

Anzichè proporre di sostituire carne ad altra carne, sarebbe giusto dire come stanno realmente le cose

[...]La crescita della domanda di carne è particolarmente drammatica nei paesi in via di sviluppo: "In Cina il consumo di carne è in rapida crescita per via dello sviluppo e dell'urbanizzazione, ed è piu' che duplicata rispetto alla generazione passata" dice Rosamond Naylor, professore associato di economia all'università di Stanford. Il risultato è che la terra che prima era destinata a produrre grano per le persone, ora viene utilizzata per produrre mangimi destinati a polli e maiali.[...]

[...]Milioni di ettari di terreno nei paesi in via di sviluppo sono usati a questo scopo. Tragicamente, l'80% dei bambini affamati vivono in paesi che paradossalmente dispongono di eccedenze alimentari che vengono però usate per nutrire animali destinati al consumo nei paesi ricchi."[...] leggi ancora

Curiosità:


Mushika o Akhu è il Ratto amico e compagno inseparabile di Ganesha, la bellissima Divinità Indu col viso d'Elefante.


Infatti, in alcuni templi indiani dedicati a questa Divinità, vivono centinaia di Ratti liberi, protetti, alla cui alimentazione provvedono quotidianamente le monache, che portano loro contenitori larghi e bassi pieni di buon cibo.

Nei Panjarapol jainisti (ricoveri e centri veterinari per animali abbandonati, bisognosi e feriti), sempre in India, esistono interi reparti per animali normalmente considerati reietti, tra cui reparti per l'alloggio e la protezione dei Ratti.

sabato 7 giugno 2008

SPANK, IL MIO CANE QUASI VEGANO

Non è accettabile per la salute dei nostri cani mangiare vegetariano.
Secondo Desmond Morris, il noto studioso di comportamento animale, «Non soltanto è sbagliato, ma è anche crudele e stupido. I cani sono naturalmente carnivori, per cui negar loro la carne per sostituirla con dei vegetali equivale a privarli di una parte vitale della loro dieta».

Non penso di essere stata crudele ne tantomeno stupida, con il mio piccolo Spank, quando 13 anni fa scelsi di diventare vegetariana.

Iniziammo gradatamente a togliere gli alimenti di origine animale (abbiamo mantenuto 1 uovo la settimana), sostituendoli con:passato di legumi con pasta e cereali integrali, tofu, seitan, tanta verdura e tanta frutta.

A Spank, da piccolo gli fu diagnisticata un insufficienza valvolare, e quando chiesi al veterinario se era rischioso per il piccino una dieta vegetariana, la risposta che ricevetti fu : " gli animali che non mangiano carne sono più longevi e contraggono meno malattie"


E così fu...


Spank si recava dal veterinario solo una volta l'anno, per il vaccino. Pelo lucido, vista e denti perfetti.


Aveva sempre voglia di giocare, correva e saltava come un pazzo.



Al Signor Desmond Morris e a tutti quelli che la pensano come lui, voglio semplicemente dire che

Spank è vissuto 18 anni.

Per fortuna c'è chi la pensa diversamente : AnimalStation

venerdì 2 maggio 2008

DIMMI CHE GELATO MANGI E TI DIRO' CHI SEI

Una passione che lega tutti indistintamente dall'età e il sesso, è il gelato










Dove, come e quando, nasce il gelato?


Non è facile attribuire una "paternità" al gelato.
Alcuni la fanno risalire addirittura alla Bibbia: Isacco, offrendo ad Abramo latte di capra misto a neve, avrebbe inventato il primo "mangia e bevi" della storia.

Altri, invece, la affidano agli antichi Romani che si distinsero ben presto grazie alle loro "nivatae potiones", veri e propri dessert freddi.

Un'altra notizia interessante é che nei secoli più lontani, presso alcuni popoli come i Babilonesi, gli Egizi, gli Arabi e i Romani, c'era l'abitudine di refrigerare alcune sostanze dolci, come per esempio i succhi ottenuti spremendo la frutta. Persino gli Arabi in Sicilia erano soliti mescolare la neve dell'Etna ai succhi di frutta, creando quello che può essere considerato l'antenato del nostro gelato e che veniva chiamato Sherbeth .

Si narra che i veri inventori del gelato fossero degli italiani e furono proprio gli italiani a portare il gelato in Europa
Bisogna però aspettare il Cinquecento per assistere al trionfo di questo alimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l'invenzione del gelato 'moderno', che per primo utilizza il latte, la panna e le uova. Golosa innovazione che si deve all'architetto Bernardo Buontalenti.Tra i gelatai dell'epoca spicca il siciliano Francesco Procopio de' Coltelli che nel 1686 aprì a Parigi un locale che chiamò Café de Procope. Il ritrovo diventò ben presto punto di riferimento per i letterati dal tempo, anche nei secoli successivi: da Voltaire a Balzac a Victor Hugo. Tutti a gustare la ricetta originale di Procopio, che era riuscito a trovare il modo di rendere estremamente omogeneo l'insieme di frutta, miele ,zucchero e ghiaccio. Nello stesso periodo nacque anche l'usanza - ancora in voga oggi - di servire, a metà banchetto - il "sorbetto", considerato un ottimo digestivo

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l'italiano Filippo Lenzi, alla fine del XVIII secolo, aprì la prima gelateria in terra americana. Il gelato si diffuse a tal punto da stimolare una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.Aveva allora inizio la storia del gelato industriale.

Le tappe del gelato industriale in Italia

Alla fine degli anni 40 nasce il primo gelato industriale in Italia: è lo stecco al fiordilatte ricoperto di cioccolato.
Più tardi compare la prima vaschetta-barattolo di gelato industriale in formato famiglia.
Il cono nacque nel 1904 durante la Fiera Mondiale di St Louis. Un gelataio , avendo terminato i contenitori in cui proponeva i suoi gelati ai clienti, provò ad utilizzare dei wafer venduti da un banchetto lì vicino. Fu un successo enorme!!Le cialde sono il risultato di un'arte antichissima, quella dei "cialdonari" che già nel 1400 confezionavano impasti leggeri a base di acqua, farina, zucchero e uova.
Un'altra innovazione è il biscotto gelato che unisce la fragranza del biscotto al fresco sapore del gelato.
Il presente offre gelati confezionati in vaschetta, coppetta, su stecco, in cono, secchiello, biscotto o in forma di trancio o di torta gelato.
L'ultima scoperta del consumatore sono i minigelati che consentono di assaggiare più gusti e di gratificarsi più spesso con porzioni più piccole.


Due scienziati informatici Nicu Sebe e Theo Gevers dell’Università di
Amsterdam, hanno progettato un software in grado di mettere in relazione i
mutamenti dei tratti del viso con le emozioni che li determinano.

L’innovativo programma è stato applicato, per misurare le reazioni espressive all’interazione con il cibo, ad oltre 300 persone
I risultati sono sorprendenti: quando gli italiani mangiano un gelato, il loro volto esprime
per l’86% felicità, ben al di sopra della media (64%) riscontrata negli altri Paesi europei.

Il gelato batte in questo perfino il cioccolato

La psicologa Viviana Finestrella, esperta in tematiche nutrizionali, sostiene che: Il gelato contribuisce a disattivare (quanto meno ad abbassare) le nostre difese (in altre parole…”scioglie il Super-Io!”) e a vivere in maniera più autentica e genuina, anche nelle relazioni


Pare, sempre secondo studi condotti dalla psicologa Finestrella, che dalla scelta di un tipo particolare di gelato, si può scoprire quali sono le caratteristiche della nostra personalità

Vediamo nello specifico i risultati di questo studio

RICETTE


È possibile anche produrre gelato senza latte e uova

Vi sono alcune aziende specializzate nella produzione di gelati vegetali, con latte di soia oppure di riso, di diversi gusti .

Ma se preferite prepararlo voi, basta leggere quì

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