Dopo 37 giorni padre Carlo D'Antoni, sacerdote della chiesa di Bosco Minniti a Siracusa, accusato di aver favorito l'immigrazione clandestina, torna libero.
La notizia è arrivata a sorpresa, mercoledì intorno alle ore 22, mentre alcuni volontari terminavano di pulire la cucina e aiutavano gli ospiti italiani e stranieri del dormitorio notturno a prepararsi per la notte.
Non appena padre Carlo è uscito dal suo ufficio e ha fatto ingresso nella chiesa, dando a tutti la buona notizia, un'esplosione di gioia spontanea ha invaso i cuori dei presenti.
" Quando sono sceso dal mio appartamento gli immigrati mi hanno salutato con un lungo applauso e tanti abbracci. Ho capito allora che la mia vicenda l'avevano vissuto come un incubo. Voglio ringraziare tutti per le numerose testimonianze di solidarietà. Tutta questa solidarietà mi ha fatto sentire bene e mi ha dato la forza di superare i momenti più difficili: Ho visto tanto affetto sincero. Un grazie di cuore alla magnifica gente che ha firmato l'appello in mio favore.
Mi piacerebbe ringraziarli tutti uno ad uno. E chiedergli : NON SMETTIAMO CIASCUNO DI FARE LA NOSTRA PARTE ".
Insomma padre Carlo ha scoperto di essere amato e apprezzato non per ciò che rappresenta, vale a dire in quanto sacerdote, ma per quello che è e per quello che fa : un UOMO colto, generoso, coraggioso che darebbe la propria vita per un pizzico in più di giustizia e di umanità su questo malandato pianeta. L'articolo completo QUI'
Ieri , all’indomani della revoca degli arresti domiciliari, durante una conferenza stampa tenutasi all’interno della parrocchia in presenza dei suoi legali, Sofia Ammodio e Marzia Capodieci, padre Carlo ha dichiarato : «Ci sarà un processo. E voglio che si svolga perché farà emergere la verità».
I suoi legali: «Don D'antoni ha solo firmato attestazioni di ospitalità in parrocchia a stranieri richiedenti asilo, dimostreremo la liceità della sua condotta»
Il video della conferenza stampa
Fonte:www.step1magazine.it
Per concludere, vi voglio fare notare che la notizia dell'arresto venne sbattuta in prima pagina da tutti i giornali nazionali, ora della revoca degli arresti domiciliari ne danno notizia solo i giornali locali.
Ogni anno, nel periodo di marzo, la provincia siracusana accoglie numerosi extracomunitari. Schiavi “in nero” provenienti dall’est Europa, dal nord Africa o dall’India, che vengono impiegati per la raccolta di patate. E non solo.
Ogni mattina, a Cassibile, in via Nazionale, i braccianti stranieri vengono prelevati dai caporali che, insieme ai proprietari delle aziende agricole, li sfruttano nei campi siracusani per pochi spiccioli.
Quest’anno, rispetto al passato pare che la produzione di patate non sia andata bene.
«I nostri terreni non danno più patate. Perché allora gli stranieri devono essere ospitati proprio qui? Questo paese è diventato un ufficio di collocamento in cui tutti si riuniscono per andare a lavorare. Ma nei campi di altri paesi. Lì gli immigrati non li vogliono. E noi siamo costretti a subire questa invasione”
«Non siamo razzisti. Ma la tendopoli non la vogliamo perché darebbe un’immagine negativa del paese».E’ quello che afferma Paolo Smeriglio, uno dei consiglieri presenti al Consiglio di quartiere tenutosi la scorsa settimana nei locali comunali di Cassibile, circoscrizione di Siracusa. All’ordine del giorno una richiesta di delibera per opporsi all’allestimento di una tendopoli della Croce Rossa, destinata ad ospitare i braccianti stranieri che arriveranno nei prossimi giorni per la raccolta agricola stagionale nelle campagne della provincia siracusana.
Nei giorni scorsi un faccia a faccia tra i consiglieri di circoscrizione (che minacciano barricate se la struttura verrà installata) e il sindaco di Siracusa Roberto Visentin che assicura: “Parlerò col Prefetto".
"La questione della tendopoli nasce a causa dei problemi avvenuti a Rosarno, perché si prevede l’arrivo degli sfollati mandati via da lì. E ciò è stato deciso dal Ministero degli Interni”spiega il maresciallo Sapia, Comandante della Tenenza dei Carabinieri diCassibile.
A Siracusa è stato organizzato un "pellegrinaggio" nei luoghi del caporalato nella campagna attorno a Cassibile.
“Dobbiamo fare capire a questa città addormentata che gli immigrati non sono un problema, ma una risorsa. Quello che avviene a Cassibile e a Rosarno deve farci vergognare. E noi oggi siamo qui per vergognarci”.
Sono queste le parole che Massimiliano Perna, organizzatore del coordinamento “Primo marzo 2010” di Siracusa, accompagnato dagli organizzatori catanesi, dice ai partecipanti del primo sciopero nazionale degli stranieri, mentre sfilano in corteo a favore dei diritti dei migranti.
Riunitisi alle prime luci dell’alba a Cassibile, in via Nazionale, luogo in cui ogni mattina i caporali, durante il periodo della raccolta delle patate, prelevano i migranti per portarli a lavorare nei campi del siracusano, gli organizzatori si sono poi spostati al campo sportivo Pippo Di Natale. Lì verso le 9 insieme a loro si sono uniti gli stranieri della comunità di Bosco Minniti e gli studenti dei licei siracusani che, stretto al braccio o al collo un nastrino giallo, colore simbolo dell’iniziativa. Insieme a suon di musica hanno attraversato le vie cittadine: Corso Gelone, Corso Umberto, fino ad arrivare a Ortigia. Uno sciopero per far fermare gli stranieri che lavorano nelle campagne siciliane e per coinvolgere i cittadini. Ma a cui hanno partecipato solo in pochi. “Siamo deluse. Ci aspettavamo molte persone che manifestassero contro le differenze” esclamano Antonella e Fabiana, studentesse. E mentre due dei migranti di Bosco Minniti leggono prima in francese e poi in inglese gli articoli della Dichiarazione dei Diritti Umani, altri extracomunitari del luogo rimangono ai bordi della strada o sui marciapiedi, limitandosi a guardare. “Abbiamo un appuntamento di lavoro. Non possiamo manifestare” spiegano due tunisini che non hanno voluto dirci i loro nomi. Anche gli abitanti della città sembrano essere disinteressati alla manifestazione. E alcuni non sanno nemmeno di cosa si tratta. Come il giornalaio Luciano che, nonostante la promozione dello sciopero sui mass media, non riesce a spiegarsi la presenza dei manifestanti:“Uno sciopero degli stranieri? Non ne sapevo nulla”. E aggiunge: “Se a scioperare sono gli stranieri regolari, è giusto. Ma quelli irregolari non possono farlo perché non possono pretendere di avere gli stessi diritti”. Ma per fortuna non tutti i siracusani la pensano così: “Ho trascorso 15 anni in Africa. E’ brava gente ed è giusto che reclamino i loro diritti. Fossi stata più giovane, mi sarei unita a loro” esclama candidamente la signora Filippa. Durante lo sciopero non sono mancati gli appelli per uno degli organizzatori assenti: “Le persone oneste, come padre Carlo, vengono perseguitate perché aiutano questi ragazzi” urla al megafono Federico del coordinamento catanese. “Liberate padre Carlo” grida un migrante di Bosco Minniti. “Appello del tutto spontaneo. La cosa più bella che c’è” sottolinea Perna. Il corteo si è poi concluso al Tempio di Apollo. Da lì i partecipanti si sono spostati nei locali dell’antico mercato per pranzare. E per intrattenersi con momenti ludici, artistici, musicali e con la proiezione di documentari sull’immigrazione.
Una giornata storica, da non dimenticare. E da ripetere. Magari insieme a tutti quegli extracomunitari che oggi, per un motivo o un altro, non si sono fatti vedere.
Fonte:www.step1.it
Il corteo inizia con la nebbia, finisce con il sole nell'antico mercato dove si va avanti fino a sera. E la soddisfazione degli organizzatori: «E' un risultato storico», dice Massimiliano Perna.
Trecento persone che sfilano con i nastri gialli appesi al collo o tra i capelli, i palloncini dello stesso colore, simbolo del primo «sciopero degli immigrati», sono una novità per Siracusa.
Lo si capisce dai crocchi di persone che si formano ai lati della strada: «Ma che succede?». Giovane Massimiliano, come giovani sono i ragazzi che hanno voluto questo primo marzo a tutti i costi, appoggiati dall'Unione degli studenti, dalla rete antirazzista catanese, Libera, Rifondazione, Amnesty International, Arci. Anche qui, a Siracusa, non esattamente il centro della politica siciliana. Anche qui, dove il presidente del comitato primo marzo è agli arresti domiciliari dal 9 febbraio.
Si tratta di don Carlo D'Antoni. Di lui le cronache nazionali si sono occupate velocemente. A Siracusa è stato un terremoto. E lo stesso nei circuiti delle associazioni che si occupano di immigrati. Lo conoscono tutti, don Carlo. La parrocchia di Bosco Minniti è l'esempio di un'accoglienza possibile: si mangia davanti l'altare maggiore, si dorme tra i banchi della chiesa. «Lui ragiona così: il Vangelo si segue alla lettera. E infatti è finito in croce come Cristo», dice una delle sue parrocchiane che tiene lo striscione «Siamo tutti colpevoli di solidarietà». Le accuse contro don Carlo sono pesanti: associazione a delinquere e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L'inchiesta sembra non essere peregrina. A parte il prete di Bosco Minniti sono state arrestate altre nove persone, alcune delle quali accusate di riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione. Ma a don Carlo viene contestato quello che lui ha sempre fatto alla luce del sole: cioè firmare centinaia di dichiarazioni di ospitalità, un documento necessario per gli immigrati per poter sbrigare le pratiche legate al permesso di soggiorno. Attività che certo non gli ha attirato molte simpatie: da tempo don Carlo è ai ferri corti con la questura di Siracusa. Gli inquirenti ora ritengono che abbia firmato carte anche per chi non ha mai dormito a Bosco Minniti (accusa che viene respinta totalmente) e che «non poteva non sapere» che alcune di queste ragazze venivano poi sfruttate dal racket della prostituzione e che alcuni collaboratori - secondo l'accusa - prendevano dei soldi. Ma anche in questo caso, è la stessa ordinanza a chiarire che don Carlo non ha mai guadagnato nulla.
Adesso, davanti alla sua stanza sopra la parrocchia, dove è rinchiuso agli arresti domiciliari, c'è uno striscione: «Non mollare». E ieri il corteo gli ha tributato più di un applauso. «Free don Carlo» l'appello dei ragazzi africani che ieri erano alla manifestazione. Sono tutti quelli che ancora oggi dormono a Bosco Minniti, una cinquantina. L'attività di assistenza della parrocchia continua ad andare avanti solo grazie all'impegno di alcuni volontari, come Massimilano Perna. Molti degli ospiti sono i ragazzi scappati dalla «caccia al nero» di Rosarno. Aboubakar, del Gambia, è uno di loro: «Da quando due anni fa sono arrivato in Italia, solo don Carlo mi ha aiutato». Aboubakar è un rifugiato, non ha mai avuto un contratto regolare, non ha mai seguito un corso professionale, né di lingua italiana. Tutte cose che gli sarebbero dovute secondo la legge italiana. Anche lui tra qualche settimana andrà a dormire nelle campagne intorno a Cassibile, negli anni è diventato la «piazza del caporalato» della provincia.
Ed è proprio a Cassibile, alle 6 di mattina, che è iniziato il 1 marzo di Siracusa. E' stata la rete antirazzista di Catania a insistere perché si partisse da qui: «C'è davvero il rischio che sia la prossima Rosarno». Nel pezzo di strada lungo cui si snoda il paese, che viene chiamato piazza anche se della piazza non ha una forma, già ora si incontrano tutte le mattine un centinaio di ragazzi africani che aspettano di essere caricati sulle macchine dei caporali marocchini (la comunità di più lungo insediamento) per andare a raccogliere le lattughe. Diventeranno molti di più quando ad aprile comincerà la raccolta delle patate. C'è il rischio che finiscano a dormire per strada, come sta accadendo adesso per tutti quelli che aspettano la giornata di lavoro. Il Viminale ha annunciato che proprio a Cassibile verrà approntata una tenda per accogliere i braccianti. Ma tra gli attivisti c'è la preoccupazione che sarà aperta soltanto ai regolari. Per quanto tra i braccianti africani i regolari sono molti. Solo messi a lavorare senza contratto: «No, qui il documento lo devi proprio nascondere, sennò non ti prende nessuno», dice Ousman, rifugiato sudanese. Quindi niente contributi e oltretutto paga ridotta (da queste parti si guadagnano circa 40 euro al giorno) a causa della piaga del caporalato. Meccanismi che sembrano ineluttabili, ma non per la rete catanese. Tra l'altro stanno lanciando la campagna della «patata solidale»: coinvolgere i gruppi di acquisto in tutta Italia per comprare solo le patate dei produttori che mettono i braccianti in regola. E' un tentativo, ma almeno affronta il problema alla radice.
Nessuno dei ragazzi della piazza del caporalato, però, è venuto a Siracusa. Hanno tutti preferito, come è ovvio, andare a lavorare. Lavora però anche Hamet, tunisino-italiano, titolare di un negozio di kebab sul corso di Siracusa. Non sapeva niente dello sciopero «e comunque io voto Berlusconi». Non sapeva niente neanche John, nigeriano: «Sennò sarei venuto». Limiti dell'organizzazione, che non è stata semplice. «Ma oggi è solo l'inizio, dobbiamo creare altri momenti come questo», dice alla fine della manifestazione Massimiliano Perna. Ma maggiore partecipazione avrebbe potuto esserci anche tra i ragazzi italiani: «E' che qui non c'è l'abitudine a partecipare. Lo sai che a Siracusa non c'è uno spazio per vederci? - denuncia Giuliana, 15 anni - torni a casa e c'è solo Facebook. Vogliono disabituarci alla vita».
Il nove febbraio, nove persone sono state arrestate dalla Polizia di Siracusa, su disposizione del Gip del Tribunale di Catania, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’illecita permanenza di stranieri nel territorio dello stato italiano, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale. Le indagini, coordinate inizialmente dalla Procura della Repubblica di Siracusa e successivamente dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, ruotano attorno a una presunta organizzazione criminale che aveva la sua base logistica nella chiesa di Bosco Minniti a Siracusa. Agli arresti domiciliari padre Carlo D’Antoni, parroco della Chiesa di Bosco Minniti, nei suoi confronti il Gip ipotizza il reato di associazione per delinquere. L'11 febraio padre Carlo ha respinto ogni accusa, fornendo la sua versione dei fatti. Avrebbe chiarito di non aver mai voluto procurare documenti falsi e che il suo intento aveva esclusivamente fini solidali.
Padre Carlo infatti è un sacerdote impegnato da tempo in prima linea nel sostegno ai disagiati e soprattutto agli immigrati. Ha trasformato la chiesa di Bosco Minniti in un centro di accoglienza interculturale ed interreligioso con l'approvazione di tanti parrocchiani che lo hanno supportato condividendo le finalità. Dopo i primi giorni di sbandamento, i volontari e le associazioni che ruotano attorno alla parrocchia, si sono riorganizzati e stanno proseguendo le attività in corso confermando gli impegni in programma. La manifestazione nazionale degli stranieri che padre Carlo stava curando per la città di Siracusa, in qualità di responsabile locale del movimento " primo marzo 2010", si farà.
“Non sarà facile organizzare l’evento senza il supporto di padre Carlo. Il nostro non sarà uno sciopero etnico, come qualcuno lo ha definito, ma una riconferma dell’interculturalità sempre più presente nel nostro paese. Il nostro è un movimento meticcio – ha proseguito – che riunisce al suo interno italiani e stranieri e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i deboli”. Gli organizzatori lo hanno definito uno sciopero giallo durante il quale si proverà ad evidenziare l’importanza del lavoro svolto dagli immigrati per il sostegno dell’economia del paese. Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia, recita un volantino di propaganda della manifestazione, decidessero di incrociare le braccia per un giorno? Un fiocco giallo per aderire simbolicamente all'evento, gemellato con il francese "Journée sans immigrés: 24h sans nou”, che per una giornata richiamerà l’attenzione di tutti gli italiani sul tema stranieri e sulle barriere e i limiti che ancora resistono. Nella nostra città è previsto un corteo che si muoverà dal campo scuola “Pippo Di Natale” fino a raggiungere l’isola di Ortigia. Cassibile sarà probabilmente sede di un evento distaccato.
( Stefania Ragusa, presidente nazionale del movimento " primo marzo 2010" http://www.giornaledisiracusa.it)
Come sicuramente molti tra i visitatori di questo blog sapranno, martedì scorso è stato arrestato il nostro referente di Siracusa, padre Carlo D'Antoni, un uomo coraggioso e generoso, da molti anni schierato a fianco dei più deboli e impegnato nell'accoglienza dei migranti, e che non ha esitato a denunciare la situazione di degrado e sfruttamento (ancora più grave probabilmente di quella di Rosarno) che si è venuta a creare nelle campagne intorno a Cassibile (una frazione di Siracusa). Le accuse formulate nei suoi confronti hanno lasciato increduli non solo noi di Primo Marzo 2010 ma tutto il mondo associativo, la Chiesa e le persone che hanno avuto la fortuna, in questi anni, di entrare in contatto con padre Carlo e conoscere il suo lavoro nella parrocchia di Bosco Minniti. Scrivo questo post poche ore dopo essere stata lì, in visita, e sono ancora emozionata e commossa. Ho partecipato a una riunione (già programmata) con il gruppo di Siracusa e con quello di Catania e ho visto con i miei occhi la famosa chiesa in cui l'altare è stato spostato per dare un posto e un ricovero a chi non ha un tetto sotto cui ripararsi. Ho visto con i miei occhi i ragazzi di padre Carlo (molti arrivano da Rosarno) e anche la processione di persone attonite venute a dare una mano dopo aver saputo dell'arresto. Persone di ogni tipo, in molti casi volontari o fedeli che da tempo non si erano più visti a Bosco Minniti ma che, dopo una notizia così sconvolgente, sono corsi a dare la loro testimonianza, e lo hanno fatto nel modo più congruo rispetto al carattere di Carlo e dei suoi collaboratori: attraverso le opere. In questo momento il gruppo di Siracusa, che stava programmando molte e belle iniziative per il Primo marzo, coinvolgendo anche tantissimi immigrati, si trova in grosse difficoltà. Non solo perché è momentaneamente "assente" la principale guida spirituale e organizzativa, ma anche perché i materiali prodotti, le risorse finanziarie e molte altre cose sono al momento inaccessibili. Per questo invito tutti gli altri gruppi a solidarizzare e a dare una mano, nella misura che riterranno praticabile. Cliccando qui e qui troverete due articoli che permetteranno di inquadrare meglio la figura di padre Carlo. La giustizia deve sicuramente fare il suo corso, ma da parte nostra esiste la convinzione dell'assoluta innocenza di padre Carlo. Se una colpa è stata commessa a Bosco Minniti è stata quella di praticare in modo radicale il principio cristiano dell'accoglienza.,Nello specifico, di dare un domicilio a chi non lo aveva e en aveva bisogno per avviare l'iter legale di regolarizzazione. Sappiamo bene che,oggi, anche per effetto della perversa saldatura che si è prodotta tra razzismo istituzionale e razzismo popolare, questa pratica nel nostro Paese può diventare un reato, nonostante da più parti si invochi la difesa delle radici cristiane. E' un paradosso che, in un Paese che si professa cristiano, praticare il cristianesimo possa diventare un reato. Il problema però evidentemente è a monte. Se una legge, da un lato, produce clandestinità (e c'è un'ampia letteratura che dimostra che questo ha fatto, sino ad ora, la Bossi-Fini, e che le cose stanno andando ancora peggio da quando è in vigore il famigerato pacchetto sicurezza) e, dall'altro, trasforma la solidarietà in illegalità, evidentemente, è da ripensare.
(Stefania Ragusa presidente di "primo marzo 2010" http://www.primomarzo2010.it )
IN NOME DELLA LEGGE: DIFENDI GLI IMMIGRATI? ARRESTATO!
E' il caso di Padre Carlo, di Siracusa: da anni “tenuto d'occhio” perché prendeva le parti dei “clandestini”: finché l'hanno arrestato. Nessuno di quanti lo conoscono crede alle accuse contro di lui. Una sola - che non hanno osato esprimere - è vera: quella di essere un cristiano. Aiutare i poveri, ospitare gli stranieri, difendere i perseguitati Non è una chiesa come le altre. Nella Chiesa di Bosco Minniti a Siracusa, da molti anni, tutti possono trovare rifugio; gli extracomunitari, scappati per mille ragioni diverse dai loro paesi, ci abitano, la vivono, la animano condividendo le difficoltà quotidiane. Entrateci all’ora dei pasti: è la mensa di tutti i popoli. Al posto dell’altare una tavolata immensa dove almeno cento immigrati di ogni nazionalità si trovano riuniti a mangiare. Alle pareti, simboli di diverse religioni. Qui sono stati accolti anche molti di immigrati scappati da Rosarno e presto ci saranno, come ogni anno, quelli che arrivano per la raccolta stagionale nei campi tra Cassibile e Pachino. Tutto questo dà fastidio ai potenti. In un momento in cui si tenta in tutti i modi di rendere la vita sempre più impossibile agli immigrati, si compie l’ennesimo attacco politico, l’ennesimo tentativo di stroncare l'accoglienza e l'integrazione. Padre Carlo D’Antoni è ora agli arresti domiciliari insieme ad altri otto indagati (Antonino De Carlo, un collaboratore del sacerdote, l’avvocato Aldo Valtimora e sei immigrati), accusati di gestire il rilascio di permessi di soggiorno falsi. Il reato ipotizzato dal Gip di Catania è associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'illecita permanenza di stranieri nel territorio dello stato italiano. E poi accuse di riduzione in schiavitù e di falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale per aver “inventato storie travagliate e commoventi” al fine di ottenere titoli di soggiorno per motivi umanitari o di protezione temporanea. Inventato!. Ma se è vero che molti extracomunitari finiscono nelle maglie del mercato illegale delle regolarizzazioni e se è vero che un traffico di clandestini tra Siracusa e la Campania esiste, gli immigrati di Bosco Minniti dicono che l’attacco a padre Carlo è infondato, che lui non ha nulla a che vedere col racket dei documenti, che non ha mai commesso quei reati. Dicono che l’esperienza di Bosco Minniti deve continuare, in una chiesa senza frontiere, aperta a tutti, un luogo in cui si lotta per il diritto a una vita dignitosa.
Sonia Giardina
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Padre Carlo Dantoni è stato fra i primi a seguire il processo per il naufragio del Natale ’96 al largo di Portopalo e l'inchiesta di Dino Frisullo sulla holding degli schiavisti. Dopo 13 anni si è arrivati alla condanna a 30 anni dei 2 imputati, anche se in seguito alle leggi razziali e ai respingimenti in Libia le mafie mediterranee continuano sempre più ad ingrassarsi . Come allora esigiamo verità e giustizia nel colpire i carnefici dei migranti , ma ci opponiamo a qualsiasi campagna di criminalizzazione di chi si spenda nell’accoglienza, anche disobbedendo a leggi ingiuste . Un motivo di più perché la giornata di mobilitazione antirazzista del 1° marzo a Siracusa e in Sicilia veda scendere in piazza i migranti e chiunque si batta contro le nuove politiche d’apartheid.
Rete Antirazzista Catanese
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ALLE LEGGI RAZZIALI BISOGNA DISUBBIDIRE
I “reati” di padre Carlo, se anche fossero veri, non sarebbero affatto reati nuovi: c'erano già prima. “Aiuto a schiavi evasi”, come nell'Alabama dello Zio Tom. “Aiuto a ebrei fuggitivi”, come nell'Italia del duce. Non sono affato reati, in verità. Sono doveri per chi è cristiano - sono obbligo per chi è civile - sono vergogna incancellabile per chi ne ha fatto “legge” e angheria. Alle leggi ingiuste bisogna disobbedire. Bisogna far fuggire gli schiavi, nascondere gli ebrei, aiutare i “clandestini”. Per noi cittadini italiani (non padani, non mafiosi: italiani) è un dovere precisissimo che ci ordina la nostra sovrana, la Costituzione. E' infedele quel funzionario che, nascondendosi dietro “leggi” antiitaliane, tradisce la Repubblica e viola il giuramento alla Costituzione. “Io eseguivo gli ordini” non è, e non è mai stata, una giustificazione. La Fiat ora proclama apertamente: “Al diavolo voi siciliani! Io vi licenzio tutti quanti e porto le mie fabbriche in Cina”. Ai vecchi operai settentrionali: “E' vero, mi avete servito per quarant'anni - dice - Mi avete permesso di nascondere miliardi e miliardi all'estero e di governare di fatto il vostro paese. Che importa! Al diavolo anche voi tutti. Le prossime Cinquecento le farò in Messico o in Brasile”. E il popolo, instupidito, tace. Fino a quando?
Riccardo Orioles (http://www.ucuntu.org/)
Lo scrittore Giuseppe Culicchia ha provato a immaginare un giorno senza immigrati e gli effetti sulla vita quotidiana.
Ieri mattina, saranno state le sette, ho deciso di comprarmi un fucile per sparare ai negri. Ma prima avevo voglia di una spremuta d'arancia. Suina o no, la vitamina C non e' mai troppa. Solo che in cucina le arance erano finite. «Peru!», ho chiamato. Zero. Ho cercato la domestica peruviana dappertutto, anche nel sottoscala dove la teniamo. Niente. Mi sono chiesto: che Paola le abbia dato un altro giorno di liberta', dopo quello dello scorso anno? Ma mia moglie dormiva. Non volevo disturbarla. Allora ho deciso di far colazione al caffe'. Tanto, mi sono detto, devo andare a comprarmi il fucile. E poi il mercato e' dietro l'angolo, prendo pure le arance. Cosi' sono sceso. Al caffe' pero' mi han detto che le arance erano finite. Vabbe', ho risposto, grazie. Fuori del locale non c'era la solita zingara. A forza di elemosine dovra' ancora tornare dalla settimana bianca, ho pensato. Tutti ricchi sfondati, 'sti zingari. Ma ora che mi compro il fucile, mi sono detto, forse posso sparare anche a loro. O si puo' sparare solo ai negri? Devo informarmi. Quando sono sbucato nella piazza del mercato, ho puntato dritto verso il banco dove si serve mia moglie. Poi pero' mi sono bloccato. Strano. Il banco non c'era. E neppure il mercato. Tranne per alcune donne che vi si aggiravano perplesse, la piazza era vuota, come fosse domenica. Eppure era martedi'. Ho raggiunto l'edicolante. Scusi, ho buttato li', ma il mercato? Lui si e' stretto nelle spalle: che cosa vuole, in questo paese non funziona piu' niente, pensi che sto ancora aspettando i giornali. Ho guardato meglio l'edicola. In effetti mancavano i quotidiani. Se li stara' leggendo il corriere, ho provato a scherzare. E lui: no, il corriere che me li porta e' rumeno, preferisce quelli romeni. Intanto non mi ero ancora tolto la voglia di spremuta. L'unico bar nei paraggi era quello dove non entro mai perche' pullula di marocchini, gli stessi che montano i banchi del mercato. Tra l'altro, ho pensato, chissa' se si puo' sparargli anche se non sono negri. Devo informarmi. Sia come sia, per una volta il bar era deserto. Sono entrato. Il barista si girava i pollici. Gli ho chiesto una spremuta d'arance. E lui: le arance sono finite. A quel punto, mi sono rassegnato. Stavo per andare dritto in armeria, quando mi e' partito il cellulare. Mia moglie. E la peru?, mi ha chiesto. Volevo domandarlo a te, ho risposto; le hai mica dato un altro giorno di liberta'? Macche', ha esclamato lei: ora guardo che non manchi niente in casa. Mancano le arance, volevo dirle, ma lei ha chiuso. Non ho fatto in tempo a riporre il cellulare che quello e' ripartito. Mia madre. Ho sospirato. Rispondo o fingo di non aver sentito? Massi'. Olga non si trova piu', mi ha ruggito lei nell'orecchio. Ho esitato. Olga? Vuoi dire...la tua nuova badante russa? E lei: chi, se no? Mamma, le ho ricordato, negli ultimi sei mesi ne hai cambiate dodici. Oggi, ha tagliato corto lei, doveva portarmi al ristorante. Trovamene subito un'altra, o mi ci porti tu, cosi' ti ricordi che esisto: e prenota un tavolo, io ora guardo che non mi manchi niente in casa. Ha chiuso anche lei. Per evitare rogne, ho subito chiamato il suo ristorante preferito. Mi spiace, signore, mi ha risposto il direttore di sala, ma oggi siamo chiusi. E' cambiato il turno di riposo settimanale?, ho indagato. No, e' che cuochi e sguatteri africani se ne sono andati. E dove?, ho chiesto. Andati, spariti, puff, si e' congedato lui. Mentre riflettevo sul da farsi, mi e' venuta fame. Per fortuna, li' accanto c'era una rivendita di pane. Ci sono entrato. Oggi niente pane, mi ha preceduto la proprietaria. Ma come, l'ha gia' finito?, le ho chiesto. Non me l'hanno consegnato, e' sbottata lei, stanotte i panificatori arabi non si sono presentati. Ho girato i tacchi. Alla fine, ho raggiunto l'armeria. Ma il proprietario, anziche' aprirla, la stava chiudendo. Quando mi ha visto un po' interdetto, mi ha chiesto: desidera? Un fucile per sparare ai negri, ho risposto. Lui mi ha indicato le vetrine vuote. Capisco, ho sorriso, quando arrivano quelli nuovi? Lui ha scosso il capo. Vede, mi ha spiegato, il fatto e' che stanotte i negri se ne sono andati tutti, e di conseguenza le fabbriche di fucili han chiuso; senza contare che mancando i negri sparare ai negri diventa un'utopia. Be', ho borbottato, senza negri diventa un'utopia anche bersi una spremuta. Pero', ho aggiunto, devo informarmi: forse si puo' sparare a zingari, romeni, marocchini. Non l'ha saputo?, mi ha risposto lui, sono spariti anche loro. Peccato, ho detto io. Peccato, ha detto lui. Bei tempi, quelli in cui si poteva sparare ai negri, ho sospirato io. Bei tempi, ha sospirato lui. Ma, gli ho chiesto io, torneranno? Lui ha allargato le braccia: e chi lo sa? Spariamo! Cioe', speriamo! Con un certo rammarico, mi sono avviato verso casa. E allora ho avuto un bruttissimo presentimento. Col cellulare ho chiamato Pantera, il mio trans preferito. Ma il numero risultava inesistente. Oh, no, ho mormorato. Allora ho provato a chiamare Ali', il mio pusher di fiducia. Ma non era raggiungibile. Solo in quell'istante ho capito il senso di una frase letta su un muro alcuni anni fa:
IMMIGRATI, VI PREGO, NON LASCIATEMI SOLO CON GLI ITALIANI.
Si è conclusa positivamente, la conferenza antimafia a Siracusa ( Salone "P.Borsellino").
Buona partecipazione di pubblico, soprattutto giovani.
Gli illustri ospiti:
Salvatore Borsellino, fratello di Rita e Paolo ( magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992), ha trattato argomenti riguardanti le collusioni fra la mafia e la politica.
Pino Maniaci giornalistacoraggiosissimo diTelejato, piccola TV antimafia di Partinico, in provincia di Palermo, ha fatto il punto sulla qualità dell'informazione oggi in Italia, puntando il dito sul pericolo dell'omologazione delle notizie che vengono riportate da giornali e tv, asserviti totalmente al potere politico/mafioso.
Commovente è stato l'intervento di Pino Masciari (Testimone di Giustizia Calabrese) sul programma di protezione. Un imprenditore edile calabrese costretto a chiudere la sua attività e a lasciare la sua terra come un deportato, solo per aver denunciato un tentativo di estorsione da parte della 'ndrangheta, collusa con politici e magistrati.
I tre personaggi convenuti sono accomunati da una scelta coraggiosa e coerente, la scelta di rimanere nella legalità, nonostante i rischi che corrono e la totale assenza dello Stato. Io sono con loro e contro ogni mafia, e voi?
"Il desiderio di ogni uomo libero è, di estirpare questo male all'origine ! "
"Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene." (Paolo Borsellino)
Una giornata nel Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) "Giovanni Paolo II" di Cassibile, una frazione di 6.000 abitanti del comune di Siracusa.
Visto da fuori ha la forma di una gabbia. Fatta di sbarre verdi alte cinque metri, una a dieci centimetri dall'altra. Da dentro ha la forma di un labirinto. Fatto di corridoi, letti a castello attaccati uno all'altro e lenzuola. Ospita 247 persone in camerate di 30 letti a castello, ad agosto erano 421.
Dall'inizio dell'anno ci sono già stati 32 sbarchi nel siracusano e per far fronte all'emergenza sono stati aperti altri centri nel siracusano . Ma il personale dell'ufficio immigrazione e della Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato è sempre lo stesso. E così la macchina burocratica si è intasata. E i richiedenti asilo, da ospiti sono diventati detenuti. Già perché per depositare la domanda d'asilo oggi serve anche un mese. E nel frattempo non ci si può allontanare dalla struttura, circondata da una gabbia e presidiata da militari armati. Dal loro arrivo, i migranti sono schedati con un numero a quattro cifre.
Parlano le donne eritree e chi ammette di aver guidato i gommoni dalla Libia. In unainterrogazione parlamentare presentata da Rita Bernardini (Radicali), il centro è definito "fatiscente e inadeguato al soggiorno di tante persone".
Fin dalla sua apertura, nel 2005, il Cara di Cassibile è gestito dall'Alma Mater (membro del consorzio Connecting People), che riceve 49 euro al giorno per ogni ospite, e che ha appena aperto altri centri satelliti nel siracusano. Tutto senza che ci sia mai stata una gara d'appalto. I vertici dell’associazione, recentemente sono stati indagati per truffa aggravata ( Dal blog di Gabriele Del Grande - Fortress Europe) La rettifica dell'associazione Alma Mater
Un giorno incontrai un bambino cieco...mi chiese di descrivergli il mare, io osservandolo glielo descrissi, poi mi chiese di descrivergli il mondo...io piangendo glielo inventai...
Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d'acqua nel becco. "Cosa credi di fare!" Gli chiese il leone. "Vado a spegnere l'incendio!" Rispose il piccolo volatile. "Con una goccia d'acqua?" Disse il leone con un sogghigno di irrisione. Ed il colibrì, proseguendo il volo, rispose:
"Io faccio la mia parte!".
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«E noi abbiamo una vera missione, in questa spaventosa miseria italiana, una missione non di potenza o di ricchezza, ma di educazione, di civiltà»
(P. P. Pasolini)
NIENTE REGALI ALLE MAFIE !
Ascolta l' intervento molto toccante di Salvatore Borsellino al NO B. DAY
La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.
Carlo Ruta
Censura, parla Carlo Ruta: "Ecco perché sono stato oscurato. E da chi"
Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.
Anche ad Avezzano il terremoto ha fatto i suoi danni e portato terrore. «Molta gente dorme ancora nelle macchine. Siamo sempre in stato d'allarme. Soprattutto perché ognuno di noi ha parenti, amici, colleghi che vivono a L'Aquila», racconta Ornella Gemini. Il suo pensiero, come quello di tutti, è per chi è vivo: «il dramma vero è vissuto da coloro che hanno perso tutte quelle cose a cui non si pensa mai, perché le diamo per scontate». La mente di Ornella, però, corre ogni notte a casa di quelle madri che hanno perso un figlio nella Casa dello Studente. Perché sa cosa vi troverebbe: «una mamma seduta in un angolo di divano che non riesce a dormire anche se imbottita di psicofarmaci. Sta lì, raggomitolata su se stessa, piange disperatamente il mondo che aveva tra le mani e il vuoto attuale». Ornella suo figlio lo ha perso il 24 giugno scorso, «"suicidato" nel carcere di Sollicciano, impiccato nel bagno». Niki Aprile Gatti aveva solo ventisei anni...
" La vigliaccheria chiede: è sicuro? L'opportunità chiede: è conveniente? La vana gloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto? "
(Martin Luther King )
Pandora : una voce diversa
ArcoirisTV
Dal blog di Daniele Sensi
Ponte sullo Stretto
Prima vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista.
Poi vennero per i socialdemocratici e io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico
Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi nulla perché non ero sindacalista.
Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.
(Martin Niemöller, pastore antinazista)
Genocidio dei Nativi Americani
Tutti devono sapere cosa è accaduto nelle scuole residenziali canadesi ad opera di funzionari della chiesa :centinaia di migliaia di bambini Nativi sono stati rinchiusi, dopo essere stati rapiti alle famiglie, e costretti a parlare solo inglese, a dimenticare la propria cultura e a professare la religione cristiana. Qui hanno subito violenze fisiche e sessuali, elettroshock, sterilizzazioni e, in molti casi, la morte.
Franca Rame recita "Lo Stupro"
Danilo Dolci
Se l'occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l'uomo non immagina, si spegne.
Gruppo EveryOne
ROM: "IO CHIEDO SCUSA"
LEGGI L'INTERVENTO DI DON CIOTTI
La maglietta «clandestina»
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Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948
EMERGENCY
Come scegliere
Chi finanzia la vivisezione - Chi aiuta i malati, ma non finanzia ricerche - Chi finanzia ricerche senza animali, e si oppone alla vivisezione, in Italia e in altri Paesi
Manifestazione virtuale contro la vivisezione
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Guida al Non Testato
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Dietro ad un capo in pelliccia o un semplice inserto si nasconde la sofferenza degli animali. Siano essi cresciuti nelle piccole gabbie di un allevamento o catturati con le tagliole, gli animali sono quelli che ci rimettono la pelle per la vanità e il profitto di alcuni esseri umani.
LA TERRA DIVORATA
Roghi tra Napoli e Caserta
Perchè le chiamano morti biache?
Film tratto da una storia vera
CADUTI SUL LAVORO
Ecco, in ordine cronologico, gli incidenti mortali riportati dalla stampa nel 2008 e i nomi dei tanti eroi ignoti morti di lavoro e nel lavoro e relegati in qualche breve di cronaca.
L'ARCHIVIO RAI SU INTERNET
Camilleri 5 poesie "incivili"
Camilleri 10 poesie "incivili"
Pro Tibet
Antonio Tabucchi
"...Io credo che c'è una classe politica italiana che si sta calando in uno scafandro dove non vuole essere ascoltata, dove ha paura. Dimostra molta paura! Il fiume della storia se la porterà via presto. Non sono eterni. Arriverà qualcosa di nuovo, sta già arrivando... io credo di sentirlo e lo auguro a me e a voi". (Anno Zero 05/02/2009)
BASTA! HAI PROPRIO ROTTO.
I PROCESSI DI BERLUSCONI
Ho ricevuto questo premio da stella.Grazie!
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