Ascoltate Josè Saramago intervistato da Serena Dandini

domenica 3 maggio 2009

Pacchetto sicurezza - Ecco i principali punti in discussione alla Camera

Scompare l’articolo sui medici-spia, tornano ronde e prolungamento della detenzione. Si insiste ancora sulla tassa di 200 euro, ed innumerevoli altre restrizioni

- Il testo del ddl 2180 (al Senato 733)

Le Commissioni riunite lo hanno licenziato con alcune modifiche rispetto al testo del Senato. Via, grazie ad uno scambio politico interno alla maggioranza, la soppressione del divieto di segnalazione, ma la contropartita non è certo morbida: oltre alle ronde, la lega Nord riesce a riproporre per la terza volta il prolungamento della detenzione nell’inferno dei Cie.


Ecco i principali punti:

- Matrimoni e cittadinanza italiana
L’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio potrà avvenire, dopo due anni di residenza nel territorio dello Stato (dopo il matrimonio) o dopo tre anni nel caso in cui il coniuge si trovi all’estero. Tempi dimezzati in presenza di figli. Le precedenti disposizioni prevedevano un termine di sei mesi. BR> Sarà poi necessario il pagamento di una tassa di 200 euro.
Ulteriore stretta sui matrimoni con una modifica al Codice Civile che prevede l’introduzione dell’obbligo di esibire il permesso di soggiorno.
Niente più matrimoni quindi neppure tra "irregolare" ed "irregolare", che non comporterebbe nessun tipo di "regolarizzazione";

- Ingresso e soggiorno irregolare
Si introduce il reato di ingresso e soggiorno irregolare ma senza che questo comporti l’immediata incarcerazione. E’ prevista un’ammenda da 5.000 a 10.000 euro. Inoltre è prevista la possibilità di rimpatrio senza il rilascio del nulla osta da parte dell’autorità competente;

- Iscrizione anagrafica
Sarà richiesta per l’iscrizione o la variazione della residenza anagrafica, la certificazione dell’idoneità alloggiativa.
Per quanto riguarda i ricongiungimenti familiari si stabilisce che l’idoneità alloggiativa dovrà rispondere ai requisiti disposti dal Comune non più dall’azienda Sanitaria Locale (in passato poteva essere richiesta ad entrambi). Moltissime abitazioni, anche tra quelle reperibili dietro lauto compenso nel mercato privato, non potranno rispondere a questo criterio.
Ecco uno dei provvedimenti che andranno ad intaccare i diritti dei cittadini migranti, dei comunitari e degli stessi cittadini italiani;

- Esibizione del permesso di soggiorno
Si introduce la necessità di esibire il permesso di soggorno per tutti gli atti di stato civile. Ciò significa che anche il semplice ma sacrosanto diritto di riconoscere un figlio verrà sottoposto al filtro della richiesta del permesso di soggiorno [ leggi il commento dell’Avv. Marco Paggi ];

- 180 giorni di detenzione nei Cie
Si reintroduce dopo la bocciattura del Senato e quella della Camera nell’ambito della discussione sul decreto legge n. 11, il prolungamento dei tempi di detenzione nei Cie fino ad un massimo di 180 giorni;

- Divieto di espulsione e respingimento
Cade il diveto di espulsione per i conviventi con parenti italiani di terzo e quarto grado;

- Visto d’ingresso per ricongiungimento familiare
Non sarà più possibile richiedere il visto di’ingresso se il nulla osta non verrà rilasciato dopo 180 giorni dal perfezionamento della pratica.
Svanisce così anche l’unica possibilità di garanzia del diritto all’unità familiare prevista per far fronte alle lentezze burocratiche;

- Rimesse di denaro
I cosiddetti servizi di money transfer avranno l’obbligo di richiedere il permesso di soggiorno e di conservarne copia per dieci anni. Inoltre dovranno comunicare l’avvenuta erogazione del servizio all’autorità competente nel caso riguardi un soggetto sprovvisto di permesso;

- Permesso Ce di lungo periodo
L’ottenimento della carta di soggiorno potrà avvenire solo dopo il superamento di un test di lingua italiana;

- Reati ostativi all’ingresso
Dovranno essere prese in considerazione anche le condanne non definitive;

- Un contributo da 80 a 200 euro
Per tutte le pratiche relative al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno si dovrà versare questo contributo economico;

- Esibizione dei documenti
Arresto fino ad un anno e multe fino a 2.000 euro;
- Registro per senza fissa dimora
Se da un lato viene cancellata per i senza fissa dimora (ma non solo) la possibilità di iscrizione anagrafica, viene istituito presso il Ministero dell’Interno un registro per la schedatura dei cosiddetti clochard;

- Cancellazione anagrafica
E’ prevista dopo sei mesi dalla data di scadenza del permesso di soggiorno;

- Permesso di soggiorno a punti
E’ disposta l’istituzione di un accordo di integrazione articolato in crediti da sottoscrivere al momento della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno. I criteri e le modalità verranno stabiliti da un apposito regolamento; [ leggi il commento dell’Avv. Marco Paggi ];

- Favoreggiamento ingresso irregolare
Vengono inasprite tutte le norme legate al favoreggiamento dell’ingresso irregolare, non vengono invece minimamente toccate le sanzioni per quanto concerne gli sfruttatori.


Chi, nello sfruttamento di situazioni di soggiorno irregolare, trarrà un ingiusto profitto (chi impiega lavoratori irregolari sottopagati) non vedrà quindi aggravata la sua situazione.

Fonte


.

venerdì 1 maggio 2009

Primo maggio

Oggi offro a tutti voi nù sciuri di maju



"Lu sciuri di Maju" , cioè la margherita gialla che in molti paesini della Sicilia ancora si usa appendere sulla porta di casa il Primo Maggio, è segno di fortuna, di prosperità e di ricchi raccolti.


Buon Primo Maggio a tutti!


Questo video lo dedico a tutte le donne che fanno le acrobate, le cosidette: "donne perfette"





.

giovedì 30 aprile 2009

Parola d'ordine: Isolare le voci scomode

Pino Maniaci conduce il telegiornale di Telejato, una emittente di Partinico in provincia di Palermo. Ha denunciato più volte la mafia. E' stato picchiato, minacciato di morte, hanno tentato di strangolarlo e gli hanno bruciato la macchina.
E' stato denunciato per abuso della professione giornalistica.
Un tempo chi raccontava la verità in Sicilia veniva fatto fuori fisicamente: Mario Francese, Mauro Rostagno, Beppe Alfano, Pippo Fava, Giuseppe Impastato, Mauro De Mauro, Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato.
Oggi ci sono altri sistemi, sicuramente meno eclatanti, ma altrettanto pericolosi; si cerca di delegittimare ed isolare le voci scomode. Si tratta di sistemi usati da una mafia che è sempre più inserita nel contesto imprenditoriale ed istituzionale del Paese.

Ma Pino Maniaci è sotto pressione su due versanti: uno hard, relativo alle minacce che provengono dalla mafia militare, in un contesto di riorganizzazione mafiosa del territorio. L'altro, apparentemente più soft, sembra collegato all'impazienza di coloro che vogliono spegnere i microfoni di Tele Jato con l'astuzia, senza aspettare nemmeno che si abbassi l'attenzione dei media nazionali.
Intanto la solidarietà è stata massiccia, da parte della società civile e anche da parte della politica, senza distinzioni tra destra e sinistra.
De Magistris esprime così la sua vicinanza a Pino Maniaci:
"Un uomo coraggioso e libero che incarna i valori costituzionali della manifestazione libera del pensiero e che fa della lotta alla mafia la ragione fondante del suo impegno professionale. La sua lotta alla criminalita' organizzata lo ha gia' reso bersaglio delle piu' ignobili vendette mafiose. Pino non mollare!".
Sonia Alfano invece ricorda che "nella stessa condizione si trovava anche mio padre che, pur essendo oggi riconosciuto come uno dei più grandi giornalisti antimafia, non era iscritto a nessun albo. A Pino va tutta la mia personale solidarietà ed il mio invito a continuare a svolgere il suo mestiere con la consapevolezza di avere noi, e moltissimi altri, dalla sua parte”.

Beppe Grillo scrive invece sul suo sito:
"E' chiaro che non è un giornalista. Maniaci ha rifiutato di iscriversi all'albo dei giornalisti. Si sarebbe trovato in compagnia di Riotta, Belpietro, Fede, Giordano. E' uno che ci tiene alla sua reputazione. In Italia chi racconta la verità è un giornalista abusivo".
Pino ha ricevuto più di 250 querele per cose che ha detto e "non doveva" dire e questa "nuova" denuncia alla fine poi così nuova non è. Un pò di tempo fa è stato infatti assolto con formula piena dallo stesso reato e oggi sottolinea:
Abusivo io? Abusivi sono tutti quelli che pur essendo iscritti all’ordine dei giornalisti sono impegnati a servire i potenti di turno. Se questo e’ il mestiere, quella tessera preferisco non averla”.
FONTE:500firme.blogspot.com


Aggiungo che è l'unico ad aver filmato l'arresto di Lo Piccolo, immagini di repertorio che poi ha regalato a tutte le testate Rai.
Tutti i giornalisti hanno parlato di lui riempendo colonne e colonne sulla sua bravura e sul suo coraggio.

Poi arriva la denuncia.
Secondo l'accusa : "con più condotte, poste in essere in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso", avrebbe esercitato abusivamente l’attività di giornalista in assenza della speciale abilitazione dello Stato.
Per questo motivo, l'ordine dei giornalisti della regione Sicilia,invece di schierarsi dalla parte di Pino, minacciato più volte di morte, gli si mette contro costituendosi parte civile contro "un' antimafioso non autorizzato".


E pensare che il presidente dell’Ordine dei giornalisti siciliano, Franco Nicastro, faceva queste dichiarazioni il giorno dopo l’ultimo attentato ai danni di Pino Maniaci:

"Ormai è intollerabile il livello delle pressioni e delle intimidazioni contro chi si ostina a fare un’informazione libera nella trincea siciliana. La catena interminabile dei messaggi criminali è un attacco alla libertà di stampa che va fermamente respinto. La storia del giornalismo siciliano ha già scritto pagine indimenticabili ma di fronte allo stillicidio impunito delle attenzioni minacciose è necessaria una forte mobilitazione dei giornalisti, del mondo della cultura e della società civile. Agli organi investigativi va anche rivolto un appello perché si faccia una volta per tutte chiarezza su tanti episodi allarmanti".
Parole, parole...predica bene e razzola male!

Il processo è stato fissato davanti al giudice monocratico di Partinico il prossimo otto maggio.




E che dire di Piera Aiello , sono trascorsi 23 giorni e ancora nessun esponente dello Stato ha sentito l'esigenza di dire una sola parola di conforto.
Ma com' è possibile che una Testimone di Giustizia venga ignorata da tutti: servizio centrale di protezione, commissione, sottosegretario agli interni Mantovano, Prefetto della località nota alla mafia e perfino dal Presidente della Repubblica.

Alla Cortese Attenzione de

IL PRESIDENTE della REPUBBLICA

On. Giorgio NAPOLITANO

SEDE ISTITUZIONALE

Quirinale

00100 R O M A RM

Egregio Signor Presidente,

Chi Le scrive è Piera Aiello, tra le prime Testimoni di Giustizia contro la mafia, con Rita Atria, mia cognata, morta suicida per assenza dello Stato.Imparentata giovanissima e forzosamente alla famiglia mafiosa degli Atria di Partanna, decisi di rompere con quel mondo - e con qualsiasi connivenza omertosa che esso cercava di impormi e pretendeva di poter esigere da me come da chiunque essi ritenessero “appartenesse”, come cosa priva di anima e capacità di determinazione, alla medesima famiglia - dopo l’omicidio, davanti ai miei occhi, di mio marito.Egli era un personaggio violento che intendeva vendicare autonomamente ed illecitamente l’omicidio di suo padre; ma che trovò killer spietati a precederlo in quella ansia di faida sanguinaria. Fuggii da quel mondo con la mia piccola bimba Vita Maria, senza sapere a cosa andavo incontro né come avrei potuto vivere. Mi spingeva solo il desiderio di vivere una vita piena del “fresco profumo di Libertà” (come diceva Paolo Borsellino), quale ne fosse il prezzo da pagare.Ebbi la fortunata ventura di incontrare, su questo mio percorso di rottura con tutto il mondo criminale che quella famiglia impersonava, il Giudice Borsellino dal quale tanto sia io che mia cognata Rita Atria – che mi aveva seguito nella difficile scelta di Testimone di Giustizia – abbiamo ricevuto lezioni di vita ed umanità profondissime.Il dolore per l’omicidio del Magistrato e la sensazione di essere stata lasciata dallo Stato in qualche misura sola di fronte alla cupa vendetta che ogni mafia giura ai propri nemici, condusse Rita al terribile gesto del suicidio. Le nostre comuni scelte nel frattempo avevano già condotto in carcere molti dei personaggi criminali di cui avevamo rivelato le illecite attività.Io ho cercato testardamente di vivere e tornare a vivere, pur condannata ad una condizione da “profuga” priva di identità, strappata dalle proprie radici affettive e territoriali, costretta in “località segreta” e priva di un’efficace e continuativa presenza dello Stato.Ho avuto non poche, e sempre documentate, tensioni con i rappresentanti dello Stato responsabili dei programmi di protezione, a causa delle condizioni in cui veniamo spesso costretti noi – pochi – Testimoni di Giustizia: ciascuno con il suo personale calvario di vite sconvolte, di restrizioni, di misure di sicurezza “fatiscenti” e di una assenza praticamente totale di qualsiasi vero progetto di reinserimento sociale. Spesso ho dovuto lamentare, e con me altri Testimoni di Giustizia, che noi siamo stati trattati dallo Stato molto peggio e con minor rispetto di quanto non venga riservato invece ai cosiddetti – tanti – pentiti, che hanno saputo lucidamente lucrare anche sulla propria dissociazione – tardiva e tuttavia supinamente assecondata dallo Stato in ogni sua pretesa – dal crimine cui avevano ampiamente partecipato.

Ho voluto ciò nonostante ricostruire caparbiamente una mia vita personale fatta di affetti e di relazioni e di un lavoro che mi ridesse dignità di cittadina. Grazie al lungo legame con l’Associazione Antimafie “Rita Atria” che dall’anno scorso mi onoro di presiedere, ho incontrato amici per me importanti che sono stati il mio ponte verso la mia Terra: la Sicilia.

Grazie a queste relazioni ho potuto non rimanere cementata in una sorta di cadaverica “vita inesistente” in cui a qualche funzionario piacerebbe costringere questi scomodi ed insopportabili Testimoni di Giustizia, e sono riuscita a rimanere Testimone ancor più per gli ordinari Cittadini che non per lo Stato, perché le dure scelte di vita pagate da Rita, da me e da ogni altro Testimone di Giustizia potessero essere di stimolo ed esemplarità possibile e a volte doverosa anche per altri e non rimanere relegate in spazi di personalismi cui si possa rimanere impunemente indifferenti.In questo percorso lo Stato è rimasto spesso amaramente assente, se non ha addirittura cercato – a causa di funzionari e politici per nulla sensibili e consapevoli dei drammi umani che si consumavano in ciascuna delle nostre vite – di costruire artificiose condizioni di ostacolo, negazione ed umiliazione del Testimone. Sono documentati, purtroppo, i poderosi scontri che ho dovuto sostenere con funzionari e sottosegretari, scontri che ho potuto reggere e sopportare solo grazie alla assistenza professionale ed umana del mio legale ed al calore ed affetto umano dei miei amici della Società Civile.

Pensi, Sig. Presidente che per lunghi periodi sono stata costretta ad utilizzare il Codice Fiscale di una carissima amica, che ho dovuto iscrivere mia figlia a scuola dicendo chi ero perché a Roma si erano dimenticati che avevo una bambina (se lo sono ricordato quando mia figlia era già in terza elementare) per i ritardi e la insensibilità dell’Ufficio Protezione. E non Le dico altro (come le vicende di proposte ignobili di compensazione dei beni posseduti), poiché tutto è documentato in atti, se mai Lei, o chiunque altro, volesse fare opportune verifiche.Ma nonostante queste incredibili difficoltà ho sempre avuto un profondo rispetto per le Istituzioni (nel ricordo tragico ed esemplare del Giudice Borsellino), fino a maturare un grande affetto per gli uomini – poliziotti e carabinieri – deputati a garantire la sicurezza personale, mia e dei miei familiari, nelle varie circostanze di movimento e di copertura. Anche loro esposti, con me e per me, al maggior pericolo per inefficienze e irrazionalità istituzionali.Ho sempre avuto coscienza che in tutte le Istituzioni vi sono uomini e donne che consumano le proprie vite per testimoniare l’esistenza e la nobiltà dello Stato accanto ad ogni Cittadino che intenda giocarsi per la Legalità Democratica, ma anche che al contempo vi sono altresì personaggi a dir poco sconcertanti. E gli angeli, sig. Presidente, talvolta sembrano davvero essere una piccola minoranza rispetto ai demoni.

Oggi, purtroppo, devo infatti registrare un ulteriore drammatico colpo alla mia volontà di poter credere allo Stato ed agli uomini dello Stato, poiché di fatto la mia “copertura” è saltata per colpa o superficialità e presuntuosa supponenza proprio di due uomini delle forze dell’ordine (per l’esattezza dell’Arma dei Carabinieri), anche se estranei (meno male) ai “Servizi di Protezione Testimoni”.

Nel documento allegato, e che intendo diffondere qualora non ci fossero immediate e coerenti risposte dello Stato a questa situazione kafkiana, Lei troverà tutto lo sconcertante percorso che ha determinato lo scempio di una realtà pur incerta e faticosamente costruita. Due uomini con scarsa sensibilità (c’è da sperarlo, per non dover credere ad una astuta e mimetizzata volontà di favorire piuttosto coscientemente i miei criminali avversari e potenziali attentatori) hanno sciupato forse irrimediabilmente un duro e sofferto percorso di ricerca di sicurezza e stabilità.Io non so come e cosa sarà possibile ricostruire, a partire da questa nuova condizione. Forse dovrà cambiare comunque il modo stesso di pensare alle condizioni di vita dei Testimoni di Giustizia e della cultura della Sicurezza che lo Stato dovrebbe garantire. Ma quali che siano i futuri scenari del rapporto tra lo Stato e questa Testimone di Giustizia, io credo fermamente che sarebbe comunque necessario che i due uomini di stato in questione rispondessero pienamente, severamente, formalmente e pubblicamente del loro comportamento.Io, ancora una volta, non posso e non voglio che aspettare Giustizia. Vede, Sig. Presidente, noi Testimoni possiamo solo contribuire a fare Verità, perché mai più di ora è solo lo Stato ad essere chiamato e ad avere gli strumenti per fare Giustizia. La sola Verità senza Giustizia è solo la pia illusione di una condizione umana e dignitosa di convivenza civile. Ma la sola Giustizia privata della Verità è solo la finzione di un potere che intenda esercitare le sue prerogative per il proprio esclusivo tornaconto e contro il Diritto dei Cittadini ed in spregio della Verità.Se mi sono decisa a scrivere alla Sua Persona ed alla Sua Alta Magistratura è perché la stima per l’Uomo oggi Presidente della Repubblica e la testarda fiducia nelle Istituzioni dello Stato, mi fanno sperare che sappiano esserci interventi Istituzionali in grado di evitare allo Stato la umiliazione di essere pubblicamente discreditato per responsabilità personali di uomini indegni se non ignobili.

Attendo dunque fiduciosa un Suo cenno, Sig. Presidente, se lo riterrà opportuno e legittimo, nell’ambito delle prerogative del Capo dello Stato, per essere confortata piuttosto che rassicurata. Infatti nella mia convinzione che sia giusto essere pronti e disponibili a pagare dei prezzi altissimi per la personale, connaturale e consapevole scelta di dissociazione da ogni tentazione di collusione alla cultura criminogena e criminale imperante, è altrettanto giusto che questi prezzi non siano dovuti alla stoltezza di alcuni indegni uomini delle forze dell’ordine.Lei saprà, nel caso volesse dare risposta (quale essa sia) a questa mia lettera, come e attraverso quali percorsi e quali funzionari, farmi giungere il Suo atteso messaggio di conforto e di rinnovo di speranza nella Dignità Costituzionale di questo Paese. Speranza ridotta oggi, mio malgrado mi creda, al lumicino.

Con profondo rispetto e non celata speranza, La saluto da Cittadina Democratica e Donna Antimafia dal fronte della Verità, in attesa di Giustizia.

Piera Aiello


Ma quando vi occuperete di Piera Aiello, quando sarà morta? Perchè abbandonate chi sceglie da vivo di resistere? Ripeto: Se onorare i morti è un dovere, proteggerli da vivi lo è ancora di più.

Stato se ci sei...fatti sentire!
.

martedì 28 aprile 2009

Fermiamo il Ponte sullo Stretto

Roma, 7 apr.

Il ponte sullo stretto di Messina sarà portato avanti nei tempi stabiliti perchè resta un'opera fondamentale. Lo ha detto il Premier Silvio Berlusconi, intervenendo a L'Aquila per fare il punto della situazione del terremoto.

"La manderemo avanti nei tempi più veloci possibili", ha assicurato Berlusconi, sottolineando "non abbiamo preoccupazioni circa la possibilità di reperire i fondi necessari". ( la Repubblica.it)


*************************************


Dopo la distruzione de L’Aquila si è fatto un gran parlare della
prevedibilità dei terremoti.
I quali comunque tendono a tornare nei luoghi dove già hanno colpito: ed è terra ballerina praticamente l’intera Italia che
il Governo vorrebbe riempire di centrali nucleari.
Non solo Il ponte sullo Stretto di Messina, che costerà lacrime sudore e sangue ai contribuenti italiani e al quale Berlusconi non intende rinunciare nemmeno se le circostanze obbligheranno a fare a meno di qualcuna delle grandi opere cui tiene tanto.

Ebbene, ho scartabellato un po’ in rete.
Facendo i debiti scongiuri, sapete
quando è statisticamente probabile che si verifichi a Messina un violento terremoto?
Suppergiù negli anni in cui sarà finito il ponte.

Sempre che non cambino idea, come sarebbe auspicabile, dal momento che
lo Stretto è il peggiore dei posti possibili per costruire un ponte.
Lo dicono i geologi, ed ora provo a spiegarvi.

Un’analisi della situazione è stata pubblicata nel 2006 sul
*Giornale di Geologia Applicata, una rivista dell’AIGA, Associazione Italiana di Geologia Applicata e Ambientale.
Si intitola “Aspetti geologici e di stabilità per il Ponte sullo Stretto di Messina”
.
L’articolo è a firma di Alessandro Guerricchio e Maurizio Ponte, il primo ordinario di Geologia applicata e il secondo assegnista di ricerca all’Università della Calabria. Il loro lavoro prende in esame la stabilità geologica della sponda calabrese cui dovrebbe appoggiarsi il ponte, considerata dai più affidabile.
Secondo Guerricchio e Ponte invece la sponda calabrese è coinvolta da movimenti franosi “che potranno pregiudicare la corretta funzionalità del ponte” e “le analisi di stabilità eseguite hanno finora fornito risultati preoccupanti”.
Non solo. I due - geologi, ripeto, non Cassandre da strapazzo - pur con tutte le cautele del caso
hanno calcolato in circa 135 anni il probabile tempo di ritorno nella zona di terremoti particolarmente violenti, come quello che distrusse Messina nel 1908. Giungono ad ipotizzare quindi che “il prossimo evento di particolare energia”, eufemismo per indicare appunto il terremoto, capiterà fra il 2030 e il 2050. Cioè più o meno a partire dal momento in cui taglieranno il nastro inaugurale del ponte.
In seguito al terremoto del 1908,
le due coste della Sicilia e della Calabria si allontanarono di colpo di settanta centimetri.
Contemporaneamente la costa calabra sprofondò di 55 centimetri rispetto al livello del mare e quella siciliana di 75.
I movimenti della zolla africana e di quella euroasiatica dovrebbero spingere la Sicilia verso Nordovest e la Calabria verso Nordest a una velocità di circa un centimetro all’anno. Eppure, gli strumenti installati da decenni sulle due sponde non rilevano alcuno spostamento, perché sotto lo Stretto passa una faglia sismica, che assorbe la tensione e impedisce alle coste di allontanarsi. Quando la faglia sarà completamente carica, libererà improvvisamente tutta l’ energia accumulata e la sfogherà in un violento terremoto.
Le due coste dello Stretto si sposteranno quindi l’una rispetto all’altra, più o meno come nel 1908.

Hai voglia a
tener su un ponte in quelle condizioni. Neanche se lo costruissero con un chewing gum…

Giornale di Geologia Applicata

Aspetti geologici e di stabilità per il Ponte sullo Stretto di Messina

Il terremoto di Messina e la situazione dello Stretto di Messina


"Rinunciamo al ponte e mettiamo in sicurezza il 100% delle case dello Streto di Messina".

E' l'appello lanciato dal quotidiano Liberazione che promuove una campagna contro la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, per chiedere che " i soldi destinati a quest'opera faraonica e pericolosa siano reinvestiti nella messa in sicurezza di quell'area ad altissimo rischio sismico. E' una sfida, che se vinta, può contribuire ad una svolta generale nella politica e nella cultura sociale ed urbanistica dell'Italia"

''Mentre il Paese e' mobilitato per portare soccorso alle popolazioni terremotate e ricostruire le case, i servizi e l'economia dell'Aquilano - scrive il quotidiano comunista - dobbiamo fare tesoro della tragica lezione dando priorita' agli investimenti per l'adeguamento antisismico degli edifici delle aree geologicamente piu' a rischio. E' questa la vera emergenza sicurezza''.



Clicca quì per firmare,




In libreria
Il mostro sullo Stretto Il mostro sullo Stretto
Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte
5.80 euro, spese di spedizione incluse

Il libro si apre con l’analisi del “club delle grandi opere”. Prosegue con uno studio sull’impatto sociale, quindi il ruolo delle mafie. Fondamentale e trascurata, la questione conti pubblici. Si analizza poi l’impatto ambientale. Infine il capitolo sulle convergenze tra gli “amici del ponte” e i conflitti che insanguinano il pianeta.


La vignetta è di : Mauro Biani

FONTE: http://blogeko.libero.it/

.

lunedì 27 aprile 2009

Tornano in libertà gli emigrati detenuti nel Cie di Lampedusa.

Tornano in libertà gli emigrati tunisini e marocchini detenuti da fine dicembre nel Centro di identificazione e espulsione di Lampedusa.




Il decreto 11/2009 che ne aveva autorizzato il trattenimento oltre i 60 giorni previsti per legge (fino a un massimo di sei mesi)
è scaduto infatti il 26 aprile e la legge di conversione approvata dal Parlamento ha bocciato la norma che prolungava i termini di detenzione.

Con la scadenza del decreto legge , usciranno esattamente 1.038 detenuti del Centro di identificazione e espulsione ( Cie) di Lampedusa.


Per Maroni questo costituisce
un vero e proprio indulto.

Ma di indulto, riguardo la liberazione dei migranti sbarcati a Lampedusa e detenuti in diversi CIE italiani, non si può proprio parlare perché il reato di immigrazione clandestina non è stato ancora introdotto nel nostro ordinamento ed il disegno di legge 733 che lo prevede, è ancora lontano dalla approvazione definitiva. A meno che qualcuno non voglia ancora riprovarci a colpi di decreto legge. Di certo, quando sarà introdotto il reato di immigrazione clandestina, tutti questi parziali insuccessi del governo (più che successi di una opposizione che si stenta a vedere) saranno riassorbiti da una nuova disposizione legislativa che sancirà definitivamente la criminalizzazione di tutti gli immigrati irregolari. Persino la probabile rinuncia alla norma che abolisce il divieto di segnalazione degli irregolari che si rivolgono alle strutture di cura, si trasformerà per l’opposizione in una vittoria di Pirro. Su tutti gli “incaricati di pubblico servizio”, negli ospedali come nelle scuole, potrebbe scattare l’obbligo di denunciare chiunque non sia in regola con il permesso di soggiorno. Per questo rischio gravissimo, adesso, occorre moltiplicare ancora le forze per contrastare, in Parlamento e nel paese, la introduzione del reato di immigrazione clandestina e l’approvazione finale del disegno di legge sulla sicurezza.
(Tratto da:Cattiveria verso i migranti e consenso politico - Dopo i fallimenti del governo, le proposte per cambiare di Fulvio Vassallo Paleologo)

Intanto i trasferimenti sono iniziati già da mercoledì 22 aprile con 121 persone portate in aereo a Roma e a Crotone e da lì rilasciati con un foglio di via.
Il 23 aprile altre 140 persone sono partite da Lampedusa dirette ai centri di Gorizia, Milano e Trapani.
E il 24 sono partiti ulteriori voli.
Quanto accaduto mostra l’inutilità del prolungamento della detenzione nei Cie. Quattro mesi di detenzione non sono stati sufficienti per identificare e rimpatriare queste persone. Mentre soltanto nella settimana passata sono stati rimpatriati 157 cittadini egiziani, nigeriani e algerini recentemente sbarcati a Lampedusa. Evidentemente il problema è la mancata collaborazione dei Paesi di origine e non la durata del trattenimento.

  • Però quanto è costato alle casse dello Stato il trattenimento di 700 cittadini stranieri per quattro mesi nel Cie di Lampedusa?
  • E quanto è costato in termini di danni morali a ognuno dei detenuti, costretti a vivere in condizioni indegne, e alcuni addirittura pestati " senza pietà" dalla polizia (leggi) , la giornata dell’incendio, il 18 febbraio?
  • E quanto costerà adesso all’Italia – in termini di mancate entrate tributarie – il lavoro nero cui saranno obbligati parte dei migranti rimessi in libertà? O meglio, rimessi in clandestinità...

Ad ogni modo molti a quest’ora avranno già lasciato l’Italia
(
finalmente liberi, per loro fortuna !)

.

Virgil Caldarar, un bambino Rom che non vedrà mai la luce

Questa breve poesia, inframmezzata dai versi di una ninna nanna, è dedicata a Virgil Caldarar, un bambino Rom cui le politiche intolleranti e l’odio razziale che imperversano in Italia non hanno concesso l’opportunità di nascere. LEGGI QUI'




Ninna nanna sulla spiaggia di Pesaro

Una notte spietata

ricacciò l’alba nella morte.


“Dormi bimbo, fai la nanna,

qui con te c’è la tua mamma”.


Di un piccolo germoglio

atteso alla luce,

non rimane che un nome:

Virgil.


“Dormi Virgil, chiudi gli occhi,

stan dormendo anche i balocchi”.


Se l’odio degli uomini

cancellò la sua vita,

un’onda pietosa

custodirà quel nome

che ci fa piangere.


“Dormi Virgil nel tuo letto,

ti protegge un angioletto”.


E il mare lo ripeterà alla sabbia

eternamente: Virgil,Virgil, Virgil...


“Dormi Virgil, fai un buon sonno

ti protegge anche il nonno”.


Dimenticarlo sarebbe buio:

ricordiamolo - anche se è una ferita -

e aspettiamolo all’alba della vita.


“Dormi Virgil, resta qua

c’è la mamma e c’è il papà”.


domenica 26 aprile 2009

Esposto di Articolo 21 sul conflitto di interessi

L'associazione Articolo21 ha annunciato la decisione di promuovere una serie di iniziative, in sede internazionale e nazionale, per denunciare l'ulteriore degenerazione del conflitto di interessi in Italia.
La riunione che si è svolta nella casa del proprietario di Mediaset per decidere i futuri assetti della concorrenza, non solo non è stata negata da Silvio Berlusconi, ma anzi è stata apertamente rivendicata, come stanno a testimoniare le dichiarazioni dei protagonisti, le centinaia di lanci d'agenzia, le decine e decine di articoli pubblicati da tutti i quotidiani italiani.

Per queste ragioni Articolo21 ha deciso di aderire all'esposto già presentato al Consiglio d'Europa da Lucio Manisco, da Giuseppe Di Lello e da Alessandro Cislin.

Contestualmente l'associazione, d'intesa con la CGIL ed il Comitato della libertà d'informazione ha annunciato che il prossimo 11 maggio a Roma si svolgerà una grande iniziativa per la difesa dei valori racchiusi nell'Art.21 della Costituzione .
L'iniziativa sarà caratterizzata dalle due relazioni introduttive affidate al presidente Emerito Oscar Luigi Scalfaro e al presidente dei costituzionalisti italiani professor Alessandro Pace.
Il comitato dei giuristi aderenti all'associazione ha infine predisposto un esposto da presentare all'autorità antitrust e all'autorità di garanzia delle telecomunicazioni.

Di seguito, il testo della lettera e vi si chiede di sottoscriverla affinchè questo diventi un vero e proprio esposto collettivo sottoscritto da quanti non intendono rassegnarsi alla sub-cultura della illegalità e della colpevole indifferenza.





All'Autorità garante della concorrenza e del mercato
p.c. All'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni


Da notizie stampa e dalle stesse dichiarazioni pubbliche dell'interessato è emerso u
n intervento diretto del Presidente del Consiglio nel procedimento di nomina dei dirigenti delle testate e delle reti della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo. Il Presidente del Consiglio tuttavia è proprietario della principale azienda concorrente della RAI e ciò determina una palese situazione di conflitto di interessi rilevante ai sensi degli artt. 3 e 4 della legge n. 215/2004. Tale circostanza, fermi restando ulteriori profili di responsabilità, deve quindi essere accertata e sanzionata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato che ha l'obbligo di legge di aprire immediatamente il relativo procedimento. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, cui la presente denuncia è inviata per conoscenza, ha d'altra parte il compito di vigilare sulla correttezza e sull'equilibrio dell'informazione radiotelevisiva, compito reso più stringente non solo dall'attuale regime di par condicio ma anche dalla suddetta situazione di conflitto. Ciò premesso, i sottoscritti chiedono all'Autorità garante della concorrenza e del mercato di adottare in ordine a quanto rappresentato tutti gli atti previsti dalla legge n. 215/2004, procedendo con urgenza ai necessari atti di accertamento. Chiedono inoltre, ai fini dell'esercizio dei loro diritti di partecipazione, di essere avvisati dell'avvio del procedimento e di essere sentiti personalmente.


Federico Orlando presidente
Giuseppe Giulietti portavoce
Tommaso Fulfaro segretario


“Per rendere schiavo un popolo prima di ogni altra cosa è necessario addormentarlo” (Jean Paul Marat)

Oggi come mai prima è urgente e necessario impedire che questo sonno divenga irreversibile e coma terminale della democrazia nella Repubblica Italiana.



FIRMA QUI'












La vignetta è di : GAVAVENEZIA

.