Ascoltate Josè Saramago intervistato da Serena Dandini

lunedì 20 aprile 2009

Saltata la copertura di Piera Aiello dopo ben 18 anni a causa di due “giuda” indegnamente nelle forze dell’ordine.

Dopo 18 anni è saltata la faticosa copertura a Piera Aiello che, con la cognata Rita Atria, aveva denunciato a Paolo Borsellino le attività criminose dei suoi stessi familiari.
Copertura che ha comunque consentito a Piera, di ricostruire in questi anni una sua vita di relazione in località segreta.
E' saltata per la sprovvedutezza (speriamo) di due uomini dell’Arma dei Carabinieri, i quali hanno consentito che le famiglie mafiose denunciate da Piera Aiello venissero a conoscenza della sua attuale collocazione territoriale.
Piera adesso si ritrova ad affrontare nuove difficoltà, perchè chi non doveva sapere, ora conosce esattamente il luogo in cui lei si trova, la sua nuova identità e la sua nuova vita.

Telejato intervista Piera Aiello [parte I°]



[parte 2°]



Piera si è anche rivolta al Presidente della Repubblica con una Lettera personale per ribadire la sua fiducia nelle Istituzioni, il suo affetto per i tanti uomini della sicurezza che hanno condiviso con lei il rischio della vita per garantirle protezione, ed il suo convincimento che lo Stato e l’Arma dei Carabinieri vorranno intervenire esemplarmente e severamente per difendere la propria dignità istituzionale contro i responsabili di un simile scempio.

Fin ora nessuna risposta. Nessun esponente dello Stato ha sentito il dovere di fare una telefonata di conforto a Piera Aiello .

Qualcuno mi spiega perchè lo Stato è sempre presente ad onorare i morti, mentre abbandona chi oggi resiste da vivo?
Se ricordare i morti è un dovere, proteggere i vivi dovrebbe esserlo molto di più.
Altrimenti aveva ragione Rita Atria: per mettere un faro occorre MORIRE.

Chi lo desidera, può mandare un messaggio di solidarietà a Piera, anche di poche parole all’indirizzo: paiello@ritaatria.it





Gli “eroi” antimafia sono spesso celebrati, ricercati dai salotti, acclamati dai media e dai flash: un film già visto, che si ripete da tempo in Sicilia. Quando il cronista viene a contatto con uno di loro immagina sempre di dover affrontare schiere di guardie del corpo, di ascoltare storie “estreme”, racconti tremendi di morte e di sacrificio, magari finiti in qualche libro da “hit parade”.

Così quando abbiamo avuto la possibilità di incontrare Piera Aiello, testimone di giustizia, abbiamo pensato di dover affrontare chissà quali prove “antimafia”: invece, è andata proprio diversamente. Un contesto semplice, un gruppo di persone normali, compresi due carabinieri, che la attorniano in mezzo a parole e atteggiamenti ordinari: la conoscenza di Piera Aiello è tutt’altro che “eroica”. E’ la normalità assoluta, dall’abbigliamento al modo di parlare, di una persona, di cui non esistono più immagini né registrazioni audio pubbliche e che forse proprio per questo suscita maggiore ammirazione. Una vita “segregata”, sotto vuoto da tempo.
Perché? Perché ha rotto non solo con la mafia, di cui aveva annusato odori e costumi sin da ragazzina sposata al figlio di un boss, ma con tutto quel mondo “perbene” che ruota attorno alla criminalità organizzata. Il marito, infatti, era il figlio di Don Vito Atria, boss di Partanna, nella valle del Belice: vecchia mafia, usi e costumi della Sicilia di una volta. Piera descrive, quasi con ironia, mentalità e abitudini che facevano parte, un tempo, della sua vita: come l’anello “di cumparanza” di Don Vito o le 14 rose che il boss le offrì per il fidanzamento ufficiale. Ma quando cambia la sua vita? Quando Piera Aiello diventa la donna che è oggi? “Lo spartiacque? E’ l’uccisione di mio marito Nicolò, nel 1991. Da allora per me cambia tutto.” Ribellione? Trasformazione interiore? Qualcosa di più profondo: finalmente Piera sceglie. Prima, per condizioni culturali e sociali, forse non lo poteva fare. Cambiare significa denunciare, dapprima i mafiosi. Conosce il Procuratore Paolo Borsellino, i suoi collaboratori, entra nel mondo, spesso contradditorio, dei “collaboratori” o meglio, nel suo caso, dei “testimoni di giustizia”. Le sue parole diventano “armi” micidiali per la mafia: decine e decine di persone arrestate. Poi la testimonianza –di faccia, senza paraventi- al processo per l’omicidio del marito. E loro, i mafiosi che reazione ebbero? “Nessuna –racconta al cronista- mi guardavano ma senza esprimere alcunché, uno sguardo immobile, nessuna parola, nessun insulto”. Il tutto avviene quando ha già la responsabilità di una figlia, sola al mondo come lei: si cambia registro, si deve vivere “in località segreta”. Un’esperienza che lei ricorda ancora quasi con angoscia. “Ricordo quel palazzo dove fui portata, in una grande città –rammenta- era un immobile senz’anima, come la vita al suo interno.” Solitudine, quindi, mentre parenti e amici presto le giravano le spalle. “A poco a poco –dice- ho visto allontanarsi tante persone. La mia scelta non era condivisibile da molti, evidentemente. Ma sono andata avanti lo stesso. Anche i miei genitori all’inizio non erano d’accordo, poi hanno capito e sono stati con me”. Del resto, la sua famiglia è diversa da quella del marito: gente semplice, abituata a poco e alla sofferenza, come quella patita per quella figlia che aveva preso decisioni “sbagliate” per il contesto sociale di Partanna: testimone di giustizia. Che accadde? “Mio padre non trovava più lavoro. C’era sempre un impedimento, quasi un incantesimo. La verità che quando rompi con questo mondo in Sicilia ti fanno patire la fame”. Una vita difficile, insomma, che si è intrecciata con quella di Rita Atria, la sorella di suo marito Nicolò. “Con Rita –racconta Piera- abbiamo iniziato la nostra odissea di testimoni, ma lei non ha mai testimoniato in aula. Io invece ho visto tante, troppe aule bunker». E cosa le dicevano per screditarla? “Mi descrivevano come una paesana che cercava di avere soldi dallo Stato”». Come andavano, invece, le cose? “Abbiamo subìto –prosegue- il passaggio dell’Alto commissariato al Servizio di protezione. Eravamo testimoni e pentiti -oggi chiamati collaboratori- senza alcuna distinzione”. La legge che fa una distinzione tra collaboratori e testimoni viene approvata nel 2001. “Sono stata lasciata sola – afferma – non hanno idea di cosa significa lasciare famiglia, amici, tutto”. Dopo l’omicidio di Borsellino, Rita si uccide A diciotto anni. In questo baratro, la buona notizia arriva da Milazzo: alcuni studenti, guidati da Nadia Furnari e Santina Latella, fondano nel 1994 un’associazione che porta il nome di Rita Atria.
E lo Stato? “Lo Stato non esiste, non c’è –dice con amarezza- dovrei raccontare delle beghe burocratiche, dell’indifferenza e di tante altre cose. Sono uscita dal programma di protezione nel ’97, dopo cinque anni. Sono testimone di giustizia, non ‘pentita’, un termine che respingo. Mi si chiede dello Stato? Dico solo che ho dovuto fare ricorso al Tar per vendere la mia casa, che, invece, è un diritto riconosciuto ai testimoni di giustizia.”E se potesse tornare indietro cosa farebbe? “Se potessi tornare indietro rifarei tutto. Denuncerei, testimonierei, ma non mi affiderei allo Stato”. ( di Marco Benanti )

COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONE ANTIMAFIE “RITA ATRIA”


La vignetta è di
Mauro Biani

venerdì 17 aprile 2009

Il nostro governo non vuole essere infastidito

Clima teso a Viale Mazzini. Palpabile anche attraverso il filtro telefonico.

“Quello che sta avvenendo in questi giorni è un atto di censura e intimidazione generale, un reale tentativo di limitare il nostro lavoro.”


Non usa mezzi termini Loris Mazzetti, responsabile produttivpo di Rai3.
Gli attacchi di cui sono stati fatti oggetto le trasmissioni Annozero e Report non rappresentano certo una novità e creano preoccupazione in chi ha sempre fatto del giornalismo di denuncia.


“ L'attacco rivolto ad Annozero è un atto di censura tout court... benchè, non abbia ancora capito quale sia stato il problema... Se la satira non può esprimersi come vuole allora tanto vale chiudere la baracca!”
Continua Mazzetti.

"Pur non volendo entrare nel merito della questione, a partire dalla sopsensione di Vauro, ... al quale va tutta la mia solidarieà- sottolinea ancora il giornalista - quello che risulta inaccettabile è che simili provvedimenti vengano decisi in seguito ad interventi di natura politica, quindi ancora una volta al di fuori dell'azienda.”


Il ricordo dell'editto bulgaro che aveva colpito, a suo tempo, l'amico e collega Enzo Biagi è ancora troppo vivo per non destare ulteriori preoccupazioni.“ Mi sembra che, da questo punto di vista la categoria stia nuovamente sottovalutando la situazione: se ne fa una questione di simpatia o antipatia nei confronti dell'uno o dell'altro giornalista, ma il problema è ben più complesso, è una questione di libertà di informazione.”


Già ieri, sul sito di Annozero, la redazione aveva sottolineato come, da parte della protezione civile non ci fosse stata alcuna smentita ufficiale nei confronti della trasmissione di giovedì scorso. “Il provvedimento aveva ragion d'essere nel momento in cui fossero state dette cose false – afferma Mazzetti- ma basta leggere Repubblca di oggi per rendersi conto di quanto le critiche mosse da Annozero avessero invece fondamento... si parla ancora di ritradi, di sottovalutazione del rischio.”
Più che sui contenuti tuttavia la critica principale rivolta dal giornalista è ancora una volta realtiva al metodo.
“Per quanto riguarda Annozero il provvedimento è stato assunto e applicato prima che si riunisse il Cda, che infatti si riunirà la prossima settimana e discuterà della cosa; procedimento analogo anche per Report, è stato riunito il comitato etico senza che però venissero interpellati i diretti interessati; un vero e proprio paradosso!”
In seguito al provvedimento del direttore generale un po' di stupore lo aveva destato anche il silenzio del presidente Garimberti, che, invece secondo indiscrezioni, in maniera informale avrebbe espresso la propria contrarietà. “ A me non interessano le posizioni informali, da parte di Garimberti non c'è stata nessuna nota ufficiale, nessuna dissociazione dal comportamento del direttore Masi, quindi evidentemente l'accordo c'era.”


Oltre a Report e Annozero, nel mirino delle critiche politiche più recenti anche Che tempo che fa ma questo “ non ha in alcun modo compromesso la nostra linea editoriale- afferma ancora Loris Mazzetti, curatore del programma- noi la pensiamo in un certo modo e andiamo avanti su quella strada; seguiamo le regole imposte e d'ora in poi non avremo politici in studio... ma c'è una cosa che in questi giorni ci lascia un po' perplessi: circa un mese e mezzo fa avevamo annunciato alla rete di voler festeggiare in trasmissione i cento anni di Rita Levi Montalcini. In un primo momento avevamo ricevuto il benestare, del resto la signora Montalcini, prima di essere sentarice a vita, è soprattutto un'intellettuale e una donna di scienza... ieri invece, ci è stato comunicato in maniera informale che la cosa non era più possibile. Adesso attendiamo una lettera ufficiale e le motivazioni.”
“Mi auguro- sottolinea Mazzetti- si sia trattato solo di un eccesso di zelo da parte dell'azienda e che alla fine, il 26, la puntata si possa fare per come era stata pensata...”
Un passo indietro, a questo punto è d'obbligo e la riflessione torna ancora una volta ad inquadrare la “sottovalutazione del rischio”... non quello sismico, ma quello della libertà di espressione minacciata in Rai: “ Spero che durante l'assemblea dei giornalisti, lunedì prossimo a Saxa Rubra si prenda in considerazione la gravità di quanto sta avvenendo negli ultimi giorni e che soprattutto si assuma una posizione formale, cosa che mi aspetto anche da parte dei dirigenti.”

"Questa notizia - afferma Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21 conferma purtroppo quanto andiamo dicendo da giorni. Che non c'è solo il caso Santoro e Anno Zero ma c'è il rischio che sia iniziato quell'annunciato regolamento dei conti nei confronti di tutte le trasmissioni e di quegli autori che da tempo erano stati indicati come sgraditi dal presidente del consiglio e dal suo servizio d'ordine mediatico. Non sta a noi dimostrare il contrario. Se così non è sta ai nuovi vertici aziendali dimostrare con i fatti che si tratta di un'interpretazione sbagliata. La lettera inviata alla senatrice a vita Rita Levi Montalcini non è solo vergognosa ma anche ridicola. per quale ragione era stato dato il via libera? Per quale ragione si nega ad una senatrice a vita, persona quindi istituzionalmente molto rilevante la partecipazione a Che tempo che fa per i suoi 100 anni? Se il problema è davvero la par condicio per quale ragione si stanno concedendo veri e propri comizi dalle zone del terremoto fingendo di non vedere e di non sapere? Sarà una casualità ma i nomi di Santoro, Gabanelli, Fazio sono stati più volte inseriti nella lista dei programmi sgraditi. Se così non è lo dimostri il gruppo dirigente. Articolo21 - conclude Giulietti - che non ha alcuna intenzione che la lista si allunghi terrà il 22 aprile la propria assemblea nazionale. Convocheremo avvocati, giuristi, i parlamentari europei e nazionali di articolo21 per concordare le iniziative più opportune nelle sedi internazionali e nazionali". (di Bruna Iacopino)


"In Italia c'è un controllo dell'informazione come in nessun altro paese europeo. Per i giornalisti è arrivato il momento di far sapere all'Europa quello che succede qui, chiedendo un'udienza urgente alla Commissione europea. E se i padroni del vapore non hanno gli estremi per una denuncia di diffamazione contro le notizie fornite da Santoro, la Federazione della Stampa dovrebbe denunciare alla magistratura la commissione di Vigilanza della Rai per abuso di potere."
(Antonio Tabucchi 17 aprile 2009)

Chi ha visto la puntata della Gabanelli ( sulla Social card) ha potuto constatare che l’informazione è stata ineccepibile.
Evidentemente la puntata non è piaciuta a qualche ministro.


All’Aquila le scosse di terremoto si susseguivano da 3 mesi. Mi pare legittimo chiedersi se alcune conseguenze del sisma potevano essere attenuate o addirittura evitate. Questo significa fare informazione o no? Eppure a distanza di un’ora dalle affermazioni di Berlusconi sulla puntata, e con una differenza di due ore dalle dichiarazioni di Fini è scattata la censura a Santoro.

Un altra picconata di regime alla democrazia
!

E non finisce quì : Il Direttore generale della Rai Mauro Masi, "starebbe per assumere, con la qualifica di caporedattore, un portavoce dall'esterno, che vanta come principale titolo la forte fedeltà al Presidente del Consiglio, 15 anni nel suo staff. Prima all'ufficio stampa di Forza Italia e ultimamente in quello di Palazzo Chigi". Lo dichiara in una nota Carlo Verna, segretario Nazionale dell'Usigrai. LEGGI L'ARTICOLO

Bisogna dimostrare all’opinione pubblica chi comanda!




C'è una squadra Delta che pianifica questo tipo di tv?


Enzo di Frenna
, parte dall'idea che esiste una Struttura Delta, ossia un'organizzazione segreta che ha l'obiettivo di omologare e appiattire la programmazione televisiva, per sostenere che la tv italiana è un'ipnosi raffinata. È gestita da uomini che sanno fare bene comunicazione e lo si vede. L'omologazione, i programmi tutti uguali, la scelta dei valori e dei modelli con cui infarciscono certe trasmissioni, indica chiaramente che questa tv è pensata per alterare la coscienza e condizionare le menti. Fonte

La tv italiana gestita dagli uomini Delta - [1° parte]




Nella seconda parte dell'inchiesta sulla tv italiana omologata, piatta, con programmi uguali. Parla Laura Cuttica, esperta di Pnl e ipnosi.



[2°parte]

mercoledì 15 aprile 2009

Spegnete quella cazzo di TV se non capite la satira!

Il direttore generale della Rai Mauro Masi, ha valutato come «gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico questa vignetta di Vauro Senesi



Pertanto la Rai in via cautelativa e da subito non intende avvalersi delle prestazioni del vignettista.


"E' una vergogna !"

Questa decisione mi ha lasciata letteralmente basita, perchè ritengo che un servizio pubblico, soprattutto nel settore della comunicazione, deve sempre garantire e difendere la libertà di espressione ( diritto principe di democrazia) e ancor di più perchè questo dimostra quanto sia allarmante il deficit culturale

Se troppi reality vi hanno rincoglioniti, la colpa non e' di Vauro.
Concordo inoltre con l'analisi fatta da Megachip.info, che riporto per intero:


***************

I provvedimenti presi dai vertici Rai nei confronti della trasmissione AnnoZero dimostrano che la nuova dirigenza del servizio pubblico intende ottemperare da subito ai compiti assegnatigli dalla maggioranza politica che guida il paese.

Il fantomatico “riequilibrio” dei servizi per Santoro e la sospensione di Vauro sono misure gravissime, che vogliono intimidire uno dei pochi spazi di approfondimento giornalistico a disposizione dei cittadini.

Se i contenuti trasmessi dal programma riportano falsità o inesattezze la Rai può agire nelle sedi opportune; ma in questo caso si tratta di un bavaglio all’informazione e alla satira, che dà la misura dello stato di salute della nostra democrazia.

In Italia c’è ancora chi si domanda se si tratti di un regime o meno. Il boia potrebbe arrivare prima della risposta.



Ringrazio infinitamente Ulisse Acquaviva che, in esclusiva su
MAMMA! ,ha tradotto il disegno di Vauro.
Cosi' sapremo chi non ha capito e chi ha fatto
finta di non capire per cambiare discorso.

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TRADUZINE

Riassunto delle puntate precedenti: un premier palazzinaro che ha costruito case a Milano con soldi di dubbia provenienza fa proposte deliranti per allargare senza criterio palazzi gia' esistenti anziche' controllare se sono a rischio sismico. Nessuno si scandalizza.


Arriva un terremoto: la protezione civile e' al centro di feroci polemiche, Santoro prova a ragionare su cosa poteva essere fatto meglio e viene sbranato, ma resta al suo posto.

Poi pero' si affaccia un ometto con una matita, prende un pezzo di carta e prova a criticare con il linguaggio della satira il premier palazzinaro. E scoppia un casino da giudizio universale, l'ometto con la matita viene sospeso (a un cappio mediatico/politico) e tutto il mondo benpensante si mette a girare attorno a un pezzo di carta disegnato.

Alcuni lo fanno perche' sono fessi, altri perche' fa comodo al palazzinaro di palazzina Chigi nascondersi dietro le vittime di questo terremoto, per far dimenticare i suoi progetti deliranti e non parlare delle potenziali vittime di quello successivo, che avrebbero potuto affollare i cimiteri proprio come nella vignetta "incriminata" dopo essere stati sepolti sotto case "extracubate".

Allora se proprio non ci arrivate ve lo spieghiamo noi: qui non si sta parlando di buon gusto, la morte non ha buon gusto e ti lascia sempre in uno stato pietoso e schifoso. Provate a chiederlo ai paramedici che hanno dovuto ricomporre le salme ritrovate sotto le macerie. Di fronte alla morte non c'e' spazio per il bon ton, soprattutto quando la penna di un premier (e non la matita di un satiro) puo' contribuire con una firma a stroncare vite umane. E' questa la vera mancanza di rispetto, che insulta i morti e uccide i vivi.

Ma le solite comari del paesino si stracciano le vesti per un pezzettino di carta disegnato, e parlano di lesione dei "sentimenti di pietà dei defunti" anziche' scandalizzarsi per i sentimenti di incazzatura dei vivi di fronte ai pezzi di carta bollata che testimoniano l'irresponsabilita' di chi ci governa.

Anziche' aver denunciato a tempo debito i provvedimenti vergognosi che mettevano a rischio le persone, le comarelle isteriche se la prendono col dito che li indica, un dito che prova a sputtanare le leggi palazzinare senza altro potere che quello del disegno, con l'unico linguaggio in grado di far saltare i potenti dalle poltrone, ma spesso per i motivi sbagliati con salti di indignazione pilotata a comando.

Nell'altro gruppo di comari Daria Franceschina salta sulla sedia con la sottana in mano spaventata dal topolino disegnato, e si limita a dire che "a me Annozero non piace", senza dirci come la pensa sulle leggi palazzinare sputtanate da quella vignetta. Di fronte a questo grande coraggio della denuncia le moltitudini si affollano a San Giovanni Rotondo e fanno voto solenne sulla tomba di Padre Pio di non votare piu' PD nemmeno se dall'altra parte arriva il demonio in persona come candidato PDL.

E noi ci fermiamo a osservare tutta questa idiozia che impedisce di capire, furbizia che fa finta di non capire, ipocrisia, perbenismo e sciacallaggio politico sulle vittime del terremoto usate per tappare la bocca ai nemici illustrati del palazzinaro Chigi.

Di fronte a tutto questo casino godiamo perche' osserviamo il potere infinito che possono avere una matita, un pezzo di carta e due parole scritte, usate contro i potenti da un ometto senza potere. E come il giovane Luke Skywalker, sentiamo scorrere nelle nostre vene questo potere che deriva dalla forza delle parole scritte e disegnate, e ci prepariamo ad usarlo per sconfiggere gli imperi criminali che fanno leggi palazzinare assassine, condoni, ecomostri, grandi opere, trafori e ponti sullo stretto. E se qualcuno nel frattempo si offendera', gli spiegheremo che non he ha motivo, a meno che non sia un seguace dell'impero.
( Ulisse Acquaviva)

Infine la parola all'avv. Antonello Tomanelli del Foro di Bologna
"Brutto atto di censura la sospensione di Vauro per la vignetta sul terremoto. La motivazione è quantomeno pretestuosa, perché stravolge il messaggio satirico della vignetta. Possibile intravvedere gli estremi del reato di diffamazione ai danni di Vauro".
Leggi l'articolo




martedì 14 aprile 2009

Abruzzo, forse sotto le macerie ancora tante vittime: i migranti irregolari che affittavano in nero

Mentre ancora è vivo il dolore per i funerali di Stato delle vittime del terremoto che ha colpito l'Abruzzo, si fa strada un'inquietante possibilità. Le vittime, infatti, potrebbero essere molte di più.
Secondo il parere di un funzionario della protezione Civile italiana, ripreso da una telecamera nascosta, al momento è impossibile ipotizzare quanti migranti vivessero nel centro storico. "Almeno il 90 percento di quelle case erano affittate in nero", dichiara il funzionario nel video postato sul sito ByoBlu e rilanciato in pochi minuti da YouTube e altri network online. Il funzionario, del quale non si precisa il nome, si spinge ad affermare che le vittime potrebbero essere in totale quasi quattrocento.

La conversazione che potete ascoltare nel video è avvenuta all'interno della base operativa della protezione civile, ricavata all'interno del Comando Scuola Sottofficiali della Guardia di Finanza, a L'Aquila. Chi parla è un'operativo con mansioni di livello, coinvolto nelle operazioni di recupero.




Davanti alle telecamere certe cose non te le dice nessuno. Ma dietro all'obiettivo...

Agostino Miozzo, dirigente della protezione civile, così commenta - per PeaceReporter - il video:

"E' possibile certamente che ci siano altre vittime sotto le macerie, e che tra queste ci siano immigrati irregolari. I cani e gli altri strumenti che la protezione civile utilizza non indicano però una presenza tanto grande di persone rimaste sepolte. L'Aquila è una piccola città, in cui tutti si conoscono e tutti sanno di tutto. Il fenomeno dell'immigrazione irregolare non è massiccio come può esserlo in città come Napoli o Milano o Roma, tenderei ad escludere quindi che le cifre siano quelle fatte da chi, non sapendo di essere filmato o registrato, si esprime in libertà e in una situazione di stress e fatica enormi".


Non la pensa così, Renato Di Nicola, dell’Abruzzo Social Forum, il quale spiega che tra le vittime del terremoto in Abruzzo,sono moltissimi i migranti.

Dei primi trenta cadaveri rinvenuti, otto erano macedoni.

“Molti di loro non avevano un permesso di soggiorno, e ora c’è il rischio che nessuno potrà mai sapere niente della loro morte”

Nella zona dell’aquilano c’è una forte presenza di stranieri, soprattutto provenienti dall’est: 16.971 in tutta la provincia.

Macedoni, rumeni, albanesi, che lavorano con la pastorizia o che studiano, come Katy, una ragazza di orgine albanese iscritta alla facoltà di medicina de L’Aquila. “La scossa che ha preceduto quella delle tre di notte non ci ha spaventato, erano mesi che ne sentivamo e tutti ci dicevano che erano solo scosse di assestamento” racconta Katy “mi sono svegliata nel cure della notte con i calcinacci che mi cadevano addosso, sono corsa in strada e ho visto gente buttarsi dalla finestra pur di scappare. Ora sono a Rieti, a casa dei miei genitori, ma voglio tornare a L’Aquila per aiutare chi non ha la fortuna di avere un’altra casa dove andare”.

Anche le associazioni di migranti, sostengono la stessa cosa.

Tra i dispersi e le vittime del terremoto, molti migranti, soprattutto provenienti dall’est. Gran parte di loro si sono stanziati già da anni in Abruzzo, altri invece vivono e lavorano senza documenti in regola. “Ritrovare questi ultimi sarà difficile, perchè nessuno li reclama” .

Fonte: Amisnet.org

sabato 11 aprile 2009

La Protezione civile discrimina!

Sul sito di Gennaro Carotenuto, mi ha incuriosito un articolo a firma di Doriana Goracci dal titolo:
Scrive Anna: L’Aquila non c’è più
Con mia grande sorpresa scopro che la Anna in questione è la nostra amatissima Anna Pacifica Colasacco ovvero " Miss Kappa" sopravvissuta al terremoto del 6 Aprile in Abruzzo. Leggo con interesse l'articolo della Goracci soprattutto perchè ricco di link che rimandano ad articolo altrettanto interessanti ed esaustivi.
Con mio profondo rammarico scopro tra i link un articolo che denuncia come, in una tragedia di tale portata, trovi spazio la discriminazione razziale.
Trovo schifoso che chi offre aiuto ai sopravvissuti ( la Protezione civile) metta in secondo piano solidarietà ed umanità, in favore di un atteggiamento intollerante nei confronti di Rom e Sinti.
Un atteggiamento discriminatorio tanto più grave perché riguarda famiglie già indigenti ed escluse, cui il terremoto ha reso le condizioni di vita ancora più drammatiche.

Riporto l'articolo per intero:



Il terremoto non ferma le discriminazioni contro rom e sinti.
Il Gruppo EveryOne, l’associazione Them Romano e la Federazione Rom e Sinti insieme hanno protestano contro un atteggiamento discriminatorio che riguarda famiglie, già indigenti ed escluse, cui il terremoto ha reso le condizioni di vita ancora più drammatiche.

Per alcune comunità rom colpite dal sisma infatti non vi è possibilità di ricovero come per gli altri cittadini perché, quando si presentano alle protezione civile o negli alberghi, vengono subito cacciate via.

Le autorità hanno definito i rom che cercano riparo presso le strutture di accoglienza con l’epiteto di «sciacalli» e i carabinieri del Comando Provinciale di Pescara hanno attivato postazioni di controllo presso i ricoveri per evitare che vi trovino riparo famiglie rom, che a loro giudizio «tentano di approfittarsi della tragedia per dormire gratis in albergo».

mercoledì 8 aprile 2009

Lampedusa: report dall'Isola senza diritti

Lampedusa rischia di essere convertita in un'isola penitenziaria.
Una zona di sospensione dei diritti e della legalità sia per gli isolani residenti che per i migranti che approdano, disperati, sulla costa più a sud d'Europa.



KOM-PA.net e Border Line Sicilia si sono recati lo scorso mese sull'isola per cercare di capire cosa stia accadendo davvero, e con la collaborazione dei lampedusani comitato "NO CIE" e associazione Askavusa, hanno redatto un rapporto che aiuta a ricostruire gli eventi degli ultimi quattro mesi. A partire dagli sbarchi di dicembre, il blocco dei trasferimenti e il successivo decreto ministeriale che trasforma il centro di prima accoglienza di Contrada Imbriacola in un centro di identificazione e espulsione.
Una forzatura che causa le proteste dei detenuti, sfociate in atti di autolesionismo, tentati suicidi e poi la rivolta che mette a fuoco un'intera area del centro.
Parallelamente anche i lampedusani scendono in piazza per dire no alla costruzione del nuovo centro nella vecchia base Nato, guidati dal sindaco De Rubeis, e spaventati dall'idea di un'isola carcere, come già fu ai tempi del fascismo e prima dei Borboni.
Il rapporto mette in luce anche le criticità della nuova gestione degli arrivi.
Gli emigrati vengono divisi in mare in base al colore della pelle.
Bianchi verso il Cie di Lampedusa. Neri verso i centri per richiedenti asilo in Sicilia e nel resto d'Italia. Il tutto senza identificazione, senza accertamenti medici, e senza la possibilità di individuare da subito minori e categorie vulnerabili.
Intanto nell'ultima settimana, il Viminale rende noto di aver rimpatriato 69 dei detenuti a Lampedusa.

Il report della visita a Lampedusa, sarà presentato domani giovedì 9 aprile alle 19:00 al centro sociale Laboratorio Zeta via Boito 7 - Palermo.
Interverrà Gabriele Del Grande Fortresse Europe

Clicca quì, per leggere il report



Il video che avete appena visto, di Enrico Montalbano, Emanuele Guida e Dario Riccobono, è stato realizzato a Lampedusa, a metà marzo, negli stessi giorni in cui il commissario europeo Barrot visitava l'isola e avallava le scelte del governo italiano.

venerdì 3 aprile 2009

Sono in carcere i superstiti del naufragio

I superstiti della tragedia avvenuta in mare, lunedì30 Marzo, si trovano nel centro di detenzione di Tuaisha, a Tripoli.
Alcuni saranno presto rimpatriati, altri invece rischiano di passare mesi o anni nelle carceri libiche ( note per le condizioni degradanti e inumane di detenzione).

Parecchi di loro hanno problemi di stomaco e reni, a causa dell’acqua salata che hanno bevuto.
Prima dell’arrivo dei soccorsi infatti, sono rimasti aggrappati per otto ore ai legni di poppa del peschereccio semiaffondato.




Non si conosce invece dove si trovino i 350 passeggeri del peschereccio soccorso domenica scorsa dal rimorchiatore italiano Asso 22. L’unica cosa certa è che anche loro si trovano in detenzione, in attesa del rimpatrio.



Nei canali di Otranto e Sicilia
migratori senz'ali, contadini di Africa e di oriente
affogano nel cavo delle onde.
Un viaggio su dieci si impiglia sul fondo,
il pacco dei semi si sparge nel solco
scavato dall'ancora e non dall'aratro.
La terraferma Italia è terrachiusa
Li lasciamo annegare per negare.

(Naufragi, di Erri De Luca, da Opera sull'acqua e altre poesie)